Gioco
Visconti, il giorno del toscano di Sicilia
Impresa sul Galibier del passista che vive a S. Baronto. E che schiaffeggiò Nibali
C’è tanta Toscana nell’impresa di Giovanni Visconti al Giro d’Italia. Un trionfo solitario nella 15ª tappa con arrivo sul Galibier, una delle montagne simbolo del Tour. Visconti, nato a Torino da padre palermitano e madre napoletana, 30 anni compiuti il 13 gennaio, lo stesso giorno di nascita di Marco Pantani, Visconti, dicevamo, dal 1999 vive nella nostra regione, quando da allievo scelse la Toscana per emergere nel ciclismo. Prima prese casa a Casalguidi, poi a San Baronto, località Pineta, comune di Larciano, dove tuttora risiede. Lì ha messo su famiglia. Sposato con Katy, un’ex ciclista tra l’altro anche campionessa toscana, ha due figli: Thomas di tre anni e mezzo e Noemi di quasi quattro mesi.
Passista scalatore con un titolo europeo Under 23 alle spalle, Visconti è il classico puledrino di razza. Dopo una lunga trafila da dilettante alla corte di Luca Scinto con il quale è passato professionista, lo scorso anno decise di fare il salto di qualità puntando sulla spagnola Movistar. Non è stata una grande stagione, però. Un problema dietro l’altro e proprio al Giro 2012 la crisi più grave, durante la tappa con arrivo a Pian degli Asinelli. In un giorno da tregenda, con pioggia e freddo, svettò Matteo Rabottini, una delle tante creature di Scinto. Lui, Visconti, andò in crisi e fu costretto all’abbandono per un attacco di panico. Staccò per due lunghissimi mesi. Niente ciclismo, poi un ritorno lento e graduale. Vinse due corse in Spagna, ma di seconda fascia.
Quella attuale doveva essere la stagione della riscossa. Maluccio alle Classiche del Nord, il Giro diventava l’inevitabile occasione per far capire se c’era ancora. Ieri la risposta più eloquente. Visconti ha domato il Galibier, con dedica a Pantani, una delle salite del Pirata. Le lacrime, al culmine del suo capolavoro, hanno scacciato tutti gli incubi. E sicuramente reso felice anche Vincenzo Nibali. Altri tempi quando i due si prendevano a schiaffi come accadde nel 2004 a Poggio alla Cavalla. Rivalità aspra, tra giovani speranze del ciclismo nostro e di casa nostra (Finauto contro Mastromarco). Poi crescendo i due sono diventati grandi amici. Due siculi-toscani che ora fanno sognare.
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