Il Tirreno

Livorno

«Su la testa ragazzi, siamo i più forti»

di Fabrizio Pucci
«Su la testa ragazzi, siamo i più forti»

Il principe Igor Protti si stringe al Livorno e carica i giocatori: «Ora sono gli altri che ci devono rincorrere»

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LIVORNO. Il calcio non è colpire una palla: è lottare. Se George Orwell, autore di questo aforisma, fosse ancora vivo, sarebbe un ultrà del Livorno, di questa squadra gloriosa che storicamente esprime la sua grandezza nelle avversità. Capita di perdere, di inghiottire lacrime sommesse. L'importante è rialzarsi. Sempre. Con dignità e orgoglio. Specie adesso che dietro l'angolo ci sono altre sfide. Il Signore delle Reti ci indica la strada. Non c'è da fare altro che seguirla. Lui, Igor Protti, il mito una giornata come quella di sabato l'ha vissuta e se la ricorda bene: 17 giugno 2001. Como-Livorno 1-0, autorete di Geraldi al 120'. Lariani in B e lui sul prato del 'Sinigaglia' in lacrime.

Stessa trama, stesso finale. «In effetti - ricorda Igor - le analogie con quella partita infausta sono molte. Anche allora avevano un solo risultato a disposizione. E sabato, proprio come 12 anni fa abbiamo preso gol nei minuti di recupero. Ma poteva starci perché eravamo sbilanciati e avevamo messo in conto di rischiare qualcosa in contropiede». Un remake perfetto di quel maledetto film. Ora però si volta pagina. Ci sono gli spareggi e bisogna ricaricare subito le batterie.

Paracadute playoff. Rispetto a quella tarda primavera del 2001 il Livorno di oggi gode di un privilegio. Protti spiega: «La squadra deve mantenere la serenità per un motivo ben preciso: sapevamo che in caso di mancato successo a Modena saremmo andati ai playoff. Proprio per questo gli spareggi non sono una sorpresa, un fulmine a ciel sereno. Inconsciamente gli amaranto prima della partita del Braglia erano preparati anche a questa eventualità. Sul piano psicologico noi quando perdemmo a Como eravamo messi peggio».

Igor non si ferma. Viaggia sull'onda dei ricordi: «Vuoi mettere? Tra due giorni la squadra è di nuovo in campo per cercare di prendersi la promozione e in sole quattro partite. Questa è la molla psicologica che deve far ripartire il gruppo. Noi invece dovemmo aspettare un anno e 34 giornate. Fu un inferno, specie per me che nella doppia finale con il Como giocai solo gli ultimi spezzoni delle partite perché avevo un ginocchio spappolato. Ad ogni movimento laterale lui se ne andava per conto suo. Ho ancora rammarico e rabbia per quella finale persa. Quando mi presentai in ritiro a Pontremoli due mesi dopo ero moralmente a pezzi. Avevamo scalato la montagna e a un metro dalla vetta eravamo scivolati giù. Il Livorno di oggi non deve fare questo ragionamento. Siamo ai playoff e da terzi classificati. D'ora in poi sono gli altri a doverci rincorrere, ad aver un solo risultato a disposizione».

Fiducia e ottimismo. La carica del condottiero. Igor è un esempio. Di lui ci si fida a occhi chiusi: «Al di là dei ricorsi storici penso positivo perché sabato ho visto la squadra in condizione. I ragazzi avevano più birra in corpo del Sassuolo. Sinceramente nell'ultima mezz'ora giocata in superiorità numerica ho creduto nella vittoria. Arrivavamo con irrisoria facilità al limite della loro area di rigore con un bel giro palla. Poi però non abbiamo trovato spazi per colpire».

L'occhio clinico di Igor non tradisce mai: «Forse nel primo tempo eravamo leggermente contratti, qualcosa ci tratteneva. Poi però ce la siamo giocata bene. Ma che cosa possiamo imputare a questi ragazzi? Nulla di nulla. Hanno disputato un campionato praticamente perfetto».

Il dodicesimo uomo. Igor è sempre stato un uomo di campo con il cuore e la testa da tifoso. E all'indomani della sconfitta di Modena non può che pensare alla gente di Livorno: «Sabato mattina sono partita da Rimini. Quando sono arrivato sulla tratta autostradale che da Bologna porta a Modena ho visto una macchina con le sciarpe amaranto che spuntavano dai finestrini. Mi sono commosso. Mi sono venuti i brividi. Al 'Braglia' ho ritrovato la Livorno che conosco. I tifosi sono stati meravigliosi durante la partita e straordinari alla fine quando hanno incassato la sconfitta con grande compostezza». Già. Anche quella è un'immagine rubata al pomeriggio di Como: gli altri in campo a festeggiare e i nostri a logorarsi il fegato: «È vero - chiosa Igor - ma sabato siamo tornati. E quando il Livorno può contare sulla sua gente per gli avversari la vita si fa dura. Durissima. Non c'è una medicina precisa per guarire le ferite di Modena, ma ci sono tutti i presupposti per disputare un grande playoff. Su questo non ho dubbi. Coraggio Livorno. Sono sempre con te».

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