Il Tirreno

Livorno

Pelle-cachemire L’Italia che tira anche nel calcio

di Francesca Suggi
Pelle-cachemire L’Italia che tira anche nel calcio

Tuttocuoio e Castel Rigone, borghi in delirio Cucinelli: il mio calcio è bellezza e ideali

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SAN MINIATO. Novemilaquattrocento anime in due. Un doppio miracolo di moda e sport che macina economia e fatturato a livello nazionale. Pelle e cachemire. Tuttocuoio e Castel Rigone: al Leporaia di Ponte a Egola scendono in campo i borghi più piccoli del panorama professionistico calcistico italiano, grazie alla simultanea promozione in Seconda Divisione della Lega Pro. E il match di poule scudetto della serie D tra il signore del cuoio di tendenza, il sanminiatese Andrea Dolfi e il re illuminato dell’oro di pecora a livello mondiale, il perugino Brunello Cucinelli va oltre il risultato (vincono e passano il turno i neroverdi padroni di casa). E diventa una lezione di stile, all'ombra della rocca di San Miniato.

«Per me il profitto è solo un mezzo per abbellire il mondo, calcio compreso: prima del giocatore io scelgo l'uomo, se uno è un bravo ragazzo può venire a giocare nella mia squadra». Il sogno umanista-sportivo dell'imprenditore e stilista umbro, tra i più conosciuti al mondo, si trasforma in realtà e diventa la grande favola del calcio tricolore del momento. Il faccia a faccia tra i due manager in terra dei tartufi non c'è. «Dovevo venire, ma ho avuto un contrattempo che mi ha trattenuto giù, ma sarò in contatto continuo», dice lui che alimenta la sua vita con l'arte e che la Toscana la conosce bene, considerato che l'80% delle produzioni di Cucinelli sono concentrate ovviamente in Umbria, ma il resto è per la maggior parte in Toscana, Veneto e Abruzzo. La trasferta in terra pisana dei suoi biancoblù racconta la storia di un uomo d'altri tempi, figlio di contadini, al timone di un impero del cachemire da 245 milioni di euro di fatturato che esporta in tutto il mondo da un minuscolo villaggio-fabbrica fuori dal tempo, salvato dal degrado, Solomeo, dove lui abita e dove era nata sua moglie. E a pochi chilometri c'è lo stadio bomboniera di Castel Rigone, suo paese natio, dove nel '98, per gioco e per passione, comincia la scalata della sua squadra.

Una storia che molto ricorda piccoli miracoli sparsi in tutta Europa, tra tutte la parabola irresistibile del Chievo, quartiere di Verona di solo 2500 abitanti. «Quando aiutavo mio padre nei campi - spiega Cucinelli - passavamo sempre accanto al campo sportivo, e da lì nasce il mio amore per il calcio. Appena ho potuto, ho deciso di fare qualcosa per il mio paese regalando una squadra di calcio e uno stadio dove il comportamento e l'etica fossero gli ingredienti fondamentali».

Dalla terza categoria alla promozione nell'ex C2: è un piccolo miracolo che spara il nome di quel borgo da 400 abitanti, fondata nel 453 dall'ostrogoto Arrigo. Eppure lo stadio di posti ne ha 500 e una passione calcistica che si tocca con mano, che anima i tifosi. «Ne abbiamo 40, ora che siamo passati nei professionisti dobbiamo fare delle migliorie al campo, altrimenti non ci fanno giocare: sono già pronto a portare avanti l'investimento perché la squadra non si deve muovere dal borgo, altrimenti si vanifica lo scopo di questa missione. Il San Bartolomeo è sempre stato il nostro campo, ci giocavo pure io da bambino». E la missione di trattenere il campionato del prossimo anno in casa, anima pure il patron neroverde, Andrea Dolfi, da 20 anni amministratore delegato della Caravel, azienda che tratta pelli pregiate, oggetto del desiderio dalle grandi griffe stile Gucci e che nel Tuttocuoio investe dal 2006. «Quattro promozioni in sette anni – dice, contento della doppietta dei suoi – siamo entrati nella storia e chiedo al sindaco e alle realtà produttive del territorio di contribuire ad adeguare lo stadio per il prossimo campionato».

Tutto per scongiurare la trasferta dei ragazzi in quel di Pontedera. Un po' come farà il collega umbro della moda, patron del Castel Rigone (in Giappone, Usa, Europa e Italia of course , si veste cachemire Cucinelli) amico stretto dei Della Valle, di Agnelli, Preziosi e De Laurentiis che nutre la mente con i libri e la filosofia antica, alimenta il corpo con cibi sani, fa yoga, nuoto e tre volte a settimana stacca alle 18 dall'azienda incorniciata da un castello trecentesco e si precipita al campo con una ventina di amici di sempre. Per giocare a calcio. «Giochiamo tra noi, siamo amici da 50 anni», racconta. Il calcio, la sua passione animata dal bello. Quella squadra dove investe, senza badare a spese, a patto che sia un esempio di comportamento e ideali. «Chiedo ai miei giocatori di rispettare regole ben precise - e le elenca - tipo quella di lasciare il campo, in trasferta, solo dopo aver sistemato gli spogliatoi, inoltre disegno personalmente i completini e anche per lo stadio ho confezionato una tribuna in legno che può contenere fino a trecento persone». Per l' imprenditore filoso, che considera i Pensieri di Marco Aurelio la sua bibbia personale non esiste la simulazione e i pagamenti in nero non sono contemplati in quella squadra diventata una sortdi grande favola calcistica.

E Cucinelli non si allontanerà mai dal villaggio rinascimentale-fabbrica di Solomeo, con tanto di complesso architettonico e paesaggistico, denominato Foro delle arti, dove ha creato un teatro, un anfiteatro l' Accademia neo-umanistica impreziosita da una ricca biblioteca. Così come non lascerà mai la sua squadra per team patinati. «Ho avuto richieste, ma preferisco portare avanti il mio gioiello sportivo: so che la vanità ha un prezzo che potrebbe essere troppo caro». E sulle società a cinque stelle, il patron biancoblù ha una sua idea ben precisa: «Al calcio non servono le società, bensì occorre solo un presidente e un direttore sportivo, mettere insieme troppe teste è complicato spesso».

Ah già. C’era anche la partita. Un match dove il Tuttocuoio continua la sua marcia inarrestabile. E batte il Castel Rigone, strappando il pass per la final four, che assegnerà lo scudetto a Piancastagnaio. Dopo aver vinto il campionato, i neroverdi hanno avuto la forza di tirar fuori una prestazione con i fiocchi, condito con due gol per tempo di Ghelardoni e Colombo. A centrocampo Balde il consueto muro di gomma, con De Rosa e Di Giuseppe ai lati, Ghelardoni che danzava tra le linee a innescare uno straripante Colombo e un incisivo Falchini. Analogo lo schieramento degli Umbri con il talentuoso Cortesi a ispirare Tranchitella e Agostinelli. Tuttocuoio che parte forte e trova il vantaggio al 13' sventagliata di Arvia sponda di Falchini a innescare Ghelardoni. Il Castel Rigone prova a reagire ma i neroverdi fanno buona guardia, da registrare solo una punizione di Cortesi sulla quale Morandi respinge in tuffo. Nella ripresa è il Tuttocuoio a rendersi pericoloso con ficcanti ripartenze al 49' Falchini da posizione defilata coglie l'esterno della rete. In contropiede il Tuttocuoio raddoppia su Rigore per fallo di Pogeba su Falchini, Colombo spiazza Zucconi al 70'.

(ha collaborato S. Scarpetti)

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