Il Tirreno

Livorno

Quelli del calcio-champagne

di Fabrizio Pucci
Quelli del calcio-champagne

Nicola contro Di Francesco: caratteri diversi ma un credo in comune: attacco e spettacolo

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LIVORNO. Nicola o Di Francesco? Gli Dei del Calcio sfogliano la margherita per scegliere chi festeggerà sabato alle sei e mezzo della sera. Davide o Eusebio? Il destino del nome. Il tecnico amaranto, con la sua piccola, ma fantastica squadra, lassù in cima sembra proprio Davide contro i Golia Sassuolo e Verona. L'allenatore emiliano, invece, battezzato Eusebio come il Pelé del Portogallo degli Anni Sessanta, non poteva che legare la sua vita al calcio.

Il nuovo che avanza. Sabato saranno di fronte. Di Francesco con l'occhialetto e quell'aria da professorino. Nicola più scapigliato, sbarazzino. Proprio come la sua squadra Quasi coetanei (Nicola è più giovane del collega di appena tre anni e mezzo) sono entrambi allenatori emergenti. Sanno di calcio perché hanno alle spalle una lunga e luminosa carriera e sono stati allenati da tecnici di valore assoluto.

Vita da calciatori. La storia di Di Francesco comincia in Toscana. E' il 1987 quando Salvemini all'Empoli lo fa debuttare in prima squadra. Quattro anni in azzurro prima di passare alla Lucchese. Eusebio è un centrocampista di belle speranze. Abbina quantità e qualità. Nel 1995 la grande occasione: sbarca in serie A al Piacenza. Sono anni d'oro in cui viene convocato e debutta in Nazionale. Nel '97 spicca il volo: lo acquista la Roma dove conoscerà Zeman e Capello. Nel 2001 vince lo scudetto prima di iniziare il lento declino. Quando smette diventa direttore sportivo del Val di Sangro. Poi si siede in panchina e porta in B il Pescara nel 2010 che salva l'anno dopo. Nel 2011 è fallimentare l'esperienza al Lecce. E' fantastica invece l'avventura a Sassuolo. La storia del terzino Davide Nicola è simile: tante maglie e migliaia di chilometri percorsi su e giù lungo la corsia destra. All'inizio della sua carriera da professionista c'è il germe del Livorno di oggi. Stagione 1993/94: Davide gioca nella Fidelis Andria che arriva a quattro punti dalla serie A. Allenatore è Attilio Perotti che lo porta con sé l'anno dopo all'Ancona. Dal '95 al 2002 (salvo una breve parentesi al Pescara) il tecnico amaranto è nel Genoa. Qui conosce Spinelli e anche lui viene allenato da Salvemini e Scoglio. Nicola è un ragazzo serio. Lavora duro e debutta in serie A nel Siena a 31 anni. Poi l'esperienza al Torino dove segna un gol in finale playoff con il Mantova. Chiude la carriera a Lumezzane.

Moduli. Di Francesco e Nicola amano il calcio champagne. Entrambi puntano al risultato passando attraverso il gioco. Eusebio imbraccia sempre il tridente, ha l'imbarazzo della scelta con Berardi, Boakye, Catellani e Pavoletti. Davide lo ha abbandonato dopo un mese e mezzo di campionato per affidarsi al redditizio 3-4-1-2..

Il carattere. Storie simili, quella dei due mister avversari. Ma temperamento completamente diverso. Nicola è un timido esuberante. Sembra un ossimoro, ma non lo è. Carico come una molla, Davide è positivo e propositivo. La squadra lo segue ciecamente. Mai polemico (anche quando avrebbe ragione d'esserlo) mantiene la calma anche nelle situazioni più difficili. Di Francesco invece è più soggetto a sbalzi d'umore e perde il carattere quando le cose non vanno come lui vorrebbe. Nell'ultimo periodo è nervoso, mentre il suo collega è sereno. E questo fattore potrebbe risultare determinante.

Curiosità. Se Nicola è celebre per il bacio dato a una poliziotta dopo un suo gol in un Genoa-Atalanta dell'Aprile 2000 forse non tutti sanno che Di Francesco nell'estate del 1987 si prese un bello spavento proprio all'Ardenza. Nell'amichevole Livorno-Empoli si scontrò fortuitamente con l'amaranto Pontis, perse i sensi e fu trasportato in ospedale. Infine il figlio Federico Di Francesco, 6 presenze nel quest'anno nel Pescara, è nato a Pisa il 14/6/94. Quel giorno i nerazzurri persero lo spareggio retrocessione con l'Acireale a Salerno.

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