Gioco
Grande Livorno: è (quasi) il bis del 2009
Brescia colpito e affondato da Belingheri e Dionisi. Stesso avversario e stesso punteggio: allora fu A, stavolta è vicina
LIVORNO. Tre punti sopra il cielo e con un sabato da vivere in poltrona davanti a un gelato amaranto e la mente libera. Missione compiuta, tre gol al Brescia (proprio come nel 2009, allora fu A matematica, stavolta...), l'anticipo-trappola che diventa una dimostrazione di maturità e l'ennesimo scalino saltato dalla squadra di Davide Nicola, tecnico psicologo che non finisce mai di stupire.
L'ennesima impresa che la banda amaranto centra pur avendo il peso di un risultato obbligato. E non perdona: due reti fotocopia di Belingheri nei primi 25', poi Dionisi completa l'opera dopo l'intervallo. 80 punti in classifica e un sabato di relativo relax, a osservare il Verona (78) che se vuole rifirmare il sorpasso e tornare secondo dovrà espugnare il sintetico incandescente della Juve Stabia, mentre l'Empoli (69) aspetta il Cittadella ma dovrà soltanto vincere.
Il Livorno aveva un venerdì in salita? No problem, gliel'ha spianato Luca Belingheri. Scarpe gialle e Barbarossa, un giocatore di incredibile intelligenza tattica che dopo l'infortunio di Siligardi si è messo anche a fare il giustiziere sotto porta. Al 10' “sente” che un tiro da lontano di Dionisi può diventare una saponetta per Arcari: in effetti è cosìý, la palla scivola e il numero 7 amaranto si catapulta per gonfiare la rete col portiere bresciano ancora a terra. Al 25' Emerson chiama lo schema tipo basket su una punizione oltre i trenta metri: il brasiliano spara una delle sue botte velenose da distanza siderale, Arcari (ma era figlio di Bruno il pugile?) non riesce a trasformarla in presa e chi arriva? sempre il Barbarossa con le sue scarpe gialle: una mezza “bicicletta” e la rete si gonfia per il 2-0. Micidiale come un cobra, gol numero 14 di una stagione da raccontare ai nipotini.
Il resto del primo tempo è intelligenza tattica, una tela di ragno, possesso palla che irretisce il Brescia e fa godere all’infinito Nicola ed esalta la sua partita a scacchi. E' un Livorno maturo e padrone di se stesso, che amministra minuti, pallone e gioco. Con la corsia destra dove Schiattarella diventa una certezza e infatti i pericoli per la difesa ”lumbard" nascono quasi tutti su quel settore. Dove Ceccherini (preferito a DeCarli) aiuta gli altri due difensori pivot (Bernardini ed Emerson) a devitalizzare il temuto Caracciolo, mai pericoloso. Una partita preparata benissimo, sul piano tattico e anche psicologico: l'Airone è sempre senza piume, Corvia spelacchiato, Scaglia fa un solo tiro (al 7') per un eccesso di confidenza di Emerson che gli cede il pallone dopo un contrasto troppo morbido; ma Fiorillo è un gatto e respinge il pericolo.
Fine, basta un urlaccio di Davide Nicola e il Livorno ritorna padrone del campo. Al punto che va all'intervallo con i due gol-fotocopia di vantaggio firmati da Belingheri, poi quando si torna dopo il tè al 13' ecco uno dei contropiedi assassini orchestrato da Emerson e Paulinho e mandato a gonfiare la rete davanti alla curva nord (strapiena e con una scenografia da pelle d'oca) da Dionisi.
Tre a zero dopo meno di un'ora, il Brescia venuto per divorare l'erba amaranto e regalarsi punti in chiave playoff rimedia una prestazione da bambini della scuola-calcio. Con Schiattarella ancora padrone della corsia di destra, la difesa attenta e un centrocampo dopo Luci vince quantità industriali di contrasti e recupera palloni, mentre Duncan dopo 45' forse con qualche pensiero di troppo di scioglie e torna a macinare contrasti, campo e avversari. E il Brescia torna a casa con una figura veramente barbina, castigato da Luca Belingheri e dall'intesa Dionisi-Paulinho, che ogni volta ne manda in porta uno a turno.
Conclusione: un venerdì notte da secondi in classifica a 80 punti (record), e oggi vedremo il risultato degli altri: tutti i (numerosi) gufi che ieri sera erano appollaiati sperando in un altro scherzetto anti-amaranto. Niente da fare, con Davide Nicola le motivazioni sono sempre perle d'oro e di saggezza. Avanti Livorno.
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