Il Tirreno

Livorno

La partita della vita Livorno, prenditela

di Fabrizio Pucci
La partita della vita Livorno, prenditela

Brescia vulnerabile dietro, serve una prestazione super

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LIVORNO. Dentro o fuori. Se vogliamo avere un domani che profuma ancora di serie A diretta non abbiamo che una via: quella che porta ai tre punti. Non aspettiamoci di percorrere un'autostrada. Anzi. Dovremo passare per una mulattiera, graffiarci le mani e il viso. Lottare con il cuore e con il cervello. Impedire con le nostre forze che le rondinelle bresciane facciano primavera a casa nostra.

Nervi saldi. L'atroce beffa di Terni e tutte quelle maledette occasioni gettate al vento nel girone di ritorno sono un ricordo. Adesso c'è solo tanta, feroce concentrazione da spalmare nei novanta minuti più importanti e intesi di queste quarantuno giornate. Non è più il momento di avere il braccino del tennista. Ora servono gli occhi della tigre. Proprio come il 20 giugno 2009 il giorno che ci regalò l'ultima promozione in serie A con il Brescia ancora una volta frapposto tra noi e i nostri sogni.

Le insidie. La squadra di Calori fonda le sue certezze tattiche su un gruppo ampiamente collaudato che ogni anno viene puntualmente rinforzato da Gino Corioni. Il pericolo pubblico numero uno è l'Airone Andrea Caracciolo, l'Igor Protti del Brescia. L'impianto di gioco dei biancoblu è pensato e costruito per sfruttare al massimo le caratteristiche del bomber, reduce da una tripletta sbattuta in faccia all'Ascoli. Dietro il vertice agiranno due guastatori come Scaglia e l'imprevedibile Sodinha: tipi pericolosi che costringeranno Luci e Duncan a un superlavoro. E dietro Zambelli e Daprelà sono due esterni che in B giocano con una gamba sola. Proprio la battaglia sulle fasce laterali potrebbe essere decisiva.

Dove colpire. Il Brescia, che in trasferta viaggia con una media di un gol e mezzo incassato a partita ha probabilmente il suo tallone d'Achille nella difesa. De Maio e Caldirola sono una buona coppia di centrali, che talvolta, però incappa in amnesie fatali e là davanti Paulinho e Dionisi possono fare la differenza. Insomma, questa impresa si può fare. Dopo tutto i diciotto punti di distacco che il Livorno ha inflitto ai biancoblu dovranno pur significare qualcosa!

Il dodicesimo uomo. Ci sarà la carica dei diecimila. Storicamente la mobilitazione non ha mai portato bene, ma certi tabù sono fatti apposta per essere infranti. Questa mattina la città, proprio come otto mesi fa prima del debutto casalingo stagionale con il Padova, si è svegliata ornata da striscioni e bandiere amaranto. C'è una generazione di tifosi che vuole fare quattro passi nella storia insieme a questo gruppo di giocatori affiatati e appassionati. E se, nella peggiore delle ipotesi, saranno playoff, qui nessuno farà un dramma. Anzi. Saranno tutti pronti ad altre battaglie: baldi e fieri!

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