Gioco
Tifosi, ritrovo alla curva nord che bello l’happening amaranto
Un banchetto con panini e bibite per raccogliere fondi, ma anche vendita di gadget con sciarpe maglie e tutto quanto domani sera potrà colorare lo stadio. Biglietti: già raggiunta quota tremila
LIVORNO. Batte forte il cuore amaranto. A poco più di 48 ore dalla partita più importante del campionato la tifoseria ha iniziato a scaldare il motore. E la risposta della gente è stata massiccia e spontanea. La febbre da Livorno-Brescia è alta. L'attesa è spasmodica.
Esperimento riuscito. Antivigilia del big match. Sole alto, caldo estivo. Torsi nudi. Tatuaggi e amore per il Livorno. Senza se e senza ma. C'è da allestire una coreografia indimenticabile con cui accompagnare la squadra a prendersi quel risultato con le rondinelle bresciane. E allora ecco l'iniziativa per raccogliere fondi. L'idea è vincente. Tutti sotto la curva nord con un banchetto lungo una decina di metri. Da una parte ci sono panini e bibite: tutto l'occorrente per uno spuntino in compagnia. Dall'altra le insegne amaranto. Sciarpe, magliette di tutte le taglie. Per grandi e per piccini. Sono immancabilmente amaranto. Alcune verde militare. Altre nere. Risalta il motto: “In curva e nei quartieri dei nostri colori ne andiamo fieri”. E' lo stesso che verga lo striscione lungo cinquanta metri (o forse di più) che viene apposto sempre in curva nord e che ora è stato affisso alla cancellata che fronteggia il settore più caldo dei tifosi. Poco distante ce n'è un altro. Recita: “Amaranto color di vittoria”. Qualcuno ha appeso anche l'antico vessillo, quello con dell'Unione Sportiva Livorno, quello con il 'dollaro'. Gli affari vanno a gonfie vele. I prezzi sono modici in assoluto. Lo sono ancora di più se rapportati al valore affettivo degli acquisti.
Febbre a 90'. La partecipazione emotiva è appassionata e coinvolgente. Ci sono tifosi di ogni età. Dai bambini ai livornesi doc con i capelli grigi. Si respira già il clima partita. E' contagioso. La zona antistante il cancello d'ingresso della curva è un brulicare di persone. Un viavai infinito. E' il richiamo della foresta. Chi acquista i gadget rimane in zona a parlare, pronosticare, confidare timori e speranze a chi condivide esattamente le stesse sensazioni. Transita un tifoso storico che bazzica la curva da oltre tre decenni, fin dagli anni Settanta, quelli in cui cui la parola vittoria era usata solo per descrivere i derby con il Pisa. Oggi è un giovane nonno. Ma è lì a dare una mano. Cappellino amaranto in testa e gocce di sudore che scendono dalle tempie: «Chi l'avrebbe mai detto – dice – essere qui nel 2013 ad organizzare la coreografia e a coinvolgere la gente per sostenere il Livorno che vuole andare in serie A”. E giù un sorriso amaro: “Anni fa la gente sarebbe venuta allo stadio anche senza iniziative come questa. Ma i tempi sono cambiati”. Non fa una piega.
Rispetto e sobrietà. Ci sarebbe pure da sorridere, ma i ragazzi della curva, da sempre sensibili e attenti alle tematiche del lavoro non possono dimenticare la tragedia di Genova: «Abbiamo il cuore velato di tristezza – dicono – perché sono hanno perso la vita altri lavoratori. Tra l'altro uno di questi è un nostro concittadino, padre di due figli. Il calcio è bello. Ma la vita è la cosa più importante che c'è». Per questo motivo il ritrovo si concluso in anticipo rispetto al previsto. In questi ultimi giorni, però non sono escluse altre sorprese coreografiche.
Biglietti polverizzati. La media non vuol saperne di scendere. Anche ieri sono stati venduti un migliaio di biglietti e così in prevendita siamo arrivata alla soglia dei tremila tagliandi staccati in tre Giorni. E non è ancora finita. Squadra e tifosi sono un blocco granitico. Tu chiamale se vuoi emozioni.
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