Gioco
Vincenzini: «Vorrei rilanciare Livorno»
Da due anni presidente a Lucca, sforna una serie di idee innovative anche per dare un senso al gigante di Porta a Terra
LIVORNO. «Credo che il sogno che ho io ce l’abbiano in tanti....A Livorno senza basket ad alto livello ci sta mancando un pilastro della città. Quando ogni mattina in macchina passo dalla variante arrivando da Lucca e vedo quel gigante addormentato mi viene il mal di stomaco....». Parole di Ugo Vincenzini, 52 anni, marittimista e avvocato di quarta generazione in famiglia (due nonni più il padre Enrico). Da ragazzo tanta passione coltivata nelle giovanili della Libertas, poi acquistato dalla Pallacanestro Livorno, inserito nella rosa della A2 targata Rapident ai tempi di Giancarlo Primo ma disputando solo il precampionato. Moglie tedesca, ormai vive a Lucca dal 1998 anche se lo studio professionale e il cuore abitano qui, vicino ai Fossi. «Quattro anni fa - dice Vincenzini - ero stato avvicinato da grandi amici imprenditori animati dalla voglia di rilanciare il basket cittadino, Camillo Auricchio e Alfredo Susanna. Passione enorme ma digiuni, però attraverso la passione si può arrivare alla gioia... Siamo stati anche vicini a trattare l’acquisto della Lucchese Calcio, ma è troppo più bello investire nel basket». Vincenzini, presidente dell’ArcAnthea da due stagioni, ha preso Lucca in B2 e ora vuole i playoff per la promozione in Legadue (Gold o Silver che sia). Un imbuto terribile, ma il coach Roberto Russo - livornese come lui - ci crede e galoppa, cavalcando l’onda di una città passata da duecento a mille spettatori al PalaTagliate. Prima di essere presidente Ugo Vincenzini per sette anni si era impegnato nella MotoGp, azionista di minoranza della Pramac, con Max Biaggi e il giapponese Tamada punte di diamante. Occupandosi della parte contratti e sponsor.
Qui Livorno. «E’ la città del mio sangue - dice - e amo Lucca solo perché tutte le mattine sono qua. Nel mio cuore c’è il basket e se si è riappassionata Lucca non ci vorrebbe molto a riaccendere il sacro fuoco anche qui. Avere un palasport così bello in una piazza come Livorno è l’unica base per il rilancio. Il Don Bosco? Un discorso non può prescindere dalle risorse economiche: non è semplice trovarle, ma i costi sono cambiati. In DnA Lucca spende un milione di euro, una Lega Gold o Silver con 6-700mila euro di budget puoi farla. Con lungimiranza, fortuna, creatività certi risultati si possono anche raggiungere».
Pubblico e privato. «Il palasport di Porta a Terra ce lo invidierebbero tutti, ma non siamo in grado di farlo fruttare a nostro vantaggio. Il servizio pubblico non può gestire le infrastrutture, serve una gestione diretta degli impianti da parte delle società, unico modo per reperire le risorse necessarie. Gli esempi europei sono chiari: in Inghilterra, Germania e Francia non esiste uno stadio né un palasport pubblico. I soldi? Le risorse per il rilancio bisogna reperirle a 360 gradi, creando anche delle polisportive come in Spagna. E anche gli imprenditori livornesi, se non chiedi la luna, un piccolo contributo te lo danno. Bisogna ricreare la cultura del basket e soprattutto farsi venire delle idee: io ho una certa esperienza sul business plan per reperire le risorse (concerti, convention, mostre), essere creativi come gestione degli impianti. Devi creare dei business: nel calcio italiano i quattro veri imprenditori sono Della Valle, Berlusconi, Moratti e Agnelli, nel basket rimane solo Giorgio Armani a Milano. Lo sponsor che ti dà i soldi per scaricare l’Iva non esiste più, l’imprenditore oggi deve avere un ritorno».
La stoccata. «Ripeto: il basket è una passione che ha cullato tante generazioni - dice Ugo Vincenzini - e questo mio sogno sono convinto che sia condiviso. Probabilmente però a Livorno le amministrazioni hanno smesso di sognare, e mi dispiace tanto. E’ finito il tempo del politico che sopravvive col “non fare”. Deve fare, e se sbaglia va a casa. Il do ut des? Più che normale, non significa parlare di tangenti, ma chiedere in cambio a un imprenditore che viene a investire nella tua città un ritorno per il territorio, qualcosa per il sociale. Vuoi costruire un centro commerciale o dei palazzi? Bene, in cambio ci fai delle scuole oppure un parco pubblico. Così si deve lavorare oggi a livello di amministrazioni locali: pretendendo per il bene della tua città». L’avvocato Ugo Vincenzini, sguardo lontano e occhi sul timone, procede verso la sua rotta dei sogni. Se ha rilanciato Lucca perché non potrebbe provarci anche a Livorno, la città dei suoi cromosomi? E’ tempo di muoversi, di provare a smuovere lo stagno dell’indifferenza. Per far divampare un’altra volta a Livorno il fuoco dei canestri.
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