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I 5 match-point della Juventus

I 5 match-point della Juventus

Il Milan affondato con un rigore di Vidal, da domenica può essere scudetto-bis

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TORINO. Una brutta partita, involuta e col minimo sindacale di spettacolo, ma alla Juve va benissimo così: vittoria di prestigio conquistata, scudetto a un passo (già da domenica prossima nel derby potrebbe esserci la matematica, anche se probabilmente arriverà alla giornata successiva col Palermo); e dulcis in fundo il dispetto annunciato ai grandi rivali. I quali lasciano allo Juventus Stadium le ultime chances di secondo posto e di ammissione automatica alla Champions; ora se gli va bene il Milan arriverà terzo e dovrà fare i preliminari, se gli va male sarà raggiunto dalla Fiorentina arrembante e avrà buttato via la stagione.

Partita brutta ma risultato giusto, la squadra di Conte ha legittimato il vantaggio dopo averlo ottenuto, e comunque non era lei a doversi sbattere più di tanto, anche lo 0-0 poteva andarle bene. Il Milan ha forse giocato meglio - platonicamente, però - nel primo tempo ma ha gravemente deluso dopo aver subìto il gol: mancava ancora mezz’ora magli uomini di Allegri non sono riusciti a portare alcun pericolo alla porta di Buffon.

E dire che la serata era propizia, perché nel primo tempo la Juve aveva i fari spenti soprattutto in Vidal e Marchisio, il primo a corto di benzina e il secondo spaesato nel ruolo di guastatore. La squadra non è parsa mai equilibrata perché Vucinic ha dovuto sobbarcarsi da solo il lavoro di contraerea alla difesa milanista, con scarsissimi risultati; dall’altra parte, El Shaarawy ha corso e si è dannato per creare spazi a dialogo con i compagni, ma non è mai stato assistito. Come dire: attacchi bloccati, palleggi stucchevoli, poco gioco e zero occasioni.

La ripresa però ha visto la Juventus tirare su la testa nonostante la serata negativa e al primo affondo serio è passata, grazie a un grave errore difensivo di Abate (era in vantaggio su Asamoah e se l’è perso) bissato da un’uscita incauta di Amelia. I bianconeri si sono rinfrancati, hanno creato un paio di buone opportunità per raddoppiare e poi hanno tirato giù la saracinesca amministrando: senza Balotelli l’attacco rossonero ha fatto il solletico alla difesa di Conte.

Il primo tempo se n’era andato con una impressione più che evidente: le due squadre si temono, eccome. La Juve non inizia come al solito e cioè a tavoletta, il Milan aspetta di infilarsi nel corridoio giusto possibilmente con El Shaarawy. Il 3-5-1-1 di Conte non funziona come a Roma: Marchisio è avulso dalla manovra e Vucinic si trova a fare a sportellate da solo contro tre difensori. I pericoli ci sarebbero anche, per parte bianconera, ma arrivano su punizione: sulla prima, di Pirlo, Abbiati devia alla grande il pallone velenoso e si fa male. Pirlo si ripete poco più tardi, ma il pallone si spegne nelle mani di Amelia. Al quarto d’ora Pogba regala uno dei pochi numeri non ancora mostrati, la sforbiciata, con palla che sibila a pochi decimetri da Amelia. Ma sono fiammate singole. Come quelle del Milan, che con Pazzini alla mezzora infila Abate, buon cross e Barzagli salva la conclusione aerea di Boateng. Per oltre mezz’ora, oltretutto, la Juventus era ricaduta nel vizio autolesionistico di far partire l’azione in palleggio da Buffon, anche quando, come accadeva quasi sempre, il pressing del Milan era alto e gli spazi ristretti. Risultato: due volte persa palla al limite e conseguenti tiri di Ambrosini e Boateng dal limite fuori di poco.

Pareva il preludio ad un possibile blitz rossonero, invece nella ripresa il Milan si è spento, confermando di avere poca gamba e poca fantasia. E adesso Allegri rischia grosso, sotto il terzo posto la stagione sarebbe rovinata.

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