Gioco
Dal fallimento allo champagne Il Cecina è vivo
I rossoblù tornano in Prima categoria Squadra giovane e direttivo di vecchie glorie
CECINA. “UR: gli ultimi rimasti”. È la scritta che porta stampata sulla maglietta nera. Gliel’hanno regalata gli ultrà rossoblù che da poche giornate hanno ripreso a seguire le imprese sportive dell’Acs Cecina, squadra fallita e ripartita da zero. Che in termini calcistici significa Terza categoria. Enrico Marinai, vicepresidente, la indossa nel giorno della partita decisiva per la promozione in Prima. Serve una vittoria contro gli ospiti del Rio Marina, che dal canto loro avrebbero tanto bisogno di punti per uscire dalle sabbie mobili del fondo classifica.
Ma quella scritta non si addice a Marinai: avvocato per professione, politico per trascorsi e cantante per passione (ama Ligabue e Zucchero) l’attuale vicepresidente è stato il primo a credere nella rinascita della società. «Il sindaco Benedetti mi chiamò nel suo ufficio – racconta – “Serve un ’bischero’ per far ripartire la squadra dalla terza categoria: te la senti?”». Il tono è quello di un vecchio amico che scherza. Ma la situazione è seria e serve gente in gamba. Il vecchio e glorioso As Cecina 1924, con importanti trascorsi in C2, è in odor di fallimento. La squadra milita nel campionato di serie D ma la cattiva gestione di Pintossi-La Valle la sta portando sull’orlo della bancarotta: giocatori senza stipendio, fornitori non pagati e una caterva di debiti. Sono giorni caldi sulle sponde del Tirreno. «Accettai e ancora oggi mi chiedo perché – racconta sorridendo Marinai – Mettemmo su un consiglio di cecinesi doc e di vecchie glorie rossoblù: da Papadopulo a Brunetti. La squadra era formata da un gruppo ragazzi presi in blocco dagli amatori: giocavano solo per passione e non per soldi». Marinai ci mette anche la bandiera: chiama a fare il mister Paolo Giovannelli, ex centrocampista rossoblù – una sorta di Rivera – passato poi al grande calcio. Nel 1976 la Roma lo acquistò per 50 milioni, e l’abatino cecinese si spostò al Flaminio dove contribuì alle fortune dei giallorossi targati Liedholm e Viola.
All’inizio della stagione 2010-2011 a Cecina si verifica un fatto inedito nella storia calcistica della città: al Rossetti si affrontano l’Ac Sporting Cecina 1929 (la nuova squadra fondata da Marinai) e l’As Cecina 1924, la vecchia società non ancora fallita ma ripartita dalla Terza categoria a causa dei debiti. Allo stadio si respira un’aria surreale. Sugli spalti ci sono 500 persone, ma molte sono spaesate: non sanno bene per chi tifare. «Era una situazione strana – racconta l’allora mister Giovannelli – Vincemmo noi 3-0 ma per fortuna il ritorno non si dovette giocare». Quello storico derby rimane un unicum: i debiti finiscono di travolgere la vecchia società che si ritira dal campionato a metà stagione. Lo Sporting prosegue, arriva ai playoff ma non riesce a centrare il salto di categoria al primo anno. La strada, però, è tracciata: la stagione successiva la dirigenza rafforza la rosa e costruisce un Cecina (quasi) imbattibile: i rossoblù del nuovo presidente Tersilio Ceccanti stravincono il campionato perdendo una sola gara.
Si arriva così alla seconda categoria e alla partita di oggi che potrebbe segnare un ulteriore salto in avanti. Il clima è caldo anche perché a lanciare i cori c’è lui, Leonardo Bernardeschi – in arte Breeze – vecchio capo ultrà del Cecina, tornato a seguire la squadra dopo dieci anni: «Vivevo all’estero ma ora sono tornato e sto qua – racconta – I ragazzi più giovani hanno bisogno di essere guidati». Il tifo in effetti è “da C2” e i fan non si abbattono nonostante per tutto il primo tempo la squadra di mister Lecci non riesca a trovare il varco giusto. Quello che ci va più vicino è il numero 8 Francesco Bacci, centrocampista tuttofare che ha indossato anche la maglia del vecchio Cecina. Ma il suo tiro a botta sicura esce di mezzo metro. Sembra proprio una giornata no e la conferma arriva al 15’ del secondo tempo quando il numero 7 del Marina ruba palla al limite dell’area indovina il tiro della domenica che si infila alle spalle dell’incolpevole Cionini. «Io vorrei andar via, io vorrei andar via ma non resisto senza di te» cantano probabilmente tentati da un clima estivo che suggerisce di dare una svolta marinara alla giornata.
Sono cori diversi da quelli che negli Quaranta ascoltava il piccolo Altero Matteoli, oggi senatore della Repubblica. «Andavo a vedere le partite con mio padre Fernando – racconta l’ex ministro – Era un dirigente del Cecina e ovviamente un suo tifoso. Mia madre riusciva a capire il risultato della squadra semplicemente sentendolo camminare: passo pesante, la squadra aveva perso; passo leggerò la squadra aveva vinto. Non ricordo molto di quel periodo perché ero piccolo – prosegue Matteoli – ma vi sono comunque legato: le uniche foto che ho assieme a mio padre, morto molto giovane, sono quelle dello stadio: lui che mi tiene in braccio mentre io indosso la magliettina rossoblù».
In tribuna si cominciano a fare i conti per capire chi si dovrà affrontare ai playoff: «Cosa fa il Caldana? E il Monteverdi?». Nessuno sa rispondere. Web e telefonini ancora non danno informazioni in tempo reale sulla seconda categoria. La svolta arriva con l’ingresso del numero 17 Dino Lorenzini, 39 anni, detto l’avvocato. Il nuovo entrato crea scompiglio nella difesa avversaria e favorisce la rete del pari di De Giulli al 37’. Il pubblico si rianima ma per fare l’impresa manca ancora qualcosa. Servirebbe il vecchio Papa, così i tifosi chiamavano Giuseppe Papadopulo (oggi tecnico di seria A e B) negli anni ’60, quando giocava nelle giovanili del Cecina. Un difensore alla Chiellini, forte fisicamente, agonista, capace di giocare sia al centro che in fascia. Il suo spirito combattivo sembra materializzarsi sul campo quando Lorenzini, sempre lui, semina avversari sulla destra e mette in mezzo un cross. Il poderoso difensore Bali lanciato in proiezione offensiva si trova proprio lì, nel punto in cui sta per arrivare la sfera. Incornata e palla in rete. Lo stadio esplode. Un signore sulla sessantina si apparta, prende il telefono e fa un numero «Ei Papa, ce l’abbiamo fatta. Ha segnato Bali ma sembrava di vedere te».
@Parrini77
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