Gioco
All’Inter è rimasta solo la Coppetta, poi tutto da rifare
Un altro ko col Cagliari, tutto gira male fra arbitri e infortuni Ma la dura realtà sono i 15 punti fatti nelle ultime 13 partite
TRIESTE. Le attenuanti ci sono, ancora una volta, e non marginali: quando il povero Stramaccioni parla di «stagione maledetta» ha le sue ragioni. Perché sul neutro di Trieste tutto gira male all’Inter: per un’ora gioca meglio del Cagliari malgrado un elenco di infortuni da brivido (che poi si allunga con Gargano e Nagatomo) ma prende un palo e sbaglia due belle occasioni sullo 0-0; dopodiché entra in scena l’arbitro Celi che sembra fare di tutto per dare ragione a Moratti e in pratica decide la partita, anche se non a senso unico.
Il direttore di gara ne combina di tutti i colori: prima grazia il rossoblù Dessena da un’espulsione sacrosanta per fallo su Rocchi, poi nega un rigore netto al Cagliari e infine gliene concede uno inesistente che l’astuto Pinilla si guadagna con una sceneggiata («al tocco mi sono buttato», ammetterà lui stesso») e poi trasforma freddamente, portando avanti i sardi e mandando in tilt i nerazzurri che fino a quel momento meritavano il vantaggio.
Qui però finisce l’arringa difensiva di Stramaccioni e della sua sgangherata e sfortunata squadra, e comincia invece l’atto di accusa. Perché manca mezz’ora alla fine ma l’Inter sparisce dal campo e il Cagliari raddoppia con lo stesso Pinilla e sfiora addirittura il 3-0 finendo col legittimare la vittoria. Inter fragilissima, arruffona e atleticamente boccheggiante, zavorrata dall’incredibile serie di infortuni che l’hanno resa più simile a un ospedale che a una squadra, ma anche da una condizione fisica disastrosa e tattica ancora peggiore.
Insomma, l’ennesima partita della verità si trasforma nell’ennesima delusione velenosa, e la squadra nerazzurra si ritrova battuta e fuori non solo dalla Champions (addio definitivo) ma addirittura anche dall’Europa League. Rimane come unico traguardo possibile la Coppa Italia, ma non si sa che squadra potrà mandare in campo Stramaccioni mercoledì sera a San Siro nella semifinale di ritorno con la Roma, che l’Inter dovrà vincere per forza dato che all’andata ha perso 2-1.
Ma soprattutto sono i fondamentali nerazzurri ad allarmare e a indicare che comunque finisca la stagione Moratti dovrà fare piazza pulita (in società, sulla panchina e in campo) se vuole avviare un nuovo ciclo virtuoso. I numeri dell’Inter sono da brivido: quella di ieri a Trieste è la quarta sconfitta nelle ultime 5 partite, i punti conquistati nel girone di ritorno sono la miseria di 15 in 13 gare, un ritmo da zona retrocessione. A confermare l’andamento pessimo sono anche altri numeri: l’Inter ha perso 12 partite in 32 giornate e ha subìto 45 reti, il che equivale al primato negativo eguagliato degli ultimi 13 anni.
Ingiusto dare tutte le colpe a Stramaccioni, ma impossibile non rilevare che la sua media-punti a partita (1,7) è al livello di Ranieri e Benitez e nettamente inferiore a quella di Leonardo, per non parlare ovviamente di Mourinho e di Mancini. La campagna-acquisti sbagliata (alla quale il tecnico ha comunque contribuito), la sudditanza nei confronti dei “senatori”, la mancanza di assetto tattico stabile e il fallimento di tutti gli obbiettivi dicono che la stagione è stata maledetta innanzitutto per lui. Difficile che la Coppetta - comunque tutta da conquistare - possa riscattare tanti insuccessi.
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