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«Adrenalina forte, il Livorno è pronto»

«Adrenalina forte, il Livorno è pronto»

Nicola ottimista, elogia il Varese e lancia Luca Mazzoni

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LIVORNO. La strada si impenna sotto ai pedali. Inizia l'erta finale. C'è da sudare, da soffire nella speranza di poter scollinare con la ruota davanti agli altri. Si va a Varese con il ricordo di Morosini nel cuore e la voglia di prendersi questo risultato all'”Ossola” per continuare a sognare qualcosa di impensabile nove mesi fa all'inizio del ritiro estivo.

Davide, sta per iniziare il ciclo di ferro. Tre partite in una settimana. E che partite! Che sensazioni hai?

«Buone. Quando si gioca spesso non sono mai preoccupato. Anzi. Sono felice. L'adrenalina della partita è qualcosa di eccezionale. Se non amassi il clima partita non fare questo mestiere. La sfida con il Varese è intrigante. A tutti piacerebbe giocare gare come quella con i biancorossi perché accende la fantasia, tocca il cuore o come si dice la pancia. Dal punto di vista delle motivazioni è una partita che si prepara da sola».

Parliamo subito di formazione. Dubbi?

«Nessuno. Ho idee chiarissime».

Duncan e Schiattarella stanno bene?

«Come gli altri».

Conferma in vista anche per Mazzoni?

«L'alternanza dei portieri è stata dettata solo dagli acciacchi di Luca e Vicenzo. Adesso è il momento di dare continuità rispetto alle ultime settimane».

L'organico del Varese fa paura...

«Hanno ottime individualità, ma è tutta la squadra ad essere solida. Sul piano tecnico non si discutono. Giocatori come Neto Pereira ed Ebagua non hanno bisogno di presentazioni. Hanno una mentalità vincente che hanno acquisito fin dai tempi di Sannino e che è stata rafforzata con Maran e Castori. E poi sono molto bravi sui calci da fermo. Su questo aspetto ci siamo soffermati a lungo in settimana e anche nella rifinitura. In quelle situazioni di gioco servirà un supplemento di attenzione».

I playoff sono ormai acquisti. Resta l'ultimo obiettivo...

«Sì, ma senza fare calcoli. Continueremo a guardare solo alle nostre prestazioni senza curarci degli altri».

Siamo alla vigilia dell’anniversario della morte di Morosini. Tutto questo groviglio emotivo può dare una spinta in più ai ragazzi?

«Difficile dirlo. Ognuno vive le proprie emozioni, anche le più dolorose, a suo modo. Domenica parteciperemo a tutte le celebrazioni che ricordano il Moro. Per noi sarà un onore ricordarlo».

Hai avvertito un'atmosfera particolare nello spogliatoio?

«No, ma qui il discorso è più ampio. Nello spogliatoio non si parla mai di Piermario. Eppure lui c'è. Si percepisce la sua presenza, il suo ricordo. È una sensazione che ho avvertito fin dal primo giorno».

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di Redazione web