Gioco
Montolivo, il ritorno del gioiello perduto
L’ex capitano viola supera l’esame da leader nello stadio più difficile Bordate di fischi assordanti dagli spalti ad ogni passaggio. Fino al gol
FIRENZE. Ore 12,32. Boato assordante al Franchi, mentre nelle case c’è profumo di tortellini, pollo e patate arrosto. Gol viola?, chiedono i molti che non sono riusciti ad entrare dentro lo stadio. No, è successo che Riccardo Montolivo, sì lui, l’ex capitano viola, ora alla guida dei rossoneri, sbaglia il suo primo pallone. Un passaggio maldestro di un ex calcisticamente molto odiato vale l’urlo del gol.
Questo è il calcio, questa è Firenze, in una giornata di primavera, dopo la stagione infinita delle piogge.
La Gazzetta dello sport, bibbia pallonara, alla vigilia ha definito Fiorentina-Milan la partita di Montolivo. Titolo: «Montolivo contro i fischi, ultimo esame per essere leader». I fischi ci sono stati, assordanti, interrotti solo dopo il gol dell’ex capitano. Fischi impietosi, insistiti, come pioggia battente sul viso aquilino del Grande Traditore (almeno per i tifosi fiorentini).
Ma l’esame da leader è superato a pieni voti. Montolivo è stato il migliore in campo dei rossoneri. Suo il primo gol, al 14’ del primo tempo. Gol rapace, aquilino, appunto. Strappa la palla ad un Pizarro lento e piacione e dal limite dell’area viola sferra un tiro che somiglia ad una rasoiata al suo passato viola.
Nato a Caravaggio, in provincia di Bergamo, da padre italiano e madre tedesca, il 18 gennaio 1985 nel segno del capricorno, Montolivo approda a Firenze alla corte di Prandelli a 20 anni come giovane talento da fare sbocciare. Firenze lo coccola e lo critica per la sua crescita ad alti e bassi. La città è come impaziente. Abituata ad Antognoni, Baggio e Rui Costa, il tifo viola ha fretta, sogna un altro numero dieci da amare. Il talento del “Monto” divide la città dei guelfi e ghibellini. Prandelli però crede in lui. Montolivo approda in azzurro. Cresce.
Da buon giocatore a campione il passo è breve, anche se non tuti sanno compierlo. Questo passo il talento di Caravaggio decide di farlo, ma a Milano. A zero euro per le casse viola. Uno sgarbo per la Fiorentina che l’ha cresciuto ma forse non ci ha creduto fino in fondo; uno sgarbo doppio, perché per diventare grande Montolivo è dovuto emigrare. I fischi hanno il sapore amaro di un sogno impossibile. Di un amore spezzato.
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