Toscana
Evviva l’Etrusca può diventare come l’Eroica
Bici d’epoca, sterrati, fatica e tanta allegria tra Cecina, Bibbona, Bolgheri e Castagneto
INVIATO A CECINA. Buona la prima anche se qualcosa va rivista e migliorata. L’Etrusca Ciclostorica, da Cecina a Castagneto Carducci, passando per Bibbona e Bolgheri, comincia con 280 partecipanti che sono tantissimi se si pensa che l’Eroica al debutto, nel lontano 1997, ne aveva meno di cento e ora sono arrivati a 5.500 (col numero chiuso). Nessuno vuole illudersi (e illudere) ma gli organizzatori della neonata avventura sulle due ruote amatoriali - partenza alla francese, cioè libera e nessuna classifica - hanno più di una ragione di essere soddisfatti. Tutto è filato liscio (tranne qualche sbavatura che vedremo più avanti) e, superato il primo esame, quello più difficile, c’è la ferma intenzione di andare avanti.
Quanti marchi storici. È proprio vero. Il ciclismo è fatto per la gente che non riesce a stare ferma e ieri mattina a Villa Guerrazzi, località La Cinquantina, Marina di Cecina, alle 8,30, c’era già un bel movimento. Tanti toscani ma anche lombardi, piemontesi, liguri, marchigiani e un francese, Arnaud Bachelard che alla fine verrà premiato come il partecipante giunto dalla località più distante, Chamonix, Alta Savoia. Bici rigidamente d’epoca, cioè antecedenti al 1986, col cambio sulla canna. E abbigliamento che si rifà più o meno allo stesso periodo. Meglio se prima. Scritte come Salvarani, Sammontana, Campagnolo, Bianchi le più gettonate e ricordate. Ma anche marchi meno noti che nella nostra regione hanno una loro storia. È il caso della Zapier di Pontedera. Racconta Roberto Ricci, 66 anni, ex metalmeccanico: «Siamo in sei, con il sottoscritto. Tutti della Cicli Zapier, a Pontedera un nome nel ciclismo amatoriale. Anche la bici, vede, è una Zapier autentica, del 1974». Con lui a pedalare ci sono Luciano Diciotti, Sabatino Pretini, Lorenzo Terreni e Claudio Pellegrini. Alla fine del percorso lungo, quello da 80 chilometri, Ricci tira le somme: «Bella esperienza, sono rimasto soddisfatto e siccome ho già fatto due Eroiche posso dire che ci siamo quasi. Cose da cambiare: la segnaletica. Cartelli con scritte troppo piccole e poi il verde è un colore che si confonde con la natura. Mi è piaciuto poco anche il “pasta party” finale: la quantità c’era, non la qualità. E una bottiglietta d’acqua da mezzo litro per sei persone è un po’ poco. O no?».
Il carrozziere organizzato. Andrea Giomi, carrozziere 49enne di Riotorto, ha già trovato il motto nel confronto con l’Eroica: «Ti stanchi meno, ti diverti di più». Giomi è il presidente dell’Uc Riotorto, realtà amatoriale della Val di Cornia: «Qui siamo in otto. Ce la siamo presa comoda: partenza alle 9,30, arrivo alle 14,20. I tre ristori, a Bibbona, Bolgheri e Castagneto Carducci, erano perfetti e naturalmente li abbiamo saccheggiati abbondantemente. Il tracciato non era facile, tutt’altro. Ma noi eravamo organizzati. Al seguito avevamo anche una Vespa d’epoca con l’attrezzatura per le emergenze comprese due ruote di scorta. A noi non sono servite ma abbiamo aiutato un altro meno fortunato di noi».
Il più anziano. Sereno e felice come una Pasqua il più anziano del gruppo, il pisano (è di Mezzana, comune di San Giuliano Terme) Marusco Santochi, 76 anni splendidamente portati, dice: «La cosa più bella è avvenuta prima di partire. Mi si avvicina una ragazza e mi fa: “alla fine non vada via che la premiamo”. Rispondo: “ma se non s’è nemmeno cominciato...”. Poi ho saputo che ero il più vecchio del gruppo, per me un onore. Ho corso con una Bianchi del ’46 con due stecche. Il tracciato? Per niente facile e ve lo dice uno che ha otto Eroiche alle spalle. Percorsi più brevi, sia chiaro, perché l’età avanza, ma questa corsa, l’Etrusca, non ha niente da invidiare all’altra».
Gli sterrati. Colpito dalla bellezza del paesaggio è Massimo Fedi, impiegato di 51 anni, livornese del Team Continental: «Vivo a due passi e non conoscevo questi posti meravigliosi. Che colline, che pendii e che meravigliose vigne. Poi gli sterrati: nel Senese ce ne sono di fantastici, ma anche qui non scherzano». Nel percorso corto, quello da 50 km, le strade bianche erano la metà. Quaranta, invece, i chilometri tra la polvere nell’avventura più lunga, da 80. I passaggi più suggestivi: nella tenuta del Biserno e in quella dell’Ornellaia, luoghi dove si producono vini sopraffini.
Le donne, il bimbo e gli esperti. Dieci donne al via e riconoscimento alla livornese Lina Biondi, prima iscritta e in quanto tale insignita del premio Alfonsina Strada, in gara nel 1924 al Giro d’Italia. Il più giovane, 16 anni, è stato Alberto Bonsignori, anche lui di Livorno. La bici storica, una Fransaise del 1903, l’ha portata Gian Luca Della Bartola, di Migliarino. La soddisfazione di Francesco Moser: «Bella esperienza, si sono divertiti anche gli altri amici trentini che erano con me. Torneremo». Finalino con due esperti livornesi. Libero Colombini, 68 anni, 6 Eroiche alle spalle: «All’arrivo ho tirato fuori la bandiera italiana, come sempre. Esperienza positiva, ma avrei evitato quel tratto di sterrato pieno di buche e fango, all’inizio». Giuliano Gazzetti, 67 anni: «Sui tratti sterrati, troppe discese pericolose. Meglio evitare per il futuro».
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