Gioco
Al Livorno è mancato soltanto il gol
Netta superiorità territoriale a Cesena ma nessuno che la butta dentro. Palo di Belingheri e debutto di Cellerino
INVIATO A CESENA. Lezione di calcio con un'unica sbavatura: nessuno che l'ha buttata dentro.
Mica poco, si dirà, visto che si gioca a calcio. Vero, ma torniamo da Cesena dopo aver dato una dimostrazione impressionante di forza, di classe, di qualità e di voglia di vincere. Poi si può anche prendere un punto invece di tre (mica siamo extraterrestri), ma giocando in questo modo il Livorno e i suoi tifosi si divertiranno ancora molto.
I 7.500 dello stadio Manuzzi (bella struttura e gran pubblico, caldo e civile) non hanno mai avuto la sensazione di veder vincere la propria squadra, l'unico pensiero era come resistere fino al 90'. Beh, in un modo o nell'altro il Cesena ce l'ha fatta, grazie a qualche errore di mira dei livornesi, grazie al loro portiere, e grazie soprattutto al palo alla sinistra di Campagnolo che a metà ripresa ha respinto il destro di Belingheri.
Peccato perché il Cesena aveva la peggior difesa del campionato, e forse mai come ieri abbiamo imprecato al maledetto infortunio di Siligardi. Inoperoso Fiorillo: neanche una parata, protetto da una difesa di acciaio nella quale Decarli si è confermato un gran bel giocatore.
Possesso palla. Il primo tempo è stato uno spettacolo sotto il profilo della gestione del pallone, anche se è mancato il guizzo negli ultimi 15 metri. Il Cesena c'ha capito poco o niente.
La linea a 3 amaranto ha letteralmente annullato Granoche e Succi (uscito sul finire di tempo per un problema muscolare, pochi minuti ko anche Djokovic), anche perché dalle corsie laterali non è arrivato un cross degno di questo nome. Lucidi e precisi in mezzo al campo Luci e Gentsoglou, sempre presente a sinistra Lambrughi nel supporto dell'azione, un po' meno Schiattarella a destra (ma con la difesa a 3 è giusto che sia così: uno parte, uno resta), mentre in attacco Belingheri, Dionisi e Paulinho si cercavano nello stretto, creando lo scompiglio fino al limite dell'area ma non trovando poi la giocata vincente.
Bisoli in panchina era disperato, non sapeva come arginare il possesso palla del Livorno. Ha provato invertendo le posizioni di Giandonato e Tabanelli (uno regista basso e l'altro trequartista), poi spostando Tabanelli a sinistra, ma il gioco per il Cesena è rimasto un optional.
Netta insomma la superiorità del Livorno che però ha avuto l'unica vera occasione in un contropiede concluso da Paulinho con un sinistro sull'esterno della rete.
L'assalto. Il Livorno non ha mollato un centimetro neanche nella ripresa.
Anzi, il possesso palla è diventato quasi un assalto. Schiattarella è salito sullo scooter iniziando ad asfaltare tutti (tant'è che Bisoli ha dovuto togliere Giandonato e inserire Meza Colli da quella parte), Belingheri è diventato il padrone della trequarti, il Cesena ha iniziato a rintanarsi nella sua area come se fosse inseguito da un branco di lupi affamati.
E stavolta sono iniziate a piovere anche le occasioni. Prima Belingheri, poi Gentsoglou, poi ancora Belingheri che con un destro al giro ha preso un palo clamoroso a portiere battuto. Nicola a quel punto si è giocato pure Cellerino: fuori Dionisi, dentro l'argentino ripescato dal dimenticatoio.
Aggancio Verona. Purtroppo gli ultimi giri di lancetta ci hanno portato tutto fuorchè buone notizie. L'espulsione di Coppola per doppio giallo è arrivata troppo tardi, all'alba del recupero, e proprio mentre il Verona firmava il 2-1 a Lanciano col solito rigorino. Ora siamo appaiati a quota 60: in caso di arrivo in parità, lo ricordiamo, sarebbe avanti il Verona grazie agli scontri diretti favorevoli. Calma e sangue freddo. Se giochiamo sempre come a Cesena, per gli altri sarà dura. Molto dura. Però bisogna buttarla dentro. E ieri sera è mancato soprattutto quello. Peccato, perché ai punti il Livorno avrebbe stravinto. Ma il calcio è un’altra cosa.
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