Gioco
Benvenuti al derby di chi non vince mai
Anche essere ultimi della classe è un’arte Vince il Salviano, il Migliarino resta a zero
Aperitivi e cioccolata con panna. Le specialità della casa sono scritte a chiare lettere sul bordo del banco. Ma il bar del campo sportivo di Migliarino sforna caffè di continuo a pochi minuti dall’inizio della gara tra i padroni di casa e i livornesi del Carli Salviano di Seconda categoria. «Lo scontro al vertice», come dicono in molti ridendo, visto che i locali non hanno mai vinto in questo campionato, collezionando appena quattro pareggi, mentre gli avversari hanno ottenuto una sola vittoria e “vantano” sette punti. Se la classifica fosse capovolta questa partita sarebbe davvero tra le prime due del campionato. E guardando bene la bacheca accanto al bar, dove la dirigenza espone i risultati delle formazioni (dai bimbi del 2007 alla prima squadra), quella di Seconda categoria è affissa a testa all’ingiù. Così va meglio: Migliarino primo, Carli Salviano secondo. «Un po’ di soddisfazione anche per noi», dice Vincenzo Napoli, il bigliettaio e consigliere della società, partito da Salerno tanti anni fa ed emigrato in Svizzera, dove ha lavorato a lungo, tirando su anche un figlio, per poi rientrare in Italia e finire nel paese che sembra alle porte del mondo.
Migliarino, infatti, dà l’idea di essere un posto di frontiera. Da una parte il casello autostradale di Pisa Nord e la Versilia. Dall’altra il parco di San Rossore e la Città della Torre pendente. La terra di mezzo è un agglomerato di case, stradine e campi. Tutti ne conoscono il nome, ma in pochi si sono fermati anche a prenderci un caffè. Sembra il luogo perfetto dove ricominciare. Probabilmente è per questo che il numero otto dei locali, Maxim Panin, ci si è ritrovato, come se il filo della sua vita calcistica si riallacciasse. Ucraino, nato nel 1981, il centrocampista dai piedi buoni giocava nello Spartak di Sumy, una cittadina a oltre 300 chilometri da Kiev, in seconda divisione. «Poi, sei anni fa, la società è fallita e io sono venuto in Italia, dov’era già arrivata la mia fidanzata - racconta - Ho trovato subito un posto a Donoratico, in Promozione. Ma nel frattempo il mio permesso di soggiorno è scaduto e non ho potuto cominciare il campionato. E dire che mi davano lo stipendio e un lavoro. Sono rimasto clandestino per molto tempo, fino all’anno scorso, quando ho ottenuto il permesso definitivo per stare in Italia». Maxim gioca dietro l’unica punta Ivan Battelli, un numero 11 che si muove molto, scatta e si fa vedere spesso. Ma sbaglia anche gol “pesanti”. Migliarino-Carli Salviano è iniziata da 4’ quando l’attaccante fallisce la prima occasione. «Ora si comincia...», dice Piero Seppia, dirigente accompagnatore che resta fuori a vedere la partita, mentre il presidente, Massimo Coli, per l’occasione va in panchina in veste di massaggiatore. Poi al 20’ Ivan calcia addosso al portiere. Tutto solo. «Era meno di un rigore», sentenzia uno del pubblico in piedi in tribuna, proprio sotto la tettoia, perché la pioggia bagna tutti i gradoni in legno e non ci si può sedere. Dieci minuti dopo l’undici del Migliarino colpisce di testa, ma il portiere del Carli Salviano, compie il miracolo. Sembra la maledizione della terra di mezzo, dove tutti si rifugiano, ma dalla quale poi non si riesce più a uscire. Come questa dannata stagione, dalla quale si esce solo con una “promozione al contrario”: cioè una retrocessione. Tutto, pur di andarsene da questa categoria che ha regalato solo dispiaceri.
Anche per il Carli Salviano è stata un’annata difficile. Ma ai diretti interessati non sembra importare molto. «Siamo un gruppo di amici - racconta l’allenatore David Palombo, squalificato per questa partita, ma pronto a telefonare alla panchina per comandare i cambi tattici e le sostituzioni - Questa squadra disputava i campionati amatori, poi è passata in Terza categoria. Ma giochiamo in memoria di un nostro amico, Simone Talani, morto tre anni fa in un incidente sull’Aurelia, non lontano da qui». Ancora la maledetta terra di mezzo. «La promozione dell’anno scorso è stata conquistata solo per lui - dice ancora il mister - Sapevo che sarebbe stata dura in Seconda, ma ho voluto premiare i ragazzi facendoli giocare».
Le due squadre si erano affrontate nella finale dei playoff di Terza categoria pochi mesi fa. Un 3-3 che aveva catapultato in Seconda i livornesi, forti di un miglior piazzamento in regular season. Mentre i pisani erano stati ripescati nella categoria superiore. Immaginando chissà quale futuro. «Invece ci siamo ritrovati in un’annata maledetta - dice Coli - che prendiamo con filosofia, altrimenti sarebbe da smettere. Poi, però, pensiamo ai 200 bambini del settore giovanile, per i quali la prima squadra è lo sbocco naturale e allora tutto diventa comunque costruttivo. Anche un ultimo posto senza mai aver vinto». Nemmeno le vie legali sono servite per ottenere la prima vittoria. Il Migliarino, infatti, ha presentato ricorso contro il Tirrenia, pensando che gli avversari avessero schierato un giocatore non tesserato. Ebbene, ricorso respinto e vittoria a tavolino negata dal giudice sportivo.
E nemmeno questa volta arriverà la vittoria, perché il Carli Salviano colpisce con due rigori nel secondo tempo. Il primo ottenuto e realizzato da Fiorentini. Il secondo conquistato da Adriano Tramonti, consigliere comunale di Livorno (nato il 28 settembre come Berlusconi e Bersani), prestato al secondo tempo di questa partita: movenze poco atletiche, scatto non bruciante, ma piede non male. Il consigliere-trequartista viene placcato a pochi centimetri dalla linea come fosse un Lo Cicero qualsiasi da Bracci, il libero dei padroni di casa che prova anche a invocare la grazia per il cartellino rosso.
Alla fine della partita Maxim Panin è già “docciato” e rivestito. È uscito prima, sostituito da un compagno. Ha gli occhi di ghiaccio e l’aria triste. Ma non per la sconfitta. «Tra un mese torno al mio paese e valuto la situazione - dice alla fine della partita - Abito a Livorno e lavoro a Pisa. Monto infissi e mi alleno. L’Ucraina è casa mia e so che c’è molto lavoro, mentre qui comincia a essere difficile. Anche se la paga in Ucraina è di 300 euro al mese e il costo della vita è più o meno uguale all’Italia». Arriva Seppia, gli consegna la carta d’identità dopo averla presa dalle note per l’arbitro. È nuova nuova. Maxim la guarda, sospira: «Se almeno mi fosse andata bene col Donoratico».
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