Gioco
Il Livorno ce la può fare, ora lo sa
Dallo 0-2 dell’andata con l’Hellas al partitone di venerdì: i motivi della crescita amaranto
LIVORNO. Signori, tutti in piedi. C'è da fare la standing ovation al Livorno. Sì, tutti in piedi e nessuno faccia un passo indietro come insegna il vecchio motto dei tifosi. Qualcuno, a partire dai più scettici e pessimisti, aveva bisogno dell’ennesima prova della forza mentale di questa squadra? Nel Friday night del Bentegodi è stato servito.
Impresa. L'analisi della partita di venerdì, depurata da qualsiasi valutazione emotiva, ci ha consegnato una squadra matura e pienamente consapevole della propria forza. La prestazione è stata praticamente perfetta. Nei primi venti minuti dei due tempi addirittura il Livorno ha messo in mostra movenze da grande e il Verona milionario può ringraziare la generosità dell'arbitro Tommasi che, nel momento in cui gli amaranto avevano preso il comando delle operazioni, ha cacciato il monumentale Duncan. Una decisione che ha fatto girare il vento della partita. Eppure neanche quando la marea gialloblù ha provato a salire, la nave amaranto non ha mai sbandato. Merito di Nicola che ha ridisegnato la squadra rinforzando gli ormeggi. Così i nostri non hanno mai avuto l'acqua alla gola e alla fine è stato proprio il Livorno a lasciare la sensazione di maggiore solidità.
La crescita di personalità. Rispetto alla partita di andata con il Verona c'è stata una vera e propria rivoluzione copernicana. Ricordate il match del 20 ottobre? Al di là dei macroscopici errori arbitrali di Nasca che favorirono l'Hellas (il gol del pari di Paulinho era validissimo e fu annullato per fuorigioco inesistente) la squadra di Mandorlini impressionò per il piglio autoritario con cui interpretò la sfida. Da allora è cambiato tutto. I gialloblù sono andati incontro a una lenta, inesorabile involuzione e i nostri, invece hanno spiccato il volo. Anche qui c'è lo zampino di Davide Nicola. Il tecnico di San Giovanni Luserna proprio a caldo, dopo quel bruciante 0-2 dichiarò: «Il Verona sa di essere forte e mette in campo questa consapevolezza. Noi non conosciamo fino in fondo i nostri limiti per cui ci manca anche questo step per diventare grandi». Passo compiuto. Eccome! Il lavoro quotidiano, l'atteggiamento umile e vincente ci ha portato a uscire dal Bentegodi, cinque mesi più tardi, con un filo di disappunto nel cuore, perché con un pizzico di fortuna in più il Livorno avrebbe potuto anche ghermire tre punti frutto di una crescita esponenziale nel carattere e nella personalità.
Acquisti indovinati. Ricordate quando gennaio era il mese del terrore ? Finite le vacanze di Natale ci tuffavamo nel mare magnum del calcio mercato con il timore di assistere a una campagna di indebolimento come se il rafforzamento fosse solo affare altrui. Stavolta, invece, il primo mese dell'anno ci ha portato in dote due ragazzi degli Anni Novanta che sono giocatori veri: Duncan e Decarli. Se le referenze dell'interista, nonostante la giovane età erano ottime, lo svizzero era praticamente uno sconosciuto. Il loro arrivo a Livorno va dritto in archivio alla voce 'capolavori'. Perotti e Signorelli ci hanno messo molto del loro: la pazienza di aspettare che l'Inter liberasse il ghanese anche a costo di rischiare di rimanere con un pugno di mosche in mano. E poi l'acume nel fiutare il colpo quando in un anonimo mercoledì di fine gennaio sottoposero il difensore elvetico a un provino allo stadio durante una partitella con la Primavera. Occhio clinico e strategie perfette. E Davide Nicola si coccola questi ventenni che giocano da veterani e che non hanno tremato nell'astronave del Bentegodi.
Guardia alta. Il pareggione di Verona è molto importante, ma guai pensare di aver scollinato. Da qui alla fine ci sono ancora undici partite e c'è da lottare fino all'ultimo minuto. Nessuno deve sentirsi appagato. Mancano nove punti ai 68 che sanciscono l'ingresso ai playoff. Raggiunta quella quota sarà lecito fissare un altro obiettivo. Ma per il momento è opportuno mantenere la testa sul manubrio e pedalare. Ma questo squadra, che incarna alla perfezione lo spirito dei livornesi, non farà mai quel passo indietro.
Striscione vietato. «A Verona ci hanno impedito di far entrare il nostro striscione, quando hanno permesso ai veronesi di portare striscioni offensivi, fumogeni ed altro materiale che non doveva entrare». È la protesta dei responsabili del club Luca Rondina che hanno anche inviato alla sede dell’Hellas come da regolamento.
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