Il Tirreno

Livorno

Emerson-Paulo Lezione di calcio al Bentegodi

Emerson-Paulo Lezione di calcio al Bentegodi

De Carli faccia tosta, Fiorillo si riprende da uomo Dionisi per tutti, Salviato fisicamente straripante

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6,5 fiorillo

Lo ammettiamo subito, candidamente: ha preso gol sul suo palo, roba da rinvio a giudizio per un portiere. Il sinistro di Martinho erfa antipatico ma non irresistibile ma Nicola ha chiarito di essere stato lui a dire a Fiorillo di non coprire il primo palo quando Martinho sfondava sulla sinistra.

Prima e dopo il misfatto una presenza rassicurante, e qualche volo d’angelo vecchi tempi su Martinho, Laner e Halfredsson. Si era appena alzato dal lettino dello psichiatra dopo la mattanza contro la Reggina, il ragazzo (anzi, l’uomo) merita un abbraccio da Livorno tutta.

7 BERNARDINI

Il Re Leone fa sentire il suo ruggito che copre il boato di fondo del Bentegodi. Su Cacia e soprattutto su Jorginho (ma ha giocato?) è un gendarme implacabile, di terra e di aria. E nel finale ha fiato, piedi e faccia tosta per scherzare due volte il brasilianino con un tacco- suola. Vi basta?

8 emerson

Il capo carismatico dei Montecchi contro quei cattivoni dei Capuleti gialloblù. Una partita ai limiti della perfezione: quando la tempesta perfetta sta per abbattersi sulla barca amaranto, il brasiliano troneggia sulla tolda. Cacia si sarà chiesto perchè, da piccolo, ha scelto il calcio invece del bridge: non l’ha mai vista, umiliato dal mestiere e dalla padronanza del nostro.

7,5 DE CARLI

Signori, questo ha 20 anni. Catapultato dentro un frullatore ndi decibel e contro avversari tracotanti nella loro cifra tecnica, ne esce da trionfatore. Imbattibile sulle vie aeree, cattivo il giusto, freddo come un giorno di tramontana. Un altro affare super dell’astuto Sciu Aldo, un tesoretto svizzero per il quale non serve nemmeno lo... scudo.

7 salviato

Gli scettici blu dell’Armando Picchi diranno: ha sbagliato un gol colossale, solo davanti a Rafael la palla lo ha spernacchiato. Poteva essere il colpo della vita, come contro il Sassuolo, è vero. Ma sull’altra parte della bilancia c’è una gara sontuosa sul piano della corsa e dell’applicazione contro quella saponetta di Martinho. E’ in forma stellare.

6,5 DUNCAN

Chissà perchè Tommasi lo mette subito nel mirino: un giallo ingiusto (aveva preso la palla), il secondo ancora di più: dal replay il contatto con Cacia (cascatore da Hollywood) non c’è, o se c’è è un respiro. Fin lì era stato il pilone del centrocampo amaranto, una sfinge nonostante i solito cori razzisti.

6,5 LUCI

Finchè le batterie segnano verde, il capitano sparge la sua saggezza sul disastrato prato. Tackle, recuperi, palloni soffiati via da perfetto scassinatore. Nella ripresa cala, inizia a perdere qualche pallone e mister Nick lo toglie.

6,5 GEMITI

Gara di notevole quoziente intellettivo: non è serata da festini sulla fascia, e allora sotto a far legna, e bene, contro Jorginho e Cacciatore.

6,5 BELINGHERI

La barba rossa è ric resciuta, insieme alla sua autostima. Un destro ciclonico che ustiona le mani a Rafael, poi tante piccole perle fatte di rientri, di ripartenze, di sagge frenate.

8 PAULINHO

Ha la faccia da bravo ragazzo carioca e gli occhi gelidi di un sicario: quando lo sventurato Moras gli molla la palla sul destro, l’esecuzione è di alta chirurgia. E sono 14.

Al tramonto del primo tempo tenta la perla a giro, la palla muore a un amen dal palo. Finale con la bandiera strappata in mano, ma l’esercito è salvo.

7 dionisi

Quando Nicola dice che di Dionisi ce ne vorrebbero tanti, ha ragione. Gara di incredibile energia e di rara intelligenza, fa la guerra in ogni angolo e in qualche modo destabilizza la difesa veronese, la migliore del campionato.

7 gentsoglou

Il compito più difficile per il guerriero acheo: surrogare Luci e tenere su la squadra in dieci. Fa tutto ciò. e benissimo, in venti minuti.

6,5 CECCHERINI

Qualche palla persa, ma nella tonnara ilo suo cuore di ragazzo si è fatto vedere, eccome.

7,5 nicola

Se la gioca sempre, lui, perchè nel suo lavoro crede fino al limite dell’improntitudine. Dispiega un Livorno coraggioso, che attacca, controbatte, non si accontenta del piccolo cabotaggio. Non rinuncia alla sua identità nemmeno quando perde Duncan.

E l’esultanza finale è la spia della sua grandissima voglia di fare lo scherzetto a Mandorlini nella sua tana. Missione compiuta, e il Livorno è sempre più roba sua.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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di Redazione web