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Livorno

«Vai Livorno, il Verona ha paura di te»

di Fabrizio Pucci
«Vai Livorno, il Verona ha paura di te»

Lo strano derby di Luciano Bruni, labronico doc che ha vinto lo scudetto con l’Hellas. «Non sarà una sfida decisiva»

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LIVORNO. È livornese purosangue, ma l'apice della carriera, lo scudetto, l'ha raggiunto con la maglia del Verona nel 1986. Per questo il big match di venerdì sera è anche la partita di Luciano Bruni. Oggi l'ex centrocampista scaligero è un apprezzato allenatore che dopo aver mietuto successi con la primavera di Piacenza, Siena, Juventus e Sampdoria si è preso un anno sabbatico in attesa della chiamata giusta. E a due giorni dal venerdì di fuoco fa le carte alla sfida del Bentegodi.

Luciano, andiamo subito al sodo: pensi che questo scontro diretto sia decisivo?

«No, perché dopo ci saranno ancora tante partite».

Al momento chi sta meglio tra amaranto e gialloblù?

«Le condizioni psicologiche sono diverse. Il Livorno proviene da un pari beffa arrivato nel modo che conosciamo. Purtroppo quando sbaglia il portiere non c'è appello: è gol. Il Verona invece con la vittoria di Grosseto si è gettato alle spalle un periodo difficile e ha ricaricato l'ambiente che stava iniziando ad andare in ebollizione».

Già, ma l'aspetto psicologico incide davvero o quando si scende in campo si pensa solo a giocare?

«Dal mio punto di vista conta molto. Per gli amaranto, infatti sarà determinante un fattore mentale: la capacità di reagire alla disavventura della scorsa settimana. Da questo punto di vista, però, sono sicuro che la risposta positiva perché quello di Nicola è un gruppo molto forte».

Possiamo definirla la sfida del collettivo amaranto contro le individualità gialloblù?

«Questa domanda mi dà la possibilità di elogiare Davide Nicola che sta facendo un lavoro eccezionale con un gruppo speciale. Il Verona probabilmente ha qualcosa in più del Livorno perché i valori dei singoli giocatori gialloblù sono superiori alla media. Per il resto è una questione aperta perché le individualità non fanno una squadra, ma è pure vero che una squadra è fatta di tanti bravi giocatori. La realtà è che l'Hellas è molto solido e pericoloso».

Pensi che il Verona partirà sparato?

«Non credo che Mandorlini farà sbilanciare i suoi ragazzi. Adotterà un atteggiamento guardingo e cercherà di prendere campo attraverso il gioco. Andrea sa perfettamente che nel Livorno ci sono fior di contropiedisti come Paulinho e Dionisi e un centrocampista abile negli inserimenti come Belingheri: tutti giocatori che possono essere devastanti e fare male in qualsiasi momento».

Quali sono i giocatori che possono decidere la partita?

«Il Verona è una squadra compatta con molti giocatori fortissimi. Faccio il nome di Cacia che nell'ultimo periodo non ha fatto benissimo al punto da essere relegato in panchina, ma il cui valore non è minimamente in discussione. Credo che Mandorlini gli dia una chance. E poi attenzione a Juanito Gomez. In casa amaranto torno a fare i nomi di Paulinho e Dionisi».

Luciano, il Livorno dovrà misurarsi anche con un ambiente caldissimo…

«Senza dubbio. Verona è una piazza molto passionale come Livorno. Il Bentegodi sarà pieno e ci sarà grande lavoro per il cassiere gialloblù. Lì il pubblico è davvero il dodicesimo uomo in campo. D'altronde i tifosi sono abituati a stare in serie A e ora fiutano la grande occasione per tornarci dopo parecchie stagioni».

Ci sono molti fattori che favoriscono il Verona: ambiente, cifra tecnica, blasone. Messa così pare una partita dall'esito scontato. Che ne pensi?

«Niente di più sbagliato. Questa è una partita aperta a qualsiasi risultato. Il Livorno ha dimostrato di meritare il secondo posto e questo significa che la squadra ha valori importanti e consapevolezza della propria forza».

Come vivrai questa partita?

«Livorno è la mia città e dopo tanto tempo sono tornato ad abitarci. A Verona ho dato a ricevuto il meglio della mia carriera. Sul piano del tifo dovrei essere neutrale, ma non ce la faccio. Sono dalla parte amaranto. Spero che la squadra di Nicola salga in serie A».

Ci racconti il tuo Livorno e il tuo Verona?

«Ricordo quando la società amaranto mi cedette alla Fiorentina. Ero un ragazzino di sedici anni. Mi scoprì Emilio Guidetti che è ancora nel settore giovanile. Dell'esperienza in gialloblù, che dire? Ho passato anni indimenticabili culminati con quello scudetto che nessun appassionato di calcio, non solo veronese, dimenticherà mai».

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