Gioco
Cavani Mataflop, Hamsik fantasma: il Napoli finisce qui
La fatale Verona colpisce ancora: il Chievo mette a nudo tutti i difetti, per gli azzurri sarà dura anche arrivare secondi
VERONA. Tutti gli ingredienti della partita fatale: un campo ostile e da sempre avaro di soddisfazioni (a volte perfino ai tempi di Maradona), un approccio come al solito sbagliato che culmina nel gol beccato al primo affondo avversario, tre o quattro occasioni sprecate (fra cui un rigore a mezz’ora dalla fine) di riaprire il match. «Ci gira tutto storto - commenta amaramente Walter Mazzarri alla fine - ma ci sbloccheremo e sapremo ripartire, noi non abbbiamo mai parlato di scudetto ma stiamo comunque facendo un bel campionato e non abbiamo nessuna intenzione di buttare via tutto».
Sarà. Ma intanto il Napoli esce da Verona col morale a pezzi e il sogno tricolore definitivamente in frantumi. E se continua così appare quasi impossibile anche la difesa del secondo posto. Senza considerare i danni collaterali: l’insoddisfazione montante dei tifosi, l’inquietudine dell’ambiente, i dubbi sulla panchina per la prossima stagione, il rischio invece sembra proprio quello di rovinare la stagione, se non ci sarà un’inversione netta.
Pessima partita, quella del Napoli al “Bentegodi”. Forse conoscendo l’attitudine diesel degli azzurri, il Chievo si è avventato subito con un pressing asfissiante che ha sottolineato la stanchezza e la lentezza di Inler e compagni: il missile di Dramé al 12’ (ma De Sanctis dov’era?) era già un duro colpo alle residue speranze azzurre, e la partita poteva essere già chiusa a doppia mandata dopo un quarto d’ora, quando Paloschi ha scheggiato di testa la traversa. Poi il Napoli ha tentato di reagire, ha preso campo e dopo la mezz’ora ha costruito due-tre occasioni senza però concretizzarle e subendo invece in un banale contropiede il 2-0 che è subito parso irrimediabile.
Nella ripresa la squadra di Mazzarri ci ha messo perlomeno buona volontà, e se lo stordito e irriconoscibile Cavani di questo periodo non si fosse fatto parare il rigore da Puggioni al 57’ forse ci sarebbe stato il tempo di acciuffare l’ennesimo pareggio, che peraltro sarebbe servito a poco. Invece, nemmeno il punticino: il Napoli è affondato lentamente, insistendo nei suoi attacchi monocordi senza lucidità, nelle pochissime occasioni in cui è riuscito a creare qualcosa ci ha pensato il gasatissimo portiere gialloblù (migliore in campo) ad abbassare la saracinesca.
Il punto vero della questione, però, è che la difesa del Chievo è la quarta peggiore della serie A: se ieri ha fatto un figurone non è tanto per merito suo quanto per colpa di un Napoli che non a caso ha partorito solo due striminziti golletti nelle ultime 5 partite. Con un Matador regredito a giocatore qualunque - e per di più sull’orlo della crisi di nervi - un Hamsik fantasma e nessun centrocampista centrale o esterno capace di saltare l’uomo, la squadra di Mazzarri è votata strutturalmente allo scacco, difficile vedere una luce in fondo al tunnel. Al Chievo è bastato presidiare le fasce e adottare un rigido 5-3-2 per garantirsi la tranquillità difensiva.
Quella che invece non ha avuto il Napoli, perché anche la difesa azzurra che è sempre stato il reparto-guida della squadra, ora comincia a scricchiolare. Mancavano Cannavaro e Britos, è vero, ma le magre rimediate ieri da De Sanctis, Gamberini e Rolando sono state un altro brutto segnale.
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