Gioco
Evviva “Beli”, il killer-amuleto che esalta il Livorno
Sei sconfitte stagionali, e cinque volte Belingheri non c’era Nicola: «Ha un’intelligenza tattica fuori dal comune»
LIVORNO. La vendetta è un piatto che va servito freddo. Il Livorno ha aspettato quasi cinque mesi per rimettere le cose a posto con lo Spezia dopo il bruciante 1-5 dell'andata che (è bene ricordarlo) fu figlio di una partita strana e viziata dall'espulsione iniziale di Luca Mazzoni. Con due mosse chirurgiche sono state recise le velleità degli aquilotti e dei loro accaniti tifosi. Ma soprattutto gli amaranto hanno gridato al campionato che non sono affatto in crisi.
Il killer insospettabile. Il braccio (anzi, il piede destro) armato è stato quello di Luca Belingheri. E anche questo sembra essere un segno del destino, della giustizia che ha messo in pari i piatti della sua bilancia.
Il “Beli” è l'antidivo per eccellenza. Mai una parola fuori posto, mai uno screzio con nessuno. Ha la faccia da bravo ragazzo, da vicino di casa perfetto, quello che non si arrabbia neanche se gli scuoti la tovaglia sul balcone. È tutto tranne che un fenomeno, il centrocampista bergamasco. E vincere grazie a una sua doppietta in casa di una squadra (e di una società) che all'andata si pavoneggiava per la vittoria all'Ardenza, centuplica la soddisfazione.
Quella di Belingheri è una doppia vita (la moglie e la figlia Giorgia possono stare tranquille): irreprensibile nella quotidianità, killer spietato in campo dove esibisce acume tattico, talento, precisione e tanta grinta, quella che ha esternato dopo il primo gol segnato a pochi metri dai tifosi amaranto.
Inamovibile. Belingheri è arrivato a Livorno a gennaio 2011. Da allora sulla panchina amaranto si sono alternati cinque allenatori: Pillon, Novellino, Madonna, Perotti e infine Nicola: ognuno con il suo carattere, ognuno con il suo credo calcistico. Tutti, però, concordi nel considerare il giocatore di Lovere una pedina determinante.
Pupillo di Nicola. Il tecnico piemontese stima in egual misura tutti i suoi giocatori, ma spesso ha parlato di Belingheri: «È un giocatore dotato di un'intelligenza calcistica fuori dal comune che sa leggere alla perfezione tutte le situazioni».
E sabato dopo il blitz di Spezia ha rincarato la dose: «Belingheri - ha affermato - è uno dei pochi centrocampista, tra serie A e B, capaci di portare in dote una decina di gol a stagione. E infatti Luca è già arrivato a sette reti segnate con oltre dieci partite ancora da giocare». Esemplare, il secondo realizzato a Spezia: in quell'azione c'è la summa del Livorno di quest'anno. Arretramento della prima punta (Paulinho) e inserimento vincente del trequartista. Se vi ricordate è un film già visto (con gli stessi protagonisti) nella trasferta di Lanciano quando Beli firmò il vantaggio con un gol in fotocopia.
Amuleto. Che Belingheri sia un giocatore fondamentale per il Livorno è ormai acclarato. Un'ulteriore dimostrazione di questo teorema arriva dall'analisi delle sei sconfitte amaranto di questo campionato. Quando perdemmo a Modena Luca entrò al 25' della ripresa quando il risultato era già di 1-0 per i gialloblu. Con lo Spezia fu gettato nella mischia sullo 0-4 al 63'. Nello scivolone interno con il Modena giocò solo per 18' prima di uscire (sullo 0-0) per via di un guaio muscolare che lo ha tenuto fuori anche nell'infausta gara casalinga con il Crotone. Delle sei partite senza punti, Beli è stato protagonista solo a Empoli. Al “Castellani” nel posticipo dell'11 febbraio, giocò 90'. Insomma quando manca il bergamasco soffriamo. Il guaio è che sabato con la Reggina Belingheri sarà in tribuna per via della squalifica. Portiamoci da casa un bell'amuleto…
Fabrizio Pucci
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