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Il Livorno è tornato sul Picco

di Alessandro Bernini
Il Livorno è tornato sul Picco

A Spezia una vittoria fondamentale, bella risposta sul piano fisico, mentale e tattico

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INVIATO A SPEZIA. Come si dice a Livorno, “un po’ per uno in collo a mamma”. Quella sconfitta per 5-1 all'andata era stata un inno all'ingiustizia, e ricordiamo ancora Michele Serena (poi esonerato…) che si pavoneggiava a fine partita. L'arrivo di solito è al Vigorelli, stavolta invece è al “Picco”, stadio di Spezia: noi continuiamo il volo e il sogno, lo Spezia si deve guardare dietro gettando nel cestino il foglietto con l'equazione spendo= vinco.

Per il Livorno è una grandissima vittoria, figlia di un gruppo che non molla, che si rialza dopo la caduta col Crotone e torna a +11 sulla quarta poltrona, dove adesso siedono in coppia Varese ed Empoli. Prendiamo i tre punti come un insegnamento, e cerchiamo di evitare picchi d'entusiasmo dopo le vittorie e bagni d'angoscia dopo una sconfitta. Fidiamoci di Nicola e di questi ragazzi. Perché a La Spezia vinci solo se hai gli attributi.

E magari ora costruiamo uno stadio con l'erba artificiale. È la terza volta che il Livorno gioca sul sintetico ed è la terza vittoria: Juve Stabia, Novara e ora Spezia. Non crediamo sia un caso. Così come non è un caso che il killer sia stato Belingheri, giocatore vitale negli schemi di Nicola

La mossa Decarli. Ha funzionato la mossa a sorpresa di Nicola. Che nell'undici iniziale ha presentato lo svizzero Decarli al posto di Ceccherini, sistemandolo sulla fascia sinistra da dove spesso partiva il temuto Sansovini. Il tecnico amaranto si è stretto nel suo 3-4-1-2, il modulo che più gioie ha dato al Livorno, anche grazie al recupero (e che recupero…) di Belingheri schierato dietro alle punte Siligardi-Paulinho. In realtà il piano-punte è crollato dopo un amen, perché Siligardi si è fatto male (il ginocchio si è girato, possibile distorsione: rischia un altro stop) addirittura mentre andava a difendere un pallone che usciva dal lato di Mazzoni, e al suo posto è entrato Dionisi.

Il morso del Beli. Il vantaggio di Belingheri è stato un morso da vipera, giunto in meno di 200”: errore di Benedetti, recupero di Paulinho che spara un sinistro non trattenuto da Iacobucci, arriva Belingheri che di piattone infila dentro.

Lo Spezia non è andato in depressione. Anzi, ha iniziato a picconare il Livorno, conquistando 5 angoli in 15’. Una pressione disordinata, portata più dai centrocampisti che non dagli attaccanti. Gli amaranto hanno tenuto con un paio di uscite di Mazzoni, tanti rinvii, ma anche una buona organizzazione della difesa guidata dal direttore Emerson e resa più tosta dagli aiuti costanti di Lambrughi e Schiattarella, più terzini che esterni di centrocampo.

La sofferenza. In questo momento, segnato da infortuni e meno ossigeno nelle bombole, il Livorno deve essere cinico se vuole andare alla cassa. L'inizio del secondo tempo è andato proprio in questa direzione, con una splendida apertura di Paulinho per Belingheri che con uno pallonetto da artista ha firmato il 2-0.

Ma lo Spezia è squadra che in casa ha firmato grandi rimonte e il Trap si sarebbe fatto d'oro col suo «non dire gatto se non l'hai nel sacco». Infatti al quarto d'ora un tocco di Benedetti in mischia ha riaperto il match e lì qualche fantasma ha iniziato a svolazzarci sulla testa.

Invece il Livorno, pur soffrendo, ha tenuto alla grande. Mentre Cagni inseriva le tre punte (Antenucci, Okaka e Pichlmann), Nicola decideva di giocarsi l'ultimo quarto d'ora col 3-5-2 puro rinforzando la difesa con Ceccherini (spostando Schiattarella in mezzo). Negli ultimi 5' lo Spezia non ha neanche superato la metà campo, un segnale della grande sicurezza amaranto. Ed è finita a braccia alzate. Messaggio ai naviganti: il Livorno c'è. Eccome.

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