Gioco
AMARANTO, LA BELLEZZA ABITA QUI
di GIORGIO BILLERI Vabbè, stavolta il tappo è partito dalla bottiglia di champagne senza rimbalzare sul soffitto e piombare sui commensali. Ma un pareggio, peraltro strettino, non rovina il sapore di...
di GIORGIO BILLERI
Vabbè, stavolta il tappo è partito dalla bottiglia di champagne senza rimbalzare sul soffitto e piombare sui commensali. Ma un pareggio, peraltro strettino, non rovina il sapore di un millesimato che il Livorno deve gustare idealmente insieme al suo popolo. Perchè ieri si è conclusa una prima parte di stagione di una bellezza stordente, qualcosa che non si vedeva all’Ardenza da lungo tempo. Pensateci: non c’è partita in cui un tenore non abbia tirato fuori un do di petto in grado di travolgere platea e loggione. Anche ieri, in una partita appiccicosa, contro una squadra concepita e disegnata per spargere sabbia nei meccanismi amaranto e basta, il pioniere Nicola ha trovato due pepite d’oro sulla via per il West (leggi serie A): il morbido lob dalla linea di fondo di Dionisi e la stoccata di Siligardi da 30 metri che ha devastato il sette del (livornese) portiere Nocchi.
Se il calcio è bellezza, gesto tecnico, attimo fuggente da tramutare in prodezza beh, il Livorno versione 2012 è tutto questo. E siccome vincere sempre non è nelle umane cose, ecco che l’applauso del vetusto Picchi, dopo una battuta d’arresto seguita all’impresa dell’anno contro il Sassuolo, è il dividendo più bello che Nicola e la sua truppa può riscuotere alla vigilia del letargo di gennaio. Un gruppo che vive nella bellezza e che nella bellezza (del gioco, del gol, della solidità dello spogliatoio) si specchia. Ci sono 28 giorni per pensare e venti partite per arrivare dove nessuno vuole ancora dire, però - addì 31 dicembre 2012 - nella pietra resterà scolpita per sempre una prima parte di stagione senza affanni, senza patemi, senza fischi. 22 partite che ci hanno divertito. Prosit.
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