Il Tirreno

Livorno

«Amo questa maglia e non me la toglierò»

di Fabrizio Pucci
«Amo questa maglia e non me la toglierò»

Paulinho si blinda: «Giocare in questo gruppo è una gioia»

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LIVORNO. Livorno-Sassuolo il giorno dopo è svegliarsi con l'adrenalina e zero e la felicità ai massimi. Livorno-Sassuolo il giorno dopo è ripercorrere con la memoria le montagne russe di un concentrato di emozioni difficili da dimenticare. Giù al gol di Catellani. Su alle occasioni di Paulinho ed Emerson. Di nuovò giù al raddoppio di Bianchi. La chance di Belingheri e il rischio dello 0-3 prima dei bòtti assordanti del secondo giorno di Natale con tanti saluti a San Silvestro. Nel tunnel del divertimento, ventiquattro ore dopo, è virtualmente tornato Paulinho autore di una prestazione eroica al pari di tutti i suoi compagni.

Quel gol greco-brasiliano. Le statistiche assegnano il gol del 2-2 a Gentsoglou la cui deviazione è risultata decisiva, ma la paternità morale è tutta del brasiliano dai modi educati: «Credo di aver lavorato bene quel pallone. Ho pensato solo a girarmi e a tirare perché era la cosa più giusta e naturale da fare. È andata bene. E se il gol è di Savvas, non importa. Sono comunque felice perché ci ha fatto tornare in parità».

Il segreto del Livorno. Paulihno parla poco. Predilige i fatti alle parole. E quando apre bocca è una sentenza: «Sai perché abbiamo raddrizzato quella partita con loro che erano messi benissimo in campo? Perché non abbiamo mai smesso di giocare». Vero però le mazzate neroverdi avrebbero abbattuto un toro: «Sì e invece quei due gol iniziali non ci hanno demoralizzato. Abbiamo continuato a fare le nostre cose. E questo atteggiamento è stato fondamentale ai fini del risultato. Prima dei gol eravamo rientrati in partita sul piano del gioco».

Gruppo fantastico. Alla faccia di chi sosteneva che questa squadra ha la panchina corta, chi entra dà il suo contributo e spesso risolve la partita. Paulinho spiega anche questo aspetto: «Noi siamo molto uniti - dice - e quando nel gruppo c'è questo spirito, questa volontà di lottare insieme, anche i singoli emergono. Questa è la nostra forza che ci ha consentito di arrivare al secondo posto con pieno merito. Vedrete che arriverà anche il momento di chi ha giocato meno».

Il pubblico. La squadra viaggia veloce, il pubblico la sostiene quando soffre, la sospinge quando innesta le marce alte. Chi gioca dà l'anima e chi sta sugli spalti si sente degnamente rappresentato da chi è in campo. Ed è magia: «Sì. Con il Sassuolo abbiamo avvertito chiaramente l'aiuto dei nostri tifosi. Sono stati meravigliosi, ma non è una novità. Insieme a loro possiamo toglierci soddisfazioni». Già. E i tra numerosi tatuaggi del bomber con il codino spuntano i brividi.

“Paolo” e il mercato. Il 2013 è dietro l'angolo. Poche ore e sarà gennaio, il fatidico mese del mercato. Paulinho è l'oggetto del desiderio di molte squadre di serie A. Il telefono del suo procuratore, Andrea Bagnoli, è incandescente, ma l'attaccante amaranto archivia subito l'argomento: «Prima di pensare all'anno nuovo c'è la Juve Stabia e comunque ho un contratto con il Livorno e ho intenzione di onorarlo fino in fondo. A gennaio non succederà nulla. Voglio rimanere anche perché ci sono i presupposti per far bene».

Lungo stop. Il giallo rimediato con il Sassuolo è costato la squalifica al bomber che quindi salterà la partita con le vespe: «Sì - sospira - e mi dispiace maledettamente fermarmi. Quando torno spero di continuare sulla scia di quanto fatto fino ad ora. Quell'ammonizione? Stavo giocando contro il Sassuolo e alla partita successiva non ci pensavo neanche. D'altronde qui nessuno si risparmia».

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