Gioco
Padre e figlio insieme a difesa del Corea Migli
Sauro e Gabriele, una dinasty in campo «Il mio ragazzo spesso mi rimprovera»
di Giorgio Billeri
e Alessio Traversi
. Gabriele marca stretto l’uomo e lotta su tutti i palloni, mentre il padre Sauro lo incita da bordo campo. Un film già visto, migliaia e migliaia di volte. Ma Sauro, il papà, non è in tribuna a farsi il cuore a fette per il sangue del suo sangue, no: Sauro è in campo, proprio come Gabriele. Padre e figlio giocano nella stessa squadra, nella stessa linea difensiva. Si chiamano, si aiutano, spesso e volentieri, chi ha giocato lo sa, sotto l’effetto dell’adrenalina si mandano anche a quel paese per poi ridere insieme quando le luci si spengono.
Semifinale di andata di Coppa Toscana di Terza categoria, esterno giorno in un fredissimo campetto alle porte di Livorno. Ma serve un rewind per capirne di più. Tutto comincia l’anno scorso, quando Gabriele Frilli, erculeo centrale di 20 anni, dopo l’ultimo campionato con gli Juniores della Pro Livorno stava meditando di chiudere con il calcio a undici. Poca gloria, tantissima fatica, nemmeno i soldini per i vizi. Ma al padre, che di anni ne ha 46, quella scelta sarebbe dispiaciuta: «Prima di smettere - disse al figlio davanti a un piatto di minestra - prova a venire con noi».
«Noi» è il Nuova Corea Migli, storica squadra di uno dei più antichi rioni popolari di Livorno, da sempre animata dall’instancabile Fabio Dazzi, verace mister, ma ancor più cuore pulsante di un’esperienza in cui anche lui ha voluto coinvolgere il figlio, Jonathan, attualmente ai box per un infortunio.
«Perchè no?» rispose Gabriele, per niente spaventato, anzi divertito dalla prospettiva di poter rubare il posto in squadra al genitore. E così lo scorso 21 ottobre, terza giornata del campionato di Terza Categoria, padre e figlio sono scesi in campo, per la prima volta l’uno a fianco dell’altro, nell’undici titolare schierato da Dazzi. Non in una gabbionata estiva, non in una calcettata tra amici, ma nella gara ufficiale di un campionato Figc. Quel giorno l’avversario era lo stesso di oggi, quel Portuale Guasticce che anche in questa semifinale di Coppa non ha mancato di confermarsi bestia nera del Nuova Corea. Cosa accadde quella prima volta entrambi lo ricordano bene: «Giocare insieme a Gabriele è stata una sensazione strana - ricorda Sauro - ma bella. All’inizio ha prevalso l’emozione, ma poi ho cominciato subito a pensare alla partita». «Anche perché l’ho dovuto chiamare più volte per dirgli di tenere la posizione», aggiunge Gabriele ridendo. «Eh sì- spiega Sauro - lui è il più tecnico tra noi. Io sono un difensore di fascia vecchio stampo, punto più sull’energia e sulla spinta». «E infatti in campo corre più di me», chiosa Gabriele. Anche nello spogliatoio l’arrivo in squadra del figlio di uno dei veterani della squadra ha rappresentato una gradita sorpresa, ma del resto nel Nuova Corea questo legame tra padri e figli si salda strettamente con quello più ampio dell’appartenenza. «Io sono nato in Corea - dice Sauro - così come Gabriele. Siamo cresciuti lì. Oggi viviamo in un altro quartiere, ma siamo rimasti attaccati a quei luoghi, così come a questa squadra, che è nata per ottenere un risultato sociale prima ancora che sportivo». E’ vero che la Corea in cui sono nati e cresciuti Sauro e Gabriele, dopo anni di demolizioni e ristrutturazioni urbane, oggi non c’è più: non c’è più il vecchio campo Mastacchi, culla negli anni ottanta di tante battaglie calcistiche, non ci sono più molte delle case popolari e neppure quei fantastici murales che coloravano lo scenario del quartiere, nati dall’idea dello stesso Fabio Dazzi, uomo di calcio e d’arte. E così il Nuova Corea Migli ha il suo campo di casa un quartiere più in là, al Gymnasium, dove gioca per vincere ma anche per raccogliere fondi per acquistare un defibrillatore. Ma di quella antica Corea lo spirito è rimasto, come sa bene la signora Fabiana, che vede suo marito Sauro e suo figlio Gabriele uscire per andare insieme agli allenamenti o discutere a tavola della partita o della lotta per i play-off.
Intanto sul campo la semifinale scorre. Il Nuova Corea rimane in dieci dopo appena 15’ per un fallo di reazione, ma non si arrende: ha un uomo in meno, ma corre come se ne avesse uno in più. Mister Dazzi sulla panchina non si è scomposto più di tanto: ha ritoccato l’assetto del centrocampo per sopperire all’inferiorità numerica, ma soprattutto ha spronato i suoi, ricordandogli a gran voce che le partite in cui bisogna soffrire sono “quelle più belle”. E così si va avanti lottando su tutti i palloni per più di un’ora, finché alla fine, nello scorcio conclusivo del match, il Portuale Guasticce di Francesco Vergamini trova il bandolo della matassa e spezza la resistenza degli avversari, chiudendo infine sul 2 a 0. Non manca neppure qualche animo che si scalda: sono partite in cui non si bada eccessivamente ai convenevoli, in cui a volte ci si deve un po’ arrangiare, in cui i guardalinee sono sempre i dirigenti delle due società, come nei Pulcini, mentre le motivazioni non di rado sono più forti che in serie A. Ma alla fine, come sempre, sono strette di mano e abbracci, e tutto finisce lì. Dopo la doccia Sauro e Gabriele escono insieme dagli spogliatoi. Stavolta l’andamento del match non ha concesso spazio a Sauro, che se n’è dovuto restare in panchina a guardare i suoi che si dannavano l’anima per provare a vincere anche con l’uomo in meno. Ma ci sarà sicuramente occasione di vedere di nuovo in campo la coppia Frilli: «Spero proprio di sì», esclama Sauro, che è anche il giocatore più anziano di tutta la categoria, «perché io voglio continuare, anche se l’età cresce. Finchè le visite mediche non mi stoppano io non mollo». E insieme Sauro e Gabriele se ne vanno a casa: in un tempo in cui il dialogo tra le generazioni spesso non è paritario quando non addirittura interrotto, diverte l’idea del figlio che sprona il padre a tenere la posizione. Se ne vanno a casa e si preparano a trascorrere insieme la feste, senza però spingere troppo con la forchetta: sabato prossimo c’è la semifinale di ritorno di Coppa Toscana, e la vogliono vincere.
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