Gioco
Il Livorno canta “Va bene così”
Al Rigamonti un rigore sbagliato per parte, ma per gli amaranto non sono due punti persi
INVIATO A BRESCIA. Dentro 11 metri hanno chiuso, miscelato e spalmato tutte le emozioni. La paura quando Caracciolo è finito giù in area, il sollievo sul tuffo di Fiorillo a respingere il pallone, la gioia quando l'arbitro ha fischiato il rigore per fallo su Gemiti, la delusione per la parata di Arcari sul tiro di Dionisi. Ma c'è un sentimento che alla fine prevale e travolge il resto: l'orgoglio di aver visto un altro gran Livorno, capace di strappare un punto d'oro qui, dove nessuno ha vinto, dove il Verona è stato preso a pallonate, dove alla fine hanno fatto gli elogi «alla miglior squadra vista qui».
Giusto il pareggio, figlio di un match nel quale le squadre ai punti avrebbero vinto un tempo a testa, ma incredibile che una partita del genere sia finita 0-0. Al di là dei due rigori sbagliati (o meglio, parati dai portieri), Livorno e Brescia hanno collezionato non meno di 5 clamorose occasioni a testa, provandoci sempre, fino all'ultimo secondo dell'ultimo minuto. Il Livorno ha sbandato nei primi minuti, poi si è assestato cambiando modulo e nella ripresa ha dominato: squadra compatta, perfetta nelle ripartenze palla a terra, armoniosa negli spostamenti dei centrocampisti ora in fase difensiva e ora di supporto agli attaccanti. E' chiaro, il rigore fallito da Dionisi lascia un pizzico di amaro: anche perché nell'occasione il difensore Antonio Caracciolo andava espulso e perché sulla respinta Arcari è stato di nuovo strepitoso su Dionisi. Ma sarebbe da pazzi fasciarsi la testa per l’episodio. Teniamoci stretta una partita giocata da squadra di vertice, che sa cosa vuole.
La mossa che ha riportato l'equilibrio in campo dopo un inizio da paura, è stata il cambio di modulo. Nicola aveva iniziato col 3-4-1-2, con Ceccherini sul centrosinistra e Gemiti alzato a centrocampo, dove sull'altra corsia agiva Schiattarella. Sistema di gioco che non arginava il tracimare del Brescia, agile sulle fasce e temibile al centro dell'area dove Bouy e soprattutto Rossi si gettavano dentro senza ostacoli.
Il Livorno ha rischiato di affondare. Sul rigore concesso all'11' (fallo di Emerson su Caracciolo) ci ha messo una super-pezza un super-Fiorillo, grandissimo nel respingere a terra la conclusione dell'Airone; poi al 23' ci ha salvato la traversa su tiro dal limite di Budel. L'assalto tambureggiante del Brescia è calato di brutto appena Nicola (eravamo al 24') ha assestato la squadra, passando al 4-3-1-2, con Ceccherini e Gemiti terzini, più un centrocampo muscolare con Schiattarella, Gentsoglou e Luci. Non è affatto un caso che il Livorno dopo appena 4' abbia costruito la sua prima, ma clamorosa palla gol: un 3 contro 2 che Paulinho ha concluso con un sinistro alto da due passi. L'importante era aver riportato la partita su binari dell'equilibrio, anche se poi al 40' ci ha salvato Caracciolo che tutto solo (ma c'era un fallo non fischiato per il Livorno) ha sparato alto davanti a Fiorillo.
Fosse stato un cinema invece di uno stadio, qualcuno nella ripresa tornando dal bar, poteva pensare di aver sbagliato sala. Il Livorno ha preso il centrocampo con Luci e Gentsoglou, ha iniziato a trovare i corridoi giusti per far viaggiare Belingheri, ha ritrovato sicurezza dietro (soprattutto con Emerson), mentre Siligardi (più di Paulinho) è tornato la freccia che sconquassa le difese. Risultato: Brescia arrancante e Livorno padrone. Nicola ha anche gestito bene le forze, inserendo Dionisi al posto di Paulinho, ma nel complesso la crescita del Livorno è stata vertiginosa. Peccato sia mancata la stoccata vincente, soprattutto sul rigore. Ma va bene così, anche perché quasi al 90' una testa di Caracciolo ci ha fatto prendere un mezzo infarto, prima di planare dolcemente a lato.
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