Sicurezza
Quattro a zero, Lucarelli core ingrato
L’ex bomber torna a Livorno da allenatore nemico e dilaga.Tra sfottò bonari e amarcord
di FEDERICO BUTI
«Morinho, oggi fai il ganzo eh?»
Il destinatario del beffardo e genialmente storpiato apostrofo labronico è l’allenatore ospite, un moracchione avvolto nell’elegante tuta blu sailing del Parma Fc, che in quel momento sta varcando il cancello che lo riporta in panchina dopo l’intervallo; il mister smette di arringare i suoi giocatori, alza la testa, si toglie gli occhiali scuri e palesa il tipico sorrisetto sarcastico di Cristiano Lucarelli quando le cose gli vanno a garbo. In effetti, meglio di così è difficile: sta vincendo 3-0 fuori casa con i suoi Allievi, sicché dopo un filotto marroncino di tre sconfitte di fila riassapora la vittoria e l’aria della vetta. Per di più il fuori casa è Livorno e questa è proprio la ciliegina.
Chissà se in quel momento gli passa per la testa, al mister, un altro ritorno di qualche anno fa, molto meno spensierato e felice. Era il 16 marzo 2008, stessa maglia nemica biancocrociata, ma quella volta niente battute bonarie: quella volta - disse lui stesso - «ho battuto il record mondiale di fischi e pernacchie». Sta di fatto che quando il pullman del Parma lo riportò via dall’Ardenza dopo la partita (per la cronaca finì 1-1, Lucarelli rischiò di segnare e favorì il pareggio ducale) gli spazzini erano sempre lì che raccattavano sotto la curva centinaia di copie di “Tenetevi il miliardo”, il suo libro-cult strappato e arronzato in campo a quintalate dagli ex tifosi imbestialiti.
Quello fu il giorno che il Profeta (ma di cosa?) diventò il Mercenario Traditore (ma di cosa?); dopo sono seguiti altri giorni e altri opposti sentimenti, sempre roba forte e sugosa nella quale anche un ignoto cronista di passaggio può inzuppare ad libitum. La storia d’amore e disamore - non solo sportivo, si va dai rigori sbagliati agli affari portuali e alle case popolari - fra Livorno e Lucarelli è stata raccontata con fiumi d’inchiostro e cacciucco, tanto basta. Il possibile riassunto è che ognuna delle due parti ci ha messo del suo per farla finire a coltellate dopo tanti dolci baci e languide carezze, ma in realtà il finale è stato più consolante e se vogliamo banale: lasciamoci così senza rancore.
Del resto è stato bello, su questo non ci piove: Cristiano ha segnato più di 100 gol in amaranto - dalla serie B alla Coppa Uefa - e quando dice di aver dato tutto se stesso per la patria ha ragione, Livorno per parte sua l’ha adorato e infamato a fasi alterne come sa fare questa città viscerale e “traditora”; e d’altra parte alcune infamie se l’è cercate lui, proprio per la smania di fare il profeta in patria che come ben si sa è un mestiere molto smargiasso e sconsigliabile, ancor più a queste latitudini. Un po’ triste, semmai, è che l’ultimo rapporto carnale fra gli amanti sia stato consumato senza passione in un motel di periferia (leggi retrocessione nel 2010): ma di questo la colpa non ce l’ha nessuno dei due, diciamo che era destino o che semmai la colpa è di chi aveva promesso l’albergo e il soggiorno e invece non si è frugato.
Adesso comunque gli anni sono passati, gli amanti si sono separati (in casa, perché Lucarelli abita ancora qui e passa a Parma solo un paio di giorni alla settimana) e riaccompagnati, è tutto in prescrizione e finalmente ci si può scherzare un po’.. Livorno sportiva ora sogna - con disincanto - un altro bel viaggio in serie A, mentre dal canto suo Lucarelli è invecchiato bene: fasciato nella tuta blu del Parma sembra perfino meno grassoccio di quando giocava gli ultimi tempi, soprattutto di quando si presentava al raduno di luglio con una ciambella sui fianchi che non era precisamente quella che si adopera per nuotare nel mare azzurro di Calafuria...
Certo, la nostalgia canaglia resta sempre in agguato. Perché al bel campetto di Stagno che sorge come una piccola oasi nel deserto post-industriale della raffineria agonizzante, si sono dati convegno un centinaio abbondante di spettatori, vecchi tifosi e gente del mestiere fra i quali spunta per esempio la faccia di Davide Balleri, che fu un altro protagonista di quella epopea amaranto (e anche lui oggi fa l’allenatore). E soprattutto perché sulla panchina del Livorno si agita vanamente Alex Doga, che di cross a pennello tramutati in gol da Lucarelli o Igor Protti ne ha sfornati un sacco e una sporta dalla sua fascia sinistra di competenza: il primo che ci torna in mente è quello di un derby Livorno-Fiorentina giocato e vinto due a zero un Primo Maggio con la curva senza tornelli ma in cambio piena di baccelli (e baccellone). Altri tempi davvero.
L’allenatore di quel Livorno dell’anno di grazia 2004 era l’allora carneade Walter Mazzarri, che oggi saltabecca e si sbattezza su una eccellente ma scomoda panchina sotto il Vesuvio come se la lava gli colasse nei pantaloni; mentre qui a Stagno Doga più modestamente si sbattezza perché fra i suoi Allievi non ce n’è uno che riesca a mettere un cross decente dalla sua cara fascia sinistra, sulla quale anzi il Parma dell’ex compare dilaga, ed è facile immaginare quanto duro sarà per Alex il terzo tempo dopo la partita.
A venti metri da lui Lucarelli invece non si agita per niente e si limita a brevi incitamenti quasi sottovoce e a qualche sobrio gesto da vigile urbano. Oltre a essere diventato quasi longilineo è anche composto, e sfido: alla mezz’ora sta già sul 3-0 e la panchina degli ospiti è troppo lontana da eventuali insulti dei compaesani, che infatti appena declinano pathos e solicchio si mettono in marcia verso il barrino per confortarsi con un bel corretto. Del resto non c’è partita: «loro sono una squadra vera, noi si giòa a pallone» commenta scuotendo il capo un anziano aficionado. Sintesi perfetta. Il Parma ha schemi precisi e puntuali: difende ordinatamente, pressa a centrocampo, corre il doppio e davanti ha un centravanti grande e grosso di nome Cerri che ne butta dentro tre e ci rammenta qualcuno; i ragazzi livornesi fanno una generosa confusione e per di più si mangiano un paio di gol della cosiddetta bandiera.
Finisce 4-0, arrivederci e grazie. Il Livorno era ultimo e ci resta, il Parma proprio qui risorge, nel giorno del compleanno societario numero 99 (anche questo ci ricorda qualcosa) vince fra i grandi e pure fra i piccini. E il suo allenatore - hai visto mai? - magari alla fine della festa si piglia lo scudetto e incomincia una carriera brillante: ai tempi dei baccelli tutto si poteva pensare tranne che Cristiano Lucarelli aspirasse a questo nella vita, ma forse dopo averne fatte (e anche sbagliate) tante, alla fine ha trovato il suo. In bocca al lupo, mister Morinho.
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