Il Tirreno

Livorno

«Il miglior acquisto? Il nuovo entusiasmo di Aldo Spinelli»

di Fabrizio Pucci
«Il miglior acquisto? Il nuovo entusiasmo di Aldo Spinelli»

Intervista al dg Perotti tra classifica, mercato e progetti «Impressiona trovarsi a +6 dal Verona e +10 dalla quarta»

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LIVORNO. Perotti, cominciamo dalla stretta attualità. Il successo con la Ternana è di quelli che valgono doppio.

«Sì. Perché potevamo anche perdere e proprio per questo, la partita con i rossoverdi ci ha regalato qualcosa di importante che va al di là dei tre punti ».

A che cosa si riferisce?

«Non c'è più la sensazione di essere deboli. È scomparsa la sensazione di essere battibili. Certo. Possiamo anche perdere, ma se la squadra rimane compatta e gioca con intelligenza e dedizione possiamo davvero vincere con chiunque».

Certi concetti espressi da lei, direttore, equivalgono a un certificato di qualità.

«Le cose sono molto più semplici di quanto si pensi. Io vedo come si muovono i ragazzi in settimana. Come si allenano. La loro serietà. Il loro impegno. I risultati sono la conseguenza di tutto questo».

A proposito di risultati. Che pensa di quelli dell'ultima giornata?

«C'è stata la vittoria del Varese che sta tornando su, il pari del Verona a Vercelli. Poi c'è il Sassuolo che è uno schiacciasassi. Con i neroverdi ce la vedremo il 26 dicembre. Ma più che ai risultati guardo ai distacchi inflitti alle inseguitrici».

Siamo a più sei sul Verona e più dieci sulla quarta, data per certa la vittoria del Varese nel recupero con il Grosseto.

«Esatto. Cifre impressionanti. La differenza di punti è notevole».

E quindi?

«Quindi andiamo avanti per la nostra strada».

Perotti, lei è alla seconda esperienza a Livorno. La prima volta, nel 2005, durò tre mesi. Ora siamo già oltre un anno di permanenza. Che cosa è cambiato?

«Il rapporto con Spinelli. Oggi è speciale».

Lo avevamo intuito. Allora che cosa non funzionò a quei tempi?

«C'era un problema di incompatibilità di carattere tra me e il presidente. Spesso entravamo in conflitto".

Si è domandato perché accadeva?

«Certo. E la risposta è semplice. All'epoca io ragionavo ancora da allenatore. Ero più decisionista. Volevo imporre le mie idee. Con il tempo ho cambiato punto di vista. Sono effettivamente diventato un dirigente. Mi sono addolcito. Il rapporto è più diretto, completo».

In termini concreti che cosa è cambiato?

«Per esempio riesco a spiegare al presidente il perché ci muoviamo in una direzione anziché in un'altra. Il mio modo di rapportarmi con lui è completamente diverso».

E poi lei ha pure salvato la squadra l'anno scorso e nella considerazione del presidente è schizzato al primo posto.

«In un momento difficile della storia recente del Livorno ho dato una mano. La salvezza dell'anno scorso è stata un'impresa. Quel successo mi ha fatto acquisire un pizzico di forza in più nei confronti della società».

E il Livorno fila come un orologio svizzero.

«Il clima è cambiato. Quando ci incontriamo con il presidente avverto la disponibilità a portare avanti l'idea del nuovo Livorno».

Siamo già proiettati nel futuro.

«Sì. Il Centro Sportivo di Stagno per il settore giovanile è un esempio della politica della società. Siamo in trattativa con il Coni per prolungare la nostra permanenza in quella struttura. Infine cito il nuovo direttore generale Paolo Armenia, un dirigente preparato che ho voluto a Livorno e si sta dimostrando l'uomo giusto nel posto giusto».

Qual è l'operazione che le ha dato maggiore soddisfazione in questo anno?

«Aver instaurato un feeling privilegiato con il presidente Spinelli, imprenditore di grandi capacità e qualità. I risultati sono una conseguenza di questo. Quando c'è programmazione e indirizzo chiaro tutto procede bene».

Parliamo della squadra. Lei la conosce come le sue tasche: la valuta da un anno e l'ha pure allenata.

«Sì. L'ho vista lavorare con Novellino e con Madonna, due tecnici completamente diversi. Ho sempre apprezzato questo gruppo. L'ho sempre considerato molto forte, tenace. La chiave di volta è qui. E torno al discorso di prima: nel rapporto con Spinelli».

Nel caso specifico a che cosa si riferisce?

«A fine campionato spiegai al presidente che secondo me questa squadra era competitiva. Aveva qualità. Lui era scettico. Dopo tutto c'eravamo salvati in extremis. Spinellì si fidò e capì e decise di mantenere intatto questo gruppo che doveva essere aiutato a rimanere forte».

Esemplare. Ma adesso che cosa succede? Gennaio è dietro l'angolo...

«C'è ancora la sintonia con il presidente. E quindi la comune volontà di dimostrare alla gente che vogliamo continuare a lavorare bene. A gennaio dobbiamo fare qualche operazione mirata, mettere carburante in questa squadra. Ci riuniremo, come abbiamo fatto al momento dell'ingaggio di Nicola e decideremo».

Anche lei è per la linea verde. È tra i giovani che andrete a cercare i rinforzi?

«Sì. Bisogna avere coraggio. Se uno è bravo, l'età non conta. Può essere del '92 o del 93'. I ragazzi dànno sempre qualcosa in più».

Sabato ha seguito la partita con Spinelli. Che cosa le ha detto?

«Mi ha dato buonissime sensazioni. Si fida. Mi ha detto “Perotti, vada avanti, avanti così”. Noi lo faremo».

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