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È tornato Toni e fulmini «Cari scettici, e adesso?»

di Mario Lancisi
È tornato Toni e fulmini «Cari scettici, e adesso?»

Luca era visto con sarcasmo dai tifosi viola e fiorivano scommesse sul suo flop Con la doppietta nel derby col Siena è arrivato a quota sei, ora chi lo ferma?

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FIRENZE. Quando il 31 agosto scorso, ultime ore di calciomercato, perso Berbatov, la Fiorentina ha acquistato Luca Toni, a Firenze in molti con lo spiritaccio dei fiorentini si sono messi a ridere: «L’avranno comprato per le sfilate di moda».

Lui, alto 1 metro e 96 centimetri, legato sentimentalmente alla modella umbra Marta Cecchetto, la moda piace, ma ancora di più il calcio e non se la prese. A Firenze c’è già stato, biennio prandelliano,dal 2005 al 2007. Nel primo anno: 31 gol, un record. E vittoria della Scarpa d’oro. I fiorentini lo ribattezzano “Toni e fulmini”. «Sono sicuro che si ricrederanno», sorrise il bomber di fronte agli scettici.

Da quel 31 agosto nella Firenze viola è scoppiato un nuovo gioco di società: quanti gol farà Toni? E giù scommesse a base di cene, vino, e improbabili camminate, tipo a piedi da Firenze a Montesenario, un santuario ad una ventina di chilometri. La posta in gioco oscilla tra pessimisti - da sei a otto gol - a ottimisti - oltre i dieci.

Anche Andrea Della Valle, a cui si deve l’idea dell’acquisto di Toni («questa estate avevo la sensazione che Luca avrebbe fatto bene», ha ammesso ieri il patron viola), ha scommesso, ma non ha rivelato che cosa. Di sicuro è tra gli ottimisti. E con la doppietta contro il Siena (e un rigore procurato) Luca-gol è giunto a quota sei e arrivare a dieci e oltre non dovrebbe essergli difficile. «Anche perché lo sorregge una forma che non pensavo potesse raggiungere. A 35 anni Montella lo ha rigenerato», spiega l’analista tattico Andrea Bacconi (vedi intervista a parte).

Dopo la Fiorentina e il Bayern Monaco, Toni è stata una trottola del calcio: Roma, Genoa, Juventus, fino a spengersi nella squadra araba dell’Al Nasr, allenata da Zenga. Quando sembrava ad un passo dall’abbandono, ecco la telefonata di Della Valle: «Luca, ti fa di venire a Firenze». E Toni non ci ha pensato neppure un secondo per quella che è subito apparsa come una scommessa.

Nato il 26 maggio 1977 a Pavullo, in provincia di Modena, il babbo Gianfranco imbianchino e la madre Valeria bidella, Toni ha masticato fin da ragazzo fatica e pallone: «Andavo a scuola a Pavullo. Prendevo un pullman al mattino per la scuola, poi lo riprendevo per tornare a casa e praticamente non mi fermavo neanche, prendevo la borsa e un panino da mangiare in viaggio e ancora in pullman verso Modena. Rientravo a casa per cena. Il calcio era il mio sogno. E i sogni si conquistano con i sacrifici», ha raccontato Toni. Che approda in serie A, nel Brescia di Baggio, a 24 anni, ma esplode nel Palermo a 26 anni. Da lì è un crescendo: gol a grappoli e titolare fisso in nazionale. Palermo, Fiorentina, Bayern di Monaco, campione del mondo con l’Italia, poi un girovare senza sussulti e senza anima.

Fino alla chiamata dell’amico Andrea Della Valle: «Dai Luca, ci vogliamo riprovare? ». Luca-gol torna a sognare. E a segnare. I gol e l’affetto dei fiorentini lo aiutano anche a sopportare meglio il dolore della sua vita: la perdita, nel giugno scorso, del figlio nato morto. E al quale ha dedicato il primo gol della sua rinascita in viola, il 16 settembre scorso.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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