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SE IL SALONE RIMANE SENZA AUTO
di VALERIO BERRUTI A Londra l’Audi ha appena inaugurato il primo concessionario virtuale. Che significa? Semplice: niente auto esposte ma solo uno spazio molto più piccolo dei normali autosaloni con...
di VALERIO BERRUTI
A Londra l’Audi ha appena inaugurato il primo concessionario virtuale. Che significa? Semplice: niente auto esposte ma solo uno spazio molto più piccolo dei normali autosaloni con 54 metri quadrati di schermi multimediali al posto delle pareti e intorno un arredamento stile Star Trek. All’interno si sceglie, si personalizza e si acquista in modo totalmente digitale l’intera gamma della casa di Ingostadt.
Per interagire con gli schermi e far scorrere immagini, dati e opzioni, ci si sposta sui sensori nel pavimento. Sette tavolini, con 72 pollici di schermi, gestiti da 17 computer e tre server sono per la configurazione delle auto. Ai clienti che vogliono acquistare sono riservate due salette private, con schermi a parete e di campionari di colori, pellami, rivestimenti interni e accessori, per scegliere l’auto su misura, tra oltre tre milioni di opzioni.
Funzionerà? Secondo le ricerche dell’azienda, il 39% dei clienti potenziali comprerà l’auto ad Audi City, il 69% la acquisterà senza prova e il 94% degli ordini arriverà da clienti nuovi per il marchio. Dunque, un potente veicolo per l’immagine di marca ma anche un luogo che si visita per curiosità e divertimento (nei tre mesi sperimentali prima dell’apertura i visitatori sono stati 13 mila). «È una nuova filosofia di vendita», dicono gli inventori di questa formula. Sicuramente un modo per riportare le persone nelle concessionarie, a cominciare dai giovani, abituati e affascinati dalla tecnologia. Un’idea fuori dagli schemi di cui l’auto ha tanto bisogno.
@valerio_berruti
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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