Gioco
«Cuore e un grande gioco, che bello il mio Livorno»
Luca Belingheri sempre più decisivo, con 4 gol segnati nelle ultime 4 gare «La rimonta di Vicenza è un segnale forte, ma io vedo solo quota 50 punti...»
LIVORNO. Belingheri, quattro gol nelle ultime quattro giornate. Sei a 15 in 53 presenze con la maglia del Livorno e a Vicenza è arrivata una doppietta. È un momento magico.
«Sì. I gol segnati sabato sono serviti a portare via punti da un campo difficile. La squadra di Breda in casa è sempre molto pericolosa. Il pari ci ha consentito di allungare la striscia positiva. Adesso siamo a meno 11 dalla salvezza».
Certo che non c'è proprio verso di farvi parlare di altri obiettivi...
«No. Non è il momento. Siamo a 39 e dobbiamo arrivare prima possibile a 50 punti. Ha ragione il mister a non fissare obiettivi troppo lontani: dobbiamo tutti restare concentrati su questa quota 50».
Dei 15 gol che hai segnato in amaranto quale scegli? Qual è il più bello?
«Inutile nascondere che segnare ti dà sensazioni uniche, meravigliose. Fare gol è sempre bello. Lo è ancora di più una rete che serve per conquistare i tre punti. Di sicuro il secondo di sabato è uno dei più belli. A Vicenza è stato importante anche il primo. Ho messo dentro da distanza ravvicinata: significa che ero lì, a un passo dalla porta».
Quell’azione è sembrata uno schema. Giusto?
«Sì, era uno schema provato in settimana. Luci doveva calciare in porta e non passare il pallone, ma c’è stata la chiusura di un avversario, ne è venuto fuori un cross basso e sono stato abile a farmi trovare pronto".
La rimonta del “Menti” vi ha dato prova della vostra forza?
«Sì. La gara di Vicenza, ma anche quella con il Grosseto ci hanno dato ulteriore consapevolezza dei nostri mezzi. Sabato abbiamo costantemente tenuto in mano il pallino della partita. Eravamo sotto di due gol, abbiamo pareggiato ed è un vero peccato che non abbiamo segnato la quarta rete che comunque abbiamo cercato fino all'ultimo. Sarebbe stata una giornata incredibile».
A Vicenza avete giocato, biancorossi compresi, nel nome di Morosini...
«Sì. E abbiamo onorato il calcio. Credo che Piermario da lassù abbia apprezzato e si sia divertito. Certo. Avremmo preferito che fosse ancora con noi. Nello spogliatoio lo ricordiamo in ogni momento».
L'esempio del Moro, il suo dramma ha temprato il carattere di tutti voi. Almeno questa è la sensazione che avvertiamo dall'esterno.
«Sicuramente a livello inconscio qualcosa è cambiato. Abbiamo vissuto quella tragedia in presa diretta. Eravamo lì a pochi metri e la sua morte ci ha segnato profondamente e ha fatto scattare qualcosa, una molla che ci ha cambiato».
Che cosa, secondo te?
«Quando scendiamo in campo abbiamo una motivazione in più. Il ricordo di quell'evento così drammatico ci fa apprezzare di più le piccole cose della vita, la quotidianità, il lavoro».
Nicola ti definisce un giocatore dall'intelligenza tattica straordinaria. Qual è il pregio che ti riconosci?
«È sempre difficile giudicare se stessi. Preferisco che siano gli altri a farlo. In questo caso voi giornalisti. Di certo mi impegno sempre molto. Ci metto l'anima e do sempre tutto. Io, ma anche i miei compagni».
Eppure all'inizio della tua avventura in amaranto facevamo fatica a trovarti una collocazione tattica, un ruolo definito.
«Sono una specie di jolly di centrocampo. Posso giocare dietro le punte, ma sono un finto trequartista perché mi piace anche andare a prendere palla. Nella mia carriera però sono sempre stato in mezzo nei due o nei tre per cui mi trovo a mio agio in qualsiasi posizione».
A Livorno stai vivendo le stagioni più brillanti della tua carriera?
«Sì. Decisamente, anche se ho fatto bene anche ai tempi dell'Ascoli. Ma qui mi trovo benissimo perché adottiamo un tipo di gioco che riesco ad interpretare bene».
Di te stupisce la costanza di rendimento.
«In effetti sto facendo bene. Il segreto? Il lavoro, l'impegno, la fatica e il sudore. In settimana insieme ai compagni lavoriamo duramente e i frutti si vedono al sabato. Poi è chiaro che in partita gli episodi possono indirizzare il risultato da una parte o dall'altra, ma è l'atteggiamento che conta. La continuità è un obiettivo molto complicato da raggiungere però qui tutto è possibile».
Merito di Nicola?
«Sì. E del gruppo. È molto facile giocare bene con questi ragazzi. Quando ognuno conosce a memoria i movimenti che deve fare funziona il collettivo e i singoli si esaltano. Ma attenzione...».
Attenzione per cosa?
«Stiamo viaggiando a dei ritmi pazzeschi, eccezionali. Magari non sarà sempre così. Arriveranno anche momenti difficili».
Per cui è opportuno mantenere i piedi per terra…
«Esatto. Serve equilibrio per gestire al meglio tutte le situazioni. In questa ottica il sostegno della tifoseria e la loro spinta ci aiuta tantissimo. È importante sapere che sono al nostro fianco, in casa sono fondamentali. E infatti il nostro stadio è tornato ad essere molto temuto dagli avversari».
E venerdì altra partita molto difficile con la Ternana.
«Due minuti dopo il fischio finale di Vicenza, il nostro pensiero era già rivolto a quella sfida. Loro sono una buona squadra, reduce da un successo di qualità contro la Juve Stabia. Si tratta di un passaggio molto importante della nostra stagione. E daremo il massimo, perchè state sicuri che non vogliamo fallire».
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