Il Tirreno

Livorno

Bottai, la mangusta azzanna Ackabelen che finisce al tappeto

di Dario Serpan
Bottai, la mangusta azzanna Ackabelen che finisce al tappeto

Boxe, che serata al Palamacchia: in 2500 spingono Lenny al titolo del Mediterraneo della Wbc. Non c’è stato match

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LIVORNO. Un destro diretto, la guardia abbassata di Harun, siamo dentro la nona ripresa da 2 minuti e 7 secondi, quando arriva il colpo che vale il titolo del Mediterraneo Wbc a Lenny Bottai, e un forte abbraccio a chi non ce l’ha fatta. Neanche a rialzarsi, una volta caduto molle al tappeto, perché Harun Akcabalen è uscito in barella dopo attimi concitati in cui ha quasi perso coscienza, con il trasferimento immediato del turco in ospedale. L’applauso dei 2500 del Palamacchia è stato il momento più toccante di una serata di grande boxe, dedicata a Livorno e organizzata dal team Cavallari con la collaborazione della Spes Fortitude. La gente ha risposto, riempiendo due lati delle tribune, cantando e rivendicando il senso di appartenenza. C’erano 4 striscioni per Lenny, uno addirittura in greco, e una ciurma di supporter da Roma per dire «Daje Lenny». Poi gli ospiti speciali: da Federico Dionisi del Livorno a Igor Protti. Vacante, invece, il posto riservato all’Assessore allo Sport Bettini. Quando suona l’inno italiano è sistematico l’attacco in coda di quello del Livorno, perché la bolgia del palazzetto è una succursale della Curva Nord del Picchi. I due emergenti (pesi welter) del Team Cavallari-Ventura Giovanni D’Antoni e Marcello Matano “incignano” il ring: 6 riprese onorate e vittoria di Matano ai punti. Secondo match: qui si lotta per il titolo italiano dei welter, in 10 riprese. All’angolo blù lo sfidante, Antonio Moscatiello della Opi2000, da Milano; al rosso il detentore Gianluca Frezza da Pavia, anche lui Cavallari-Ventura. Dieci riprese ferrate, bravi entrambi, e il campione si conferma ai punti, con questi voti dei 3 giudici: 97-93, 97-93, 98-92. Bottai–Akcabelen.“Generator” dei Bad Religion è la canzone che accompagna l’ingresso sul ring di Lenny “Mangusta” Bottai, pugile classe ’77 al suo ventesimo incontro da professionista, con un trend di 17 vittorie di cui 6 per ko; suo l’angolo rosso. L’altro è per Harun Akcabelen, ventenne turco residente in Germania e un cammino di 12 vittorie di cui 8 per ko. Dodici riprese in programma e una cintura verde per assegnare il titolo vacante del Mediterraneo Wbc. La partenza è brillante, gli spalti sono un’onda sonora e dopo 4 riprese Lenny è in vantaggio di un punto. Dopo 5 arrivano i parziali: 38-38, 39-37 per Bottai, 38-38. Alla distanza il giovane Harun perde colpi e accusa il mancino amaranto. Un destro-sinistro all’ottavo round apre gli occhi sull’epilogo, quindi alla nona ripresa tutto si decide: il turco non è più in gara, Lenny fa un chiaro cenno all’arbitro (francese), il quale però fa proseguire e allora un attimo dopo Harun è alle corde sanguinate dal naso e con la guardia abbassata. Bottai usa il destro per il colpo di grazia al volto e Akcabelen cade a peso morto tra le braccia dell’arbitro, che lo accompagna al tappeto. Mentre Lenny chiede “Silenzio e rispetto” al pubblico, i medici varcano il ring e si portano in barella via Harun, che reagisce ma non è in grado di rialzarsi. Il gong decreta la fine e consegna il titolo al livornese. “Harun ha tutta la mista stima - commenta a Caldo Bottai. Avevo capito che non teneva più i colpi, ma quando picchiava faceva male. Io divido vittoria ed emozioni con la gente. Livorno ha dato tanto alla boxe, ma le istituzioni sono cieche. Se qualcuno dal basso fa qualcosa di buono non bisogna spaventarsi. L’ultimo che ha apprezzato il mio progetto è Gino Calderini”. In mano stringe un libro con la sua foto; per chi lo merita, Gino c’era e ci sarà.

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