Gioco
Il segreto della “Santa”? Un mister psicologo
Da giocatore ad allenatore, Capecchi prova a instillare nella società aglianese la “fame di vittorie”
Per affermare con certezza che il 2013 sarà l'anno della Santabarbara i tempi non sono ancora maturi, tuttavia non è presto per complimentarsi con la squadra aglianese per il campionato di vertice e, con l'occasione, rovistare un po' tra i segreti del successo giallorosso. Il primo salta subito all'occhio con una certa evidenza: in panchina c'è un tecnico fatto in casa, mosso da una grande voglia di vincere e con il valore aggiunto che è pure tifoso della squadra che allena.
Matteo Capecchi è pistoiese ma si sente calcisticamente aglianese a tutti gli effetti: nel suo curriculum di calciatore professionista c'è il periodo d'oro dell'Aglianese, di cui è stato uno degli uomini più rappresentativi, e c'è la società del presidente Ermini che lo ha accolto a braccia aperte in giallorosso consentendogli di chiudere la carriera da giocatore e di inaugurare quella da allenatore. L'avventura in panchina non poteva iniziare meglio, ora però per la “Santa” arriva il difficile: scoprire definitivamente le carte e confermarsi al vertice.
«Non ci siamo mai nascosti – risponde Capecchi – abbiamo il nostro obiettivo e faremo di tutto per raggiungerlo, ma preferiamo farlo vivendo alla giornata». Un po' come dire: sappiamo cosa vogliamo ma non ve lo diremo, neanche sotto tortura. Tornando ai segreti, chissà Capecchi quanti ne avrà carpiti ai tecnici che lo hanno allenato tra i pro. «È tutto relativo – sostiene il mister giallorosso – secondo me conta molto di più aver finito la carriera in Prima categoria. È lì che ho capito su quali aspetti sia importante lavorare a questi livelli: è quello psicologico che conta davvero, più della tattica o della tecnica».
In questo ad aiutarlo c'è Tiziano Betti, vice allenatore, aglianese purosangue. «Se io bastono, lui tranquillizza; se sono troppo accomodante, fa la voce grossa al posto mio», dice Capecchi a proposito del suo braccio destro. «Tiziano – prosegue il mister - è la conferma della bontà delle scelte della dirigenza, che ha allestito uno staff di prima qualità. Dal preparatore dei portieri all'allenatore della juniores, siamo tutti giovani e desiderosi di far bene». La voglia di vincere, ecco il vero segreto. Non il giusto mix tra giovani (tra i migliori del girone) ed esperti, non le scelte tattiche, non l'ambiente casereccio. Tutto molto più semplice: «La fame di vittorie – spiega – è questo che muove i ragazzi: glielo leggo negli occhi ogni volta che scendono in campo, il mio compito è fare in modo che questa fame non passi mai».
Giacomo Carobbi
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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