Gioco
Livorno infinito: ora è secondo
Varese ko con Belingheri e Siligardi. In curva minuto di silenzio per i morti in Maremma
LIVORNO. Buona domenica, volevate un risveglio migliore? Guardate la classifica e godete pure. Impressionante. Livorno secondo in classifica, con 8 punti di vantaggio sulla terza, addirittura 10 sulla quarta, e se proprio vi piace vincere facile, beh metteteci anche 20 punti sulla quartultima.
Questa con il Varese è stata la vittoria numero 10 su 15 partite, 30 gol fatti, il che significa 2 netti di media. Un elisir contro la fuga dagli stadi. Ma nel 2-0 c’è molto di più delle nude cifre: c’è il cuore di una squadra che ha imparato a soffrire.
Apri... Sia chiaro: il 2-0 non è lo specchio di una partita giocata sul velluto. Il gol dopo 12’ di Belingheri (su strepitosa azione di Schiattarella) ha messo la gara in discesa sotto il profilo del risultato, anche se poi l’occasione più clamorosa è capitata a Martinetti (in fuorigioco?) rimasto ipnotizzato da Super-Fiorillo.
Quella rete però è stata tutto fuorchè casuale. Il Livorno è partito con una intensità impressionante, modellato in un 3-5-2 che spesso diventava 3-4-1-2 con Belingheri più alto dietro le punte. Si capiva che il gol era nell’aria e che sarebbe arrivato per la pressione, non per un episodio.
Il simbolo di questo Livorno è stato Schiattarella, schierato ancora esterno destro. Difensore impeccabile su Nadarevic, centrocampista ruba-palloni quando saliva nella zona di Damonte. attaccante micidiale quando ha servito l’assist a Belingheri dell’1-0. Strepitoso.
...e chiudi. Ma nel secondo tempo il Varese ha preso metri, sfruttando forze fresche e un Livorno le cui ripartenze morivano sui lanci lunghi. Anche se poi, alla resa dei conti, questa pressione ha portato rare preoccupazioni a Fiorillo. E anzi nel finale è arrivato pure il 2-0, del solito Siligardi: Nicola l’ha messo dentro solo al 27’ della ripresa, lui ha fatto ammonire Carrozzieri dopo 6 secondi, ha regalato un paio d’assist più dolci della Nutella e poi ha firmato col sinistro il 2-0, messo davanti alla porta da Belingheri.
Ordine e difesa. Ci piace però puntare l’attenzione sul secondo tempo, quando il Varese ha alzato la cresta. In passato il Livorno non aveva mezze misure: se attaccava faceva sfracelli, se veniva attaccato si rischiava il tiro al bersaglio.
Adesso no. La squadra ha imparato a difendersi con un criterio. Magari concede qualcosa in fase di impostazione, ma in area chiude gli spifferi alla grande. Il tutto senza paura di cambiare faccia. Nel finale Nicola ha tolto Gemiti, ha spostato Lambrughi a sinistra e inserito Ceccherini centrale, mossa ineccepibile, sempre nel suo 3-5-2: il Livorno ha guadagnato centimetri e forza, togliendo anche l’ultimo appiglio al Varese che ormai gettava palloni in avanti cercando la spizzata.
Il silenzio e il coro a Nicola. Due flash che meritano di essere ricordati. Il primo a inizio partita, quando la curva nord è rimasta in silenzio per un minuto alzando due striscioni, con su scritto “Un minuto lo facciamo noi” e “La morte è uguale per tutti. Solidarietà con il popolo maremmano”. Scrosciante e lungoi l’applauso di tutto lo stadio. Un segnale forte.
Il secondo a fine partita. Fischio finale, tutti in campo ad abbracciarsi, dalla curva sale alto il coro “Davide Nicola, noi amiamo Davide Nicola”. Direte: che c’è di strano? C’è molto di strano. Perché ormai da qualche tempo la curva ha scelto di ridurre al minimo (se non a zero) i cori sui singoli, sostenendo la maglia. Vi diciamo di più: era dal 2004 che un allenatore non riceveva un coro a favore. Quell’allenatore era Walter Mazzarri. Di questo, Nicola può andare fiero.
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