Il Tirreno

Livorno

È di Nicola il primo set Ecco i 6 segreti della sua gestione

di Alessandro Bernini
È di Nicola il primo set Ecco i 6 segreti della sua gestione

Dalla scelta di Emerson, al lavoro su Schiattarella e Fiorillo, senza dimenticare la tattica. Ma c’è lo zampino di Spinelli

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LIVORNO. Se n’è andato (alla grande) il primo quarto di stagione. Poco per esaltarsi, abbastanza per stringere la mano a chi ci ha portato lassù. Uno di questi è senza dubbio Davide Nicola, tecnico che non ha paura di fare delle scelte: e finora ne ha sbagliate davvero poche.

Se il campionato fosse una partita di tennis, Nicola avrebbe chiuso il primo set 6-0.

1) Voglio Emerson. La sorpresa di questo inizio stagione è il brasiliano Emerson. Ha tutto: piedi, senso della posizione, duttilità tattica, predisposizione alla battaglia. Abbiamo detto “sorpresa” perché sfidiamo chiunque a dirci che si aspettava un campionato del genere da un brasiliano che è in Italia dal 2003, più nell’ombra che sotto i riflettori.

Negli ultimi giorni di mercato c’erano diverse linee di pensiero. C’erano le ipotesi Stovini, Ficagna, c’era la possibilità di andare su un giovane, ma Nicola è stato chiaro coi suoi dirigenti «Se mi chiedete un parere, io dico Emerson tutta la vita». Aveva ragione.

2) Solo Paulinho. Ancora rewind agli ultimi giorni di mercato. Spunta le ipotesi di prendere un centrocampista, Spinelli si dice disposto a mettere dentro un eventuale rinforzo, ma Nicola spiazza tutti: «L’unica cosa che vi chiedo è di non vendere Paulinho. Il resto non mi interessa». Infatti era lui il pilastro.

3) L’altro Schiattarella. Sembrava un giocatore perso, quasi una zavorra. Molte partite opache, pessimo feeling coi tifosi, mille trattative per venderlo che non erano andate a buon fine. Nicola l’ha preso, ci ha parlato, si è messo a lavorare sodo su di lui. Trovando in Schiattarella una disponibilità infinita. E ora, quello che sembrava quasi un avanzo, è diventato ingranaggio insostituibile nel motore amaranto.

4) Niente leader. Lo scorso anno c’era un grosso problema di personalità nello spogliatoio. «Tanti bravi ragazzi ma nessun figlio di buona donna...» ci confidò una volta Perotti.

Visto che non si diventa leader per assegnazione (anzi, in questi casi il rischio è di rovinare la personalità), Nicola ha scelto la via alternativa: non un leader di tutti, ma tutti leader di se stessi.

Per ora sta funzionando alla grande. Chiedete ai giocatori (anche a chi sta fuori) e guardatevi le esultanze dopo i gol.

5) La chance a Fiorillo. Il post-Spezia fu decisamente inquieto. Non tanto per la sconfitta, quanto per il ko di Mazzoni che si accompagnava alla sensazione strisciante che Fiorillo non fosse all’altezza. Ci fu un lungo colloquio tra Nicola e Perotti, vagliando tutte le possibilità. La decisione fu chiara: «A Reggio Calabria è giusto dare a questo ragazzo la chance di dimostrare il suo valore». Da quel giorno la crescita di Fiorillo non si è più fermata.

6) I moduli. Nicola ha ereditato una squadra tatticamente in confusione mentale, con le scorie di una stagione senza capo ne coda. Aveva bisogno di dare delle certezze a questi ragazzi. E l’ha fatto puntando sul 4-3-3, puro, semplice, chiaro per tutti. La squadra è rifiorita.

Dato un volto al Livorno, conquistata la fiducia dei giocatori, raggiunto il giusto livello di certezze, Nicola ha iniziato il lavoro di fino usando il 4-4-2, il 3-5-2, anche il 3-4-3, mescolando le carte in tavola prima che gli altri ci prendessero le misure. Un problema è stato trasformato in risorsa.

I meriti di Spinelli. Detto di Nicola, è bene non dimenticare che questo Livorno che vola è anche figlio di scelte di Spinelli. Perché comunque l’allenatore l’ha preso lui (fidandosi di Perotti) e perché comunque è stato a lui non vendere Paulinho negli ultimi giorni di mercato, quando sarebbe bastato un viaggetto a Milano e una stretta di mano per mettersi in tasca quasi 3 milioni di euro cedendo il 50% del giocatore.

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