Il Tirreno

Livorno

Livorno scopre i nuovi pirati

di Renzo Marmugi
Livorno scopre i nuovi pirati

Quinta vittoria esterna. Ascoli travolto nella ripresa: apre Schiattarella, poi Siligardi-show

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Il pacco postale, l’oggetto del desiderio di mezza serie A, il talento scomodo che molti allenatori preferivano confinare nel freezer, il talento tornato alla base. Nell’album Panini amaranto si chiamano Schiattarella, Paulinho, Siligardi, Dell’Agnello. Poker sulla ruota di Ascoli e il Livorno in trasferta si conferma una macchina da guerra. Cinque vittorie, un pareggio che grida ancora vendetta (a Lanciano) e quel golletto in mischia di Ardemagni a Modena per sciupare l’unica recita esterna della banda di Nicola. 16 punti in 7 partite lontano dal “Picchi”, stropicciatevi pure gli occhi. Terzo posto in classifica rinforzato col cemento armato, +8 punti sulla quarta.

Grande gestione. Mister 110 e lode non l’aveva detto, ma chi ha imparato a conoscerlo provando a interpretare le parole non dette dietro ai suoi occhi azzurro cielo aveva capito che il 3-5-2 visto nel secondo tempo contro il Bari sarebbe stato sdoganato fin dal primo minuto. Bernardini, Emerson e Lambrughi difensori, con Schiattarella ad aiutare il pivot sulla fascia destra e Gemiti pronto a fare lo stesso con “Lambru”. Primo tempo in maschera contro il modulo speculare dell’Ascoli. Possesso palla, una partita a scacchi, portiere impegnati poco e soltanto con tiri da lontano, arrivati col prefisso telefonico. Due pugili che si studiano, evitando di scoprirsi.

Il soldatino. Ma a inizio ripresa è bastato poco per capire che il Livorno stava per togliersi la maschera. Alzando il ritmo di gioco e aumentando le discese sulle fasce (Gemiti a sinistra, “Schiatta” di là), i due fattori buoni per scavare la differenza. Pasquale Schiattarella, uno che il radiomercato estivo dava in partenza e scambiabile un po’ con tutti (Juve Stabia, Reggina), invece è rimasto in amaranto diventando una pedina fondamentale del centrocampo. Secondo gol in sequenza: primo timbro col Bari, ieri un bis molto simile. E otto minuti dopo l’espulsione di Scalise per un tuffo in area amaranto degno di Tanya Cagnotto, ha sparigliato definitivamente la partita.

Fattore Siligardi. Era fermo ai box dall’8 ottobre, bloccato da quel calcione nel polpaccio preso da un difensore dello Spezia. Nicola l’ha ripresentato un mese dopo al 24’ del secondo tempo, un minuto dopo il triangolo con Paulinho buono per mettere in mezzo un assist rasoterra ideale da scaricare in porta. Arma letale, insomma. Che al 35’ ha provocato un altro rosso fra i bianconeri di casa (espulso Faisca), poi un colpo di tacco per aprire l’autostrada a Lucci verso la porta, interrotta da un rigore di Prestia. Inevitabile lasciargli la trasformazione, che “Sili” ha tramutato nel settino gol stagionale.

Dell’Agnello. Il sabato al “Del Duca” ha scatenato anche la rabbia repressa di Simone Dell’Agnello. Entrato al 41’ st e un minuto dopo puntuale per gonfiare la rete capitalizzando un altro assist al bacio di Gemiti (lo stesso che aveva innescato l’1-0 di Schiattarella) in area piccola. Primo gol in serie B, ci voleva. La conferma che Davide Nicola ha la memoria lunga e sa dare una chance a chiunque la sappia aspettare.

Il cameo concesso a Meola sul 4-1 non sarà servito sul piano tattico, in compenso contiene un enorme significato simbolico. La conferma che nei 29 punti del Livorno in 14 giornate c’entra la forza di un gruppo mai così unito, dove tutti - titolari e riserve - sono pronti a buttarsi nel fuoco per questo allenatore che sa mischiare calcio, tattica, psicologia e rapporti umani in una miscela esplosiva. Teniamocelo stretto a lungo.

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