Toscana
Dionisi la piazza all’incrocio dei pali
«L’obiettivo è la salvezza, ma un sogno nel cuore ce l’ho: giocare con questa maglia in serie A. Ora a Ascoli senza paura»
LIVORNO. Federico Dionisi, che bel Livorno.
«Bello e intelligente perché non ci montiamo la testa».
Neanche un po?
«Neanche un po’. Siamo appena a un quarto della stagione e comunque i nostri obiettivi sono altri».
Nicola vede solo l’obiettivo della salvezza.
«E noi pure. Siamo messi bene, ci manca ancora qualche punto. Prima mettiamoci al sicuro e poi...»
Poi si sogna.
«Ma sì, una volta che la salvezza sarà al sicuro, credo che tutti saremo più liberi di sognare».
E il tuo più grande sogno qual è?
«Se proprio posso esagerare, dico giocare un giorno in serie A con la maglia del Livorno. Sarebbe il massimo».
Affezionato all’amaranto.
«Molto. Sono qui dal 2009. la mia vera carriera la sto facendo con questa maglia. E poi mi piace la città, mi considero un giocatore fortunato ad avere incontrato Livorno».
E viceversa.
«Beh, quello lo devo dimostrare io ogni giorno».
Lo scorso anno c’era il Padova a marcarti stretto, in estate sono arrivate anche altre chiamate, eppure non hai mai mosso un dito per chiedere di andar via. Come mai?
«Le trattative le devono fare le società e non i calciatori».
Sì, teoricamente. Ma sai bene come un calciatore possa condizionare le scelte di una società.
«Questo è vero. Ma non vedo una ragione per cui dovrei chiedere di andar via da Livorno. Oltretutto andrei contro la società che mi ha voluto e mi ha lanciato. Sto bene sotto ogni profilo».
Anche nello spogliatoio.
«Certo, adesso siamo davvero un gruppo super».
Già, “adesso”. Perché lo scorso anno le cose non andavano così bene.
«Beh, è innegabile che il legame tra noi è molto più forte. Ci sono tante piccole situazioni che a volte possono portare problemi, in questa stagione invece remiamo tutti dalla solitaa parte e c’è grande unità di intenti».
Nicola, anche sotto questo profilo, ha avuto i suoi meriti.
«Mi sembra chiaro. Ma non devo certo essere io a far notare i grandi meriti di questo allenatore».
Noi invece abbiamo notato che quest’anno Dionisi protesta e si lamenta meno con l’arbitro.
«Diciamo che c’ho lavorato su... Era un difetto, sto cercando di correggerlo e in questo la società mi aiuta molto. In queste prime 13 giornate mi fa piacere che il cambiamento si sia visto, ma è ancora lunga e non devo mollare».
Come va la vita con questo tridente?
«Se ne parla tanto, ma in realtà i risultati di squadra si ottengono in gruppo. Se io o Paulinho o Siligardi segniamo, vuol dire che dietro c’è un lavoro della squadra e dell’allenatore».
Il pregio del Livorno.
«La capacità di reagire subito. Un anno fa, dopo ogni sconfitta c’era sempre una tragedia. Adesso, se cadiamo, ci sappiamo rialzare con più rabbia di prima».
Un difetto.
«Subiamo ancora qualche gol di troppo, ma in allenamento stiamo lavorando per migliorarci».
Hai visto Verona-Sassuolo?
«Sì, due ottime squadre, c’è poco da dire. Sinceramente speravo in un pareggino invece...».
Allora guardi l’alta classifica.
«Siamo lì... Comunque questa serie B è un campionato particolare, strano. Il nostro merito è di aver giocato almeno alla pari con tutte, tranne forse contro lo Spezia.
Ora c’è l’Ascoli.
«Squadra che lotta e combatte con tutte le proprie forze. Ma andiamo là per giocarcela, come sempre».
A Livorno lo stadio è passato dalla Grande Depressione a un ritrovato entusiasmo. Che sensazione avete in campo?
«Guarda, contro l’Empoli ero in tribuna perché infortunato e ti giuro che ho sentito i brividi sulla pelle dal tifo che arrivava dalla curva. E non so se contro il Bari ce l’avremmo fatta a resistere nell’ultimo quarto d’ora senza la spinta incredibile della nostra gente. Ne parliamo spesso tra noi. E siamo tutti d’accordo che bisogna andare in campo e lottare per questi tifosi».
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