Il Tirreno

Livorno

Anche il Livorno fa la Resistenza

di Alessandro Bernini
Anche il Livorno fa la Resistenza

Quindici minuti finali di fuoco, ma in 10 contro 11 gli amaranto difendono col cuore il 2-1

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LIVORNO. C’è da essere orgogliosi di questo Livorno. Non ricordiamo negli ultimi anni una squadra capace di lottare, soffrire e giocare col cuore come questa. Non è un Livorno di fenomeni e non è il caso di esagerare con le aspettative, però intanto gustiamoci questa creatura di Davide Nicola che ieri è uscita dal campo tra gli applausi dei 5mila presenti e sotto il coro “vi vogliamo così” della curva.

Era dal 1972 che il Livorno non batteva in casa il Bari.

CUORE AMARANTO. È stata una partita “alla Livorno”. Gran partenza (gol di Dionisi al 5’ su rigore conquistato da Paulinho), un pizzico di sofferenza, il 2-0 a inizio ripresa (Schiattarella su assist favoloso di Paulinho), poi un paio di occasioni sprecate per chiudere il conto e nel finale la grande sofferenza visto il 2-1 di Fedato (27’) e l’espulsione di Remedi (29’).

L’ultimo quarto d’ora ti ha tolto il respiro. Il Bari all’assalto con Galano indemoniato, il Livorno a riccio in 10 e salvato da uno strepitoso Fiorillo. Ma in quei momenti, spinto dalla curva, il Livorno ha gettato in campo anche le energie che non aveva. Abbiamo visto Schiattarella andare in cielo di testa, Gentsoglou gettarsi alla disperata su un tiro da fuori, Paulinho rincorrere anche il custode, Emerson caricare tutti, la maglia di Luci spuntare in ogni centimetro quadrato di campo.

Ecco, a partita finita, accantonata l’angoscia di quegli istanti, si può dire che quel quarto d’ora sia stato uno dei più belli da inizio stagione. Un quarto d’ora da leoni.

MODULI A RAFFICA. Anche tatticamente è stata una partita di rara intensità. A inizio stagione il tecnico aveva bisogno di regalare certezze a una squadra reduce da troppi stravolgimenti, per questo aveva puntato sul 4-3-3, punto e basta. Poi strada facendo ha capito che il malato era guarito, e si potevano cambiare i dosaggi di modulo. E dopo il 4-4-2 e il 3-4-3 (usato col Cesena), ieri ha sfoderato pure un 5-3-2 nel primo tempo, con Schiattarella basso a destra e Salviato accentrato, perché bisognava frenare la spinta del Bari.

Piace questo Livorno-camaleonte. Tanto di cappello a Nicola, tecnico preparato come pochi. Più passa il tempo e più rivediamo in lui Walter Mazzarri.

+15 SULLA QUARTULTIMA. Guardi la classifica e ti stropicci gli occhi. Guai dimenticare da dove siamo partiti: il diciassettesimo posto dello scorso anno. Adesso il Livorno è secondo (aspettando Verona-Sassuolo) ma soprattutto ha 8 punti di vantaggio sul confine playoff, ma soprattutto ha 15 punti di vantaggio sulla quart’ultima. Può sembrare riduttivo, ma questo Livorno ha bisogno di obiettivi davanti agli occhi, palpabili, reali. Ha ragione Nicola: nonostante tutto, pensiamo ad arrivare prima possibile a 48, poi se ne parla.

ROSSI E ARBITRI. Un capitoletto ce lo riserviamo sul trattamento degli arbitri. Ne parliamo oggi che il Livorno ha vinto, così da sgombrare il campo dall’idea che la rabbia sia figlia del risultato.

Anche col Bari, c’è stato qualcosa che non ha convinto. A inizio secondo tempo Dionisi va in uno contro uno con Sabelli, l’avversario tocca il pallone di mano, l’arbitro arriva di corsa e sventola il giallo. Ma perché giallo? In questo caso o non si fischia nulla oppure si dà il rosso, perché era una chiara occasione da gol (Sabelli era ultimo uomo).

Molto più duro il pugno sul fallo di Remedi. Un fallo ingenuo che Remedi non doveva commettere (non ci piove), ma nell’80% dei casi l’arbitro per certi interventi tira fuori il giallo.Si dice sempre che alla fine torti e vantaggi si pareggiano: mah, speriamo che la bilancia non crolli prima.

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