Gioco
Quella notte magica che segnai al Bari...
Davide Matteini spinge il Livorno. «Io ho i ricordi, voi lottate anche per me. Tenete stretti Spinelli e questa curva nord»
LIVORNO. Dici Livorno-Bari e pensi alla sfida del 14 ottobre 2003. Quella fu la notte magica del livornesissimo Davide Matteini. Lui, cuore amaranto, raddrizzò la partita proprio al 90' firmando il gol del definitivo 1-1 dopo il vantaggio ospite firmato da Markic. Una serata indimenticabile per questo ragazzo delle Sorgenti. E pensare che sono già passati nove anni.
Davide, ripercorriamo con la memoria i minuti finali di quella sfida...
«Ricordo tutto come se fosse ora. Mazzarri mi fece entrare perché eravano sotto di un gol. Era indeciso se mandarmi sulla destra o dalla parte opposta. O magari al centro. Sta di fatto che all'ultimo minuto arrivò il pallone Giusto. Lucarelli fece un blocco che mise fuori causa un difensore e mi ritrovai solo davanti al portiere Battistini. Lo infilai con un destro rasoterra sul suo palo».
Dopo di che?
«Tutti sotto la curva e una gioia infinta che a ripensarci adesso mi rivengono i brividi».
Nove anni dopo, la scorsa settimana, Federico Ceccherini ha provato la tua stessa emozione: gol sotto la nord con la maglia del Livorno. Il massimo per uno cresciuto a pane, salmastro e amaranto.
«Sì. So bene che cosa ha provato. Sono sensazioni indimenticabili».
Che consigli ti senti di dare a questo giovane, promettente difensore?
«Deve godersi il momento, ma rimanere con i piedi per terra. Solo noi capiamo che cosa vuol dire indossare la maglia amaranto. Adesso lui deve lavorare duramente perché ha i mezzi per fare carriera. Gli auguro di indossare la maglia di una big, prima o poi».
Quest'anno hai visto il Livorno anche dal vivo. Che impressione ti ha fatto?
«Ottima. È una squadra concreta, compatta e completa. Magari in altre stagioni ha avuto un organico anche più forte, ma mancavano quelle tre componenti fondamentali. In questo Livorno, tranne Paulinho, Dionisi ed Emerson non ci sono grandissime individualità, ma la voglia e l'entusiasmo che ci mettono fa la differenza. Non voglio neanche dimenticare Luci. Il suo contributo in mezzo al campo è molto prezioso».
Secondo te dove può arrivare questa squadra?
«Spero che sia l'anno della svolta, quello buono. Se lo fosse sarei felice per i tifosi, tra i quali mi metto, per Schiattarella e per Dionisi che conosco. E poi anche per il presidente Spinelli. So che spesso viene criticato, ma è bene tenerselo stretto. Lui ha sempre fatto il bene del Livorno. Lo ha tenuto in serie A o in B e poi ha sempre pagato tutti i suoi tesserati e dipendenti fino all'ultimo euro. E questo è straordinario. La società non ha un centesimo di debiti, mentre ne vedo tante che non arrivano in fondo al mese».
Torniamo alla stretta attualità. Con il Bari che partita sarà?
«Molto complicata. Loro hanno perso male con l'Empoli, ma hanno giocatori come Bellomo, Caputo e Iunco che possono risolvere la gara in qualsiasi momento. Ma credo che se gli amaranto ci mettono la stessa voglia che hanno mostrato fino ad ora possono vincere. In pratica il Livorno deve giocare da Livorno».
Quando sei venuto allo stadio hai rivisto anche una bella curva. Quello è un valore aggiunto, vero?
«Eccome! Livorno, con tutto il rispetto, non è Castel di Sangro. Quando la squadra va, fanno presto ad accorre in dieci-quindicimila. L'inizio di questo campionato è stato fantastico e ha trascinato la gente che comunque era già ben disposta. Adesso non rimane altro che continuare su questa strada».
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