Gioco
Peccato Livorno, bastava poco...
Il pari-beffa del Lanciano arriva al 47’ della ripresa. Ma gli amaranto restano terzi
INVIATO A LANCIANO. Che peccato. Subire il gol del pareggio al 91’, quando si è già alzata la tabella del quarto uomo fa male, malissimo. Un pugno nello stomaco. Ci eravamo illusi di poter vivere di rendita sul golletto segnato nel primo tempo da Belingheri, la legittimazione di una supremazia abissale. Perché il Lanciano aveva segnato la miseria di 7 reti in 11 giornate, e come goleador ha il terzino Mammarella, non certo uno degli otto attaccanti.
Regola infranta. Quattro trasferte sui campi di avversarie medio-piccole e gli amaranto erano sempre andati alla cassa: Juve Stabia, Pro Vercelli (a Piacenza), Crotone, Reggina. Lanciano sembrava poter confermare questo teorema, invece al 46’ del secondo tempo l’ennesimo cross scodellato in area ospite è stato scaraventato dentro da Volpe, uno dei tre cambi della disperazione buttati nella mischia dal tecnico di casa.
È normale, quando abbassi il baricentro il pericolo può arrivare anche da un soffio. E il Livorno nel secondo tempo è sembrato un po’ sulle gambe, troppo schiacciato forse convinto di riuscire comunque, in un modo o nell’altro, a portare sul charter verso casa altri tre punti esterni.
Sorprendimi. La canzone degli Stadio, sparata dagli altoparlanti dello stadio Biondi, è stata di buon augurio per il Lanciano. In casa aveva pareggiato quattro volte e perso di goleada con l’Empoli. Col Livorno torna a muovere la classifica: intasca un punto anche meritato, perché 2’ prima dell’uno a uno lo stesso Volpe aveva centrato una traversa clamorosa da due passi. Segno che il vento freddo della notte abruzzese era cambiato. Il Livorno a centrocampo filtrava di meno, soprattutto non ripartiva più con precisione, anche se il neo entrato Piccolo si è mangiato il 2-0 in contropiede e Paulinho ha solo fatto la barba al palo. Ma il calcio non è trigonometria, non sempre il risultato ti dà quanto vedono gli occhi.
Beling. Se tutti gli allenatori gli hanno voluto bene ci sarà un perché. Il ragazzo educato, che gioca, suda e sembra non spettinarsi mai, in campo si muove come una banca dati. E soprattutto dove lo metti sta. Cambiano i tecnici, ma “Beli” resta sempre una certezza. Se non gioca non crea problemi, l’assenza di Siligardi ha indotto Nicola a schierarlo titolare e l’uomo di Lovere galleggia fra centrocampo e attacco nel 4-3-3 atipico sdoganato per la prima volta a Reggio Calabria.
L’occasione gli capita sul piede al 38’, un cross rasoterra col telecomando servito in area da Paulinho, scattato sull’out sinistro in contropiede, servito su un altro lancio da stropicciarsi gli occhi targato Gemiti. Belingheri, il giocatore affezionato ai suoi scarpini gialli, ringrazia e scarica in gol. Primo timbro stagionale per lui, arrivato a Livorno il 28 gennaio 2011, scambio alla pari con Pagano girato al Torino. E’ il sigillo a una supremazia enorme per tutto il primo tempo, ma dalla quale gli amaranto hanno spremuto solo una traversa (bellissima destro a giro) di Dionisi al 13’. Il resto è possesso palla in quantità industriale, pizzi e merletti di Bruges. Tanto rumore per poco.
Beffa. Nel finale, quando il Livorno non riesce più a ripartire per fare male, Nicola spara tre cambi dal 31’ secondo tempo in avanti. Ma l’inerzia ormai è del Lanciano, che ci crede. E infatti strappa il pareggio. Per gli amaranto è una lezione da memorizzare nel processo di crescita di una squadra comunque fino a oggi sopra ogni attesa. E che conserva con orgoglio il terzo posto. Mai dimenticarlo
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