La protesta
Decidono in 6, e sbagliano tutti
La Juve vince a Catania dopo due errori devastanti che mandano in crisi il sistema arbitrale
CATANIA. Altro che veleni: la giornata nera degli arbitri dà fuoco alle polveri e lascia un segno forse indelebile sul campionato. Si comincia col fuorigioco non visto sabato sera a San Siro sul gol-partita del Milan, si conclude con tre-quattro squadre che schiumano rabbia per importanti e discutibili decisioni avverse, ma soprattutto scoppia un caso davvero clamoroso e pericoloso nell’antipasto domenicale di Catania, che la Juventus vince con un gol molto dubbio e dopo un gol regolare sul filo del fuorigioco concesso e poi non convalidato ai siciliani. Peggio ancora: il modo e i tempi con i quali queste decisioni sono state prese hanno innescato una tempesta di polemiche. Insomma, la credibilità del sistema esce ancora una volta gravemente compromessa.
Il fatto. Al “Massimino” succede tutto al 25’, sullo 0-0: un’azione lineare con Marchese che crossa un pallone dalla sinistra, Spolli e Lodi ne prolungano la traiettoria, la sfera non bloccata da Buffon in ritardo finisce sul palo e viene raccolta da Bergessio che ribadisce in rete. La posizione dell’attaccante argentino, vista la moviola, è tenuto in gioco da Asamoah, ed è senza ombra di dubbio regolare e il gol andrebbe assegnato. Qui, però, arriva il pasticcio arbitrale: dopo una prima incertezza il guardalinee Maggiani corre verso il centrocampo e Gervasoni convalida la rete, ma di fronte alle vibranti proteste della panchina bianconera e l’intervento dell’arbitro di porta Rizzoli l’assistente del direttore di gara torna sui suoi passi. Dopo un conciliabolo con Gervasoni e con Rizzoli arriva il dietrofront: gol annullato. Lo stadio esplode, e ancor di più esploderà nella ripresa quando a Vidal viene concesso il gol-partita viziato da un offside in partenza di Bendtner, e quando il Catania resta in 10 per l’espulsione di Marchese. Durissime le proteste, in primo luogo del presidente Pulvirenti - anche lui cacciato dal campo - che parla di «morte del calcio». A nome della Juventus, il dg Marotta ammette che il gol era buono, ma dichiara che la vittoria bianconera è stata comunque meritata.
Quasi un minuto. Il conciliabolo seguito al gol di Bergessio è durato 40 secondi, per qualcuno addirittura 48. E l’impressione è che la decisione reale sia stata presa dal giudice di porta Rizzoli, consultato dal guardalinee Maggiani che non ci capiva più nulla. Questo riaprirebbe un dibattito molto delicato: può un giudice di porta - a maggior ragione se ritenuto il miglior fischietto italiano - assumere una decisione di questo tipo, in pratica bypassando la stessa autorità dell’arbitro? La risposta è incerta: il giudice di porta ha competenza su quello che avviene in area - e non solo sui gol fantasma - ma la sua posizione rende molto difficile una decisione di questo tipo. Per di più, proprio l’esistenza e la funzione dei giudici di porta sono da mesi al centro del braccio di ferro tra la Fifa che invece vorrebbe la moviola e la tecnologia, e la Uefa che preferisce l’occhio umano. «Sono le grandi che non vogliono la moviola», ha tuonato ieri e non a caso Pulvirenti: in conclusione il caso-Catania potrebbe dunque avere ripercussioni ben più vaste.
Le altre decisioni. Errore c’è stato anche sul gol della Juventus al 57’: sul passaggio di Vucinic, Bendtner parte in fuorigioco sia pure molto più lieve (vista la moviola) e difficile da valutare; poi Vidal segnerà in tap-in dopo la respinta di Andujar. Poco da eccepire invece sull’espulsione di Marchese, frutto di ingenuità e di nervi scoperti da parte dei catanesi.
Ma considerati anche i gravi errori visti soprattutto in Fiorentina-Lazio e Torino-Parma, la nona giornata del campionato rischia di passare alla storia. E non certo per il bel gioco e lo spettacolo.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
