Gioco
Calci ai ricordi nel derby post alluvione
Aullese-Lunigiana a un anno dal disastro Uno striscione il simbolo della rinascita
INVIATO AD AULLA. Quasi un calcio ai ricordi. È un pallone che rotola tra l'indifferenza delle istituzioni e praticamente quella della curva. Solo uno striscione a rammentare che quello d'oggi è un derby simbolico, speciale a prescindere dal risultato, perché ieri sul quel terreno c'erano tragedia e morte. Qui campo alluvionato di Aulla. Un anno dopo. Piove a dirotto. E il calendario di prima categoria, girone A, propone la sfida di campanile tra Aullese e Lunigiana, ovvero Pontremoli.
Una coincidenza di date. Il 25 ottobre del 2011, un'ondata di maltempo eccezionale, in pochissime ore è piovuto quanto in inverno può piovere in un mese, spezza gli argini del Magra, cancella ponti, trascina via vite (due i morti) e case. Nell'alto bacino del Magra sono almeno cinque i ponti crollati, una decina le frazioni isolate, un'infinità di frane rendono difficili gli spostamenti. I danni sono enormi.
I segni dell'alluvione sono nella memoria e nel cuore della gente. Qui, allo stadio, si pensa a giocare. Anche lo striscione a bordo campo lo dice: "Aulla distrutta dalle bombe, affondata nel fango, mai vinta è sempre risorta. Forza Aullese". Memoria e orgoglio di parte. Sarà perché piove, ma colpisce il vuoto di cerimonie. Specie riavvolgendo il filo dei ricordi. Perché nelle ore successive all'esondazione in molti a scesero a valle da Pontremoli e da tutta la Lunigiana per aiutare chi, in un attimo, aveva perso tutto. E se il calcio per dirla con Pier Paolo Pasolini "è l'ultima rappresentazione sacra del nostro tempo. È rito nel fondo anche se è evasione". Allora questo derby è un'occasione mancata. Vince la Lunigiana, che espugna il Quartieri con un netto due a zero, ma perdono un po' tutti.
A ricordare la forza della natura ci pensa Cassandra. Non è l'alluvione di un anno fa, ma il clima è quello. E la precisione è quasi beffarda. La giornata è grigia. Umida. Eppure, nei volti dei calciatori che sfilano dopo il riscaldamento verso il campo leggi solo la tensione agonistica. Una passione vera, più forte del freddo e del bagnato. Anzi, l'acqua su di loro sembra scivolare via. In tenuta neroverde sfilano i padroni di casa dell'Aullese. A lato, di buon passo, anche i gialloblù della Lunigiana fanno il loro ingresso in campo. In testa ai due cordoni c'è l'arbitro. Un fischio e tutti si schierano al centro, fronte tribuna. Un minuto di silenzio. «Ma che è successo?», chiede dando di gomito un ragazzo al suo vicino. «Boh!? Forse sarà per la pioggia», risponde l'altro. Invece, quel minuto è per far memoria sulla morte di due uomini. Quella del militare italiano ucciso in Afghanistan, il caporale Tiziano Chierotti, 24 anni originario di San Remo, e dell'ex assessore di Aulla Domenico Tasso, fulminato da un infarto nella notte tra venerdì e sabato a 70 anni. Per chi ha cuore però, in quei secondi, c'è spazio anche per le due vittime dell'alluvione.
Gli unici brividi dal campo arrivano dai calci piazzati. Le azioni partono così. La palla non gira. Corre nell'aria ma sull'erba è inghiottita dal fango. Hai voglia a spingere. Non regge il passo. E spesso resta indietro al piede. Lo dice anche l'esterno neroverde Leonardo Cantoni: «È difficile giocare la palla su questo terreno, dobbiamo sfruttare le palle inattive». Lo sguardo è fisso sul campo, ma la partita per lui si gioca dalla tribuna. Sconta due turni di squalifica e soprattutto l'amarezza di non aver potuto onorare il derby a cui teneva di più. Nell'Aullese il ventiduenne Leonardo è l'unico ad aver fatto i conti con l'alluvione, la casa di famiglia affaccia sull'argine. «Ci tenevo a essere della partita. L'acqua c'ha portato via un'auto e tutto quello che avevamo in garage e in cantina. Ma c'è motivo per esser contenti, anche perché quasi tutte le attività in città si sono riprese. E se oggi vincessimo sarebbe un doppio risultato». Invece, al termine la sconfitta è doppia.
Gli schemi saltano. La palla va dove vuole l'acqua. Quel bagnato che maschera i limiti tecnici, rende goffi e cancella le qualità in campo. «Alza lo sguardo», urlano dalla tribuna al portatore di palla. La risposta la dà un vicino: «Se capisse queste cose dovrebbe giocare in serie A». I minuti corrono. Chi siede all'asciutto non si fa illusioni. Si accontenta dell'impegno dei ventidue, perché di gioco giocato non ce n'è. Qualche tiro per parte. Nessuna emozione. Poi la palla su rimessa in gioco arriva ai piedi di Petazzoni, che indovina un rasoterra capace di schivare le pozze e insacca in rete, a raso del palo. Un vantaggio sul finire del primo tempo che per i gialloblù è un'ipoteca sul risultato finale. Lo sa anche il mister dei neroverdi Mauro Nardini. È squalificato. Scende dalla tribuna e si piazza dal lato opposto del campo, in piedi su una panchina battuta dalla pioggia. Incurante, prova a gridare qualche dritta ai suoi. Ma non basta. C'è più cuore che gambe sul campo. Nessuno si risparmia, ma la pioggia non si ferma. E la partita si archivia sul due a zero con un calcio di rigore. Il gialloblù Musetti dal dischetto è implacabile.
Anche le scintille hanno vita breve oggi. Qualche spinta di troppo, un'entrata un po' spericolata. Ma i tafferugli si placano subito. E dagli spalti i campanili neppure si rispondono. Ognuno guarda alla sua parte. Come il dimissionario direttore sportivo dell'Aullese, Sandro Tosi, a proposito dell'assenza sugli spalti delle autorità cittadine. C'è solo il sindaco Roberto Simoncini, ma arriva dopo i primi quindici minuti di gioco. «Promettono e poi spariscono», si sfoga Tosi che la partita la segue da casa per problemi di salute. E lo fa con un occhio alla mancata cerimonia a un anno dall'alluvione e l'altro al ritardo con cui partiranno i lavori per realizzare un campo in sintetico con tensostruttura a lato del green del Quartieri, nell'area dell'ex tiro a volo. «Sembra che la squadra sia solo un mio problema, ma con quell'impianto potremmo sostenere le spese». Un affondo a cui replica il sindaco. «I lavori si faranno e termineranno tra maggio e giugno. La priorità era togliere la ghiaia». Quella portata in città e l’altra ammassata nell’alveo del fiume. Mentre sulle cerimonie sfuma: «Quelle ufficiali si sono tenute il 24 e 25». Il presidente dei pontremolesi Pietro Rizzi, a fine match, ha la testa solo per l'ottavo risultato utile dei suoi. «Dovevamo portare uno striscione per celebrare la ricorrenza dell'alluvione – dice Rizzi –, ma chi doveva pensarci si è ammalato».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
