Il Tirreno

Livorno

«Mi fa paura il mio amico Dionisi»

di Fabrizio Pucci
«Mi fa paura il mio amico Dionisi»

La partita vista da Manuel Iori, ex che ha lasciato un bel ricordo. Il Cesena? Grande rosa ma siamo tutti nuovi, serve tempo»

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LIVORNO. Stiramento del legamento collaterale mediale del ginocchio destro. Questa, in freddi termini scientifici, la diagnosi che costringerà l'ex Manuel Iori a saltare la sfida di domani sera all'Ardenza. Ironia della sorte, una delle partite a cui il regista del Cesena non avrebbe rinunciato per niente al mondo. L'infortunio tuttavia non impedisce all'uomo di Gavirate di parlare della sua avventura romagnola e dei ricordi amaranto datati 2010/11.

Manuel, parliamo proprio di Livorno. Quale immagine ti sei portato con te della nostra città?

«Molte. Ho ricordi bellissimi. Mi piaceva la città e ho apprezzato il calore dei tifosi. Ho ancora molti amici, anche fuori dall'ambito calcistico. Persone con cui ho instaurato un rapporto solido e duraturo. Mi dispiace proprio non essere della partita. Sarebbe stata l'occasione di rivedere tutti quelli a cui voglio bene».

Analizziamo il match. Il Livorno è reduce da due sconfitte interne consecutive. Il Cesena è partito male. Nessuno può sbagliare.

«È vero. Gli amaranto stanno facendo bene al di là degli ultimi scivoloni. La loro classifica dimostra che hanno qualità. Noi abbiamo sofferto all'inizio, ma dopo l'arrivo di Bisoli in panchina al posto di Nicola Campedelli siamo migliorati anche se abbiamo perso due partite».

Eppure, rosa alla mano, il Cesena non sembra essere così scarso…

«No, ma ci troviamo in questa situazione per una serie di fattori. L'ambiente, per esempio, sta iniziando adesso a metabolizzare la retrocessione dell'anno scorso. E poi la nostra squadra è completamente nuova. Basti pensare che quest'anno tutti gli undici titolari giocano insieme per la prima volta. A Livorno sarà dura, ma dobbiamo invertire il trend che in trasferta ci vede spesso in difficoltà».

Che cosa temi del Livorno?

«Il talento dei suoi giocatori. In attacco ha infinita qualità».

Sì, ma il tridente è spuntato, vista l’assenza di Siligardi…

«Indubbiamente il forfeit di Luca ci avvantaggia perché ha iniziato il campionato alla grande, ma attenzione. Chi lo ha sostituito ha fatto molto bene. Sia Piccolo che Schiattarella se la sono cavata ottimamente. Il tutto senza contare gli altri due: Paulinho e Dionisi».

In effetti stiamo parlando di due sicurezze.

«Sì, Paolo è un attaccante vero. Può fare reparto da solo. E Federico? Tra noi c'è una profonda amicizia e ci sentiamo spesso, ma non difetto di obiettività se dico che, in questa categoria, di punte forti come lui ce ne sono davvero poche».

Per ora abbiamo parlato dei singoli, ma è tutta la squadra amaranto che convince. Non trovi?

«Certo. Perché questo è un gruppo ampiamente rodato. I ragazzi giocano insieme da qualche anno. Si conoscono bene e si vede. Inoltre in questa stagione l'ambiente è carico. I tifosi fanno sentire il loro sostegno e lo spogliatoio ne trae beneficio».

Un anno a Livorno, uno al Torino ed ora Cesena. Sei un nomade del calcio, ma purtroppo non riesci a dare la scalata alla serie A. Perché?

«Sono scelte. Il mio cartellino è di proprietà del Chievo e con la società si è convenuto che per me fosse opportuno andare a giocare, anziché essere utilizzato saltuariamente. Rimpianti? No, nessuno. Semmai un'ultima cosa: vorrei tanto salutare con affetto i livornesi. Sono nel mio cuore».

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