La protesta
Stavolta s’infuria anche Spinelli
«Ho mandato alla Lega la vostra foto del gol. E la storia della maglia a Cacia è gravissima»
LIVORNO. Il match con il Verona ha lasciato un'infinita coda di veleni e polemiche. Con il passare dei giorni l'indignazione per il pessimo spettacolo offerto da Mandorlini e dai tifosi gialloblù(neri) sta lasciando il posto alle valutazioni sulla partita. Fa piacere constatare che in un momento così delicato della stagione la società ha risposto presente attraverso i suoi massimi rappresentanti: il presidente Spinelli e il direttore Perotti. Tanto vulcanico è il primo quanto moderato è il dt.
La rabbia del pres. Aldo Spinelli risponde al primo squillo di telefono. Il timbro di voce è pulito. E' calmo, ma il suo non è disinteresse. Anzi. E' fermezza: «Ci stanno trattando malissimo - dichiara subito - ed arrivata l'ora di finirla. Non possiamo più subire certi torti arbitrali". Le rimostranza del patron non sono limitate al match col Verona: «Anche con lo Spezia siamo stati danneggiati. L'espulsione di Mazzoni non ci stava proprio. Il ragazzo sarebbe stato sostituito perché nello scontro con Okaka si era rotto due costole, ma avremmo giocato in undici contro undici e non avremmo mai perso».
Telefonata ad Abodi. Poi arriva il momento di puntare l'indice sull'arbitro Nasca di Bari, quello di Livorno-Verona: «Il gol di Paulinho era regolarissimo. Ho visto il fermo immagine su Sky e la foto che avete pubblicato ieri sul Tirreno. Le ho inviate al presidente di Lega Abodi al quale ho telefonato per fare le mie rimostranze. E lui mi ha rassicurato: interverrà affinché certe sviste ai nostri danni non capitino più. Mica vogliamo favori, ma neanche errori che ci impediscono di giocare alla pari».
La maglia di Cacia. C'è un fatto, però, che fa infuriare Spinelli: Cacia che alla fine della partita regala la maglia all'arbitro Nasca: «Un gesto gravissimo. Non esiste, non può e non deve più verificarsi una cosa del genere. E' stato proprio un brutto sabato anche per i cori rivolti alla memoria del nostro Piermario. Sono davvero amareggiato».
La calma del dt. Attilio Perotti dispensa pillole di saggezza buone per stemperare il clima infuocato. Con i suoi toni misurati, tuttavia, lascia intendere che della partita maledetta non gli è sfuggito nulla: «Il gol di Paulinho - dice - era da convalidare. Il centrale del Verona aveva effettuato il movimento corretto mettendo ampiamente in fuorigioco il nostro attaccante, ma il loro difensore di sinistra era salito in ritardo per cui Paolo era in posizione regolare. E poi - aggiunge - non ci è sfuggita l'infrazione del portiere Rafael che dopo aver messo la palla per terra in area l'ha raccolta. Doveva essere punito con un calcio a due. E' chiaro che siamo stati penalizzati. In effetti accadono cose inammissibili».
Livorno timoroso. Al netto di tutto questo, però il direttore analizza la gara con acume e lucidità: «Sabato siamo stati inferiori al Verona nel gioco. Loro hanno costruito una partita di grande spessore, hanno costruito alcune palle gol e una l'hanno trasformata con Cacia che in area di rigore è sempre velenoso». E i nostri? «Non abbiamo giocato con la consueta sicurezza e spensieratezza. Probabilmente sul piano psicologico i ragazzi hanno accusato la pressione di dover giocare contro una squadra nata e costruita per vincere il campionato».
Tifosi e squadra. La lettura di Perotti è precisa e puntuale: "I giocatori hanno una forma di profondo rispetto e di affetto verso i tifosi che sono meravigliosi e il nostro uomo in più. Per questo i ragazzi cercano sempre di dare il massimo e anche di più. E ne sono condizionati perché un contorno così bello e caldo può essere un'arma a doppio taglio. Quando giochiamo dobbiamo pensare al campo, al pallone e agli avversari. A ciò che succede sugli spalti ci pensiamo alla fine. A volte vedo voglia di strafare, un eccesso di generosità che può essere controproducente».
Quei veronesi. Infine Perotti parla dei tifosi gialloblù: «Ho vissuto due anni a Verona. Là tutti sanno che c'è una frangia del tifo che andrebbe allontanata dallo stadio e dispersa. Sono brutte persone che quando sono insieme diventano pure pericolose».
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