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Livorno

Don Bosco, tanta autostima

Don Bosco, tanta autostima

Da Prato: «Che gioia vedere i nostri ragazzi protagonisti»

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LIVORNO. Ci sono tanti motivi per amare il basket. E uno di questi è senza dubbio il cuore, il battito di chi è abituato a non mollare mai (il Don Bosco) per asfaltare i soldi, l’esperienza e il talento degli avversari (Montecatini).

Iardella out. Facciamo un esempio: domenica sera, in occasione del derby toscano per eccellenza, il numero 4 labronico è stato costretto ad abbandonare il parquet dopo appena 5 minuti per un forte colpo alla spalla (niente di preoccupante). Buio pesto, avrà pensato qualcuno (e forse più di uno). E invece i “bad boys” di Andrea Da Prato sono riusciti a tamponare l’emorragia arrestando la marcia della gioielleria termale (Scarone, Casoli e Niccolai nel roster guidato da Federico Barsotti) per mezzo di una prestazione non bellissima sotto l’aspetto tecnico, ma concreta e intensa al punto giusto per far esplodere gli oltre 700 appassionati presenti sugli spalti di via Allende: «L’importanza di vincere un derby non sta tanto nel risultato – che comunque ci ha permesso di compiere un ulteriore balzo in classifica – quanto nell’autostima che lievita all’istante in tutti i ragazzi, soprattutto nei più giovani. Vedere un Mazzantini protagonista infatti non potrebbe che inorgoglire me e la società per il grande lavoro svolto negli anni passati. Idem per Cunico, che in 31’ ha gestito con grande maestria possessi di ogni tipo e specie, e Mariani, killer con la bomba del +5 a pochi secondi dalla sirena».

La meglio gioventù. Ma non c’è poi molto di che stupirsi: da un paio di decenni il Don Bosco rappresenta una tra le migliori “cantere” d’Italia, e in quest’ottica l’assenza di una vera e propria squadra di vertice (e per vertice intendiamo una Serie A o Legadue che sia) sembra davvero un’eresia: «La possibilità di poter attingere da un settore giovanile all’avanguardia è un tesoro che non tutti possono vantare, e come se non bastasse i “debuttanti” stanno acquisendo sempre più fiducia di settimana in settimana, anche nei frangenti di estrema emergenza».

Maledetti tiri liberi. Unico neo di una bellissima serata la grave insufficienza dalla linea della carità che il Don Bosco avrebbe potuto pagare a caro prezzo (14 su 35, appena il 40%): «Solo nell’ultima frazione abbiamo collezionato un 5/14, troppo poco per sperare d’imporsi lontano da casa; ma l’altra faccia della medaglia dice pure che con una maggior precisione ci saremmo tolti il dente in anticipo, nonostante l’infortunio di Alessio Iardella».

Andrea Masini

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