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Il peggior Milan da settant’anni

Il peggior Milan da settant’anni

Tutti in ritiro da oggi: mercoledì a Malaga e sabato col Genoa le ultime chances di Allegri

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MILANO. Terzultimo posto, e senza la penalizzazione del Siena sarebbe penultimo: piena zona retrocessione. E non è una barzelletta come potrebbe apparire, non lo è per via di un paio di numeretti che fanno venire i brividi agli sdegnati e accorati tifosi del Milan. Primo dato: da 71 anni la squadra rossonera non perdeva 5 volte in 8 partite. Secondo dato: solo nel campionato 1981-82 il Milan aveva raccolto 7 punti nelle prime otto giornate (e al tempo non c’era la vittoria a 3 punti) , e infatti alla fine di quel campionato retrocesse davvero in serie B. Ecco perché la decisione di ieri della società di tenere tutti in ritiro fino a sabato è un chiaro segnale di emergenza.

Ultima settimana, Max. Dopo il 2-3 subìto sabato sera all’Olimpico con la Lazio, Massimiliano Allegri stavolta è davvero appeso a un filo. Deve come minimo non perdere a Malaga mercoledì sera in Champions - partita difficile, gli spagnoli sono in forma - e poi battere il Genoa sabato a San Siro, altrimenti diventerà il quinto allenatore esonerato dell’era Berlusconi, dieci anni dopo Terim (che fu cacciato, in verità, per molto meno). A 15 anni fa risale invece l’ultimo ritiro lungo come quello ordinato da oggi fino a sabato dalla società, per arginare una crisi finora senza uscita ed evitare di scrivere una delle peggiori pagine dell’intera storia rossonera. Va bene che le cessioni di Ibrahimovic e Thiago Silva e gli addii di tanti veterani hanno tolto alla squadra qualità ed esperienza; ma il peggior Milan da settant’anni non può essere accettato.

Si scalda Tassotti. Dopo settimane nella vana ricerca della svolta, ora anche per Galliani è vano nascondere che l’idea di sostituire Allegri con Mauro Tassotti è divenuta ben più di un’ipotesi. «Non c’è nessun tipo di voglia di cambiare la guida tecnica. L’allenatore resta al suo posto, deve far sì che la squadra faccia punti e trovare la soluzione per uscire da questo momento», ha spiegato l’ad rossonero lasciando l’Olimpico, ma la faccia e il tono erano quelli dell’ultimatum estremo. E infatti ieri la società ha deciso il ritiro per tutti, infortunati compresi, da oggi alle 16 fino alla sfida di sabato sera contro il Genoa al Meazza, passando per la cruciale trasferta di Malaga che potrebbe sancire il rilancio almeno in Champions - ci sono in ballo il prestigio europeo e 15 milioni legati al passaggio del girone - oppure rappresentare il colpo di grazia.

Monta la fronda. Dopo gli attacchi a distanza di alcuni “senatori” andati via - Gattuso in testa - e le frequenti stilettate da Parigi di Ibra, adesso la “fronda” interna contro il tecnico livornese è in crescita evidente, pezzi importanti di squadra non sono più in sintonia con Allegri e non esitano a farlo sapere. Esplicite le critiche di Nocerino e Bonera, assordante il silenzio di capitan Ambrosini negli ultimi giorni; inesplicabile e inaccettabile l’atteggiamento distaccato di Boateng, un fantasma rispetto alla scorsa stagione. La costanza di El Shaarawy e il rientro di Pato (ma ancora il brasiliano ha poca autonomia) sono le uniche note positive.

Ora il Milan ha sei giorni per trovare il massimo della concentrazione e ricompattare lo spogliatoio. L’accusa principale ad Allegri è quella di aver perso il filo e di oscillare fra moduli tutti inadeguati che mandano in tilt soprattutto la difesa e il suo sistema di protezione, che fa acqua da tutte le parti.

E così a Milanello va di nuovo in scena un ritiro. L’ultimo risale alla primavera del 2003, voluto da Ancelotti, ma questo è più lungo e imposto dalla società, somiglia maggiormente a quello del 1998 con Capello in panchina: Allegri forse potrà consolarsi con le disavventure di tali illustri predecessori. Magra consolazione...

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di Redazione web