Il Tirreno

Livorno

Fra Livorno e Montecatini vince Cacco

di RENZO MARMUGI
Fra Livorno e Montecatini vince Cacco

I fratelli Niccolai, Scarone, Casoli; grandi nomi al PalaMacchia. Tra ricordi e un presente in B2

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di RENZO MARMUGI

La storia siamo noi, nessuno si senta offeso. Anche se la storia oggi parla di un campionato scioglilingua, DnB (la ex B2), e di due città, Livorno e Montecatini, che sentono i morsi della crisi, un’epidemia che insieme alle disastrose politiche dei nostri governanti della palla a spicchi ha riportato l’orologio indietro di mezzo secolo. Altro che I-Phone 5, qui siamo tornati al telefono a gettoni. Giocatori disoccupati, società che muoiono come mosche, tanti debiti e sponsor in fuga. C’era una volta la serie A, direbbero i fratelli Grimm nelle loro celebri favole. E in quegli anni formidabili Livorno aveva due squadre al top, Libertas e PL, mentre all’ombra delle terme la passione aumentava più dell’obesità negli Stati Uniti ed esplodeva nel bunker di via Leonardo Da Vinci, con Mario Boni e il suo fratellino Andrea Niccolai protagonisti in campo e nell’immaginario dei tifosi. Oggi le due cugine si affrontano in derby molto più annacquato, anche se il teatro è sempre lo stesso, quel PalaMacchia pieno di rughe e di ricordi. Il Don Bosco è l’unico emblema di Livorno sopravvissuto in un campionato nazionale, sia pure la quarta serie, Montecatini invece tenta di risalire la china dopo i disastri dell’ultimo club, la RB. Sparito, tanto per essere al passo con i tempi.

Al timone nella città delle terme c’è ancora Andrea Niccolai, classe 1968, un bambino infinito che dopo tonnellate di canestri è tornato a casa. E per lui il basket resta un morbo che non si cura. Tessera di allenatore nazionale in tasca, guida gli Under 19 Eccellenza della società in cui sua moglie, Selvaggia Novi, è presidente pro tempore, e Andrea Panati, 46enne figlio di Vito – il signor Panapesca – finanziatore ombra e supertifoso. “Nick” va anche in panchina come vice coach di Federico Barsotti, il suo nome nel giro conta sempre qualcosa se è vero che ha convinto a giocare per lui grandi nomi come German Scarone e Roberto Casoli, ex ragazzi con un pedigree lunghissimo in serie A e anche in Nazionale. Oltre, naturalmente, al suo fratello minore Gabriele Niccolai, che a 40 anni prosegue in canottiera la tradizione di famiglia.

Alla fine vincono i ragazzini d’assalto del Don Bosco (bravi Mazzantini e Martini, importante il veterano Modica), bravissimi a nascondere anche l’infortunio del bomber Iardella, ko dopo 5’ per un colpo alla spalla. Montecatini si arrende perché tira quasi più da tre (7/30) che da due (17/35), concede 18 rimbalzi d’attacco ai leoncini rossoblù, e soprattutto va in lunetta poco e male (7/19, 37%). Con due arbitri scadenti che fischiano un tecnico a Niccolai junior a 2 decimi dalla sirena, tanto per aggiungere un altro po’ di pepe.

«Ma i derby con Livorno - dice Andrea Niccolai dopo aver sbollito la rabbia per la prima sconfitta stagionale - per noi non erano troppo sentiti. Livorno è sempre stata un punto di riferimento, venire ad affrontare qua i maestri già una goduria. La Libertas di Fantozzi, Forti, Carera e Tonut era fortissima, un mito per tutti. Screzi? Ne ricordo uno solo, ma successivo, in Legadue. Ivo Maric, da buon slavo, all’andata ci prese in giro negli ultimi secondi facendo un po’ di numeri sotto le gambe, e allora noi della Snai al ritorno eravamo caricati a . molla. Infatti vincemmo, e quel giochino di prestigio irridente glielo feci io...».

A godersi la partita ieri, da una nuvoletta sopra via Allende, sicuramente c’era anche Gianfranco Benvenuti. Pare di vederlo, Cacco, con quel sorriso guascone da eterno ragazzo, mentre osserva che negli ultimi secondi Scarone e Gabriele Niccolai sparano sul ferro la bomba che potrebbe cambiare la partita. «Un uomo meraviglioso, ci manca tanto - dice Andrea Niccolai -. Lui aveva unito queste due città, spingendole di persona nell’olimpo del basket nazionale. E’ anche grazie a lui se fra Livorno e Montecatini non ci sono mai stati rancori, perchè Cacco, livornese di scoglio, con il suo lavoro era riuscito a creare questo filo diretto, era un emblema di due realtà».

Gabriele Niccolai si ricorda tante partite belle in un palazzetto stracolmo, ma con il Don Bosco dei fratelli Gigena, Wilson, Baker e Dabbs niente di particolarmente cattivo. Perché la vera contrada nemica, per Montecatini, è diventata Pistoia quando ha preso l’ascensore verso la serie A. Oggi Niccolai junior, classe 1972, sembra uscito da uno spot sull’eterna giovinezza. E quando lo vedi con la fede al dito e ti racconta dei suoi figli Rachele (sei anni) e Jacopo (tre), solo allora ti rendi conto che il tempo è passato. German Scarone, invece, dopo una carriera da giramondo di successo ha accolto l’invito dell’amicone Andrea Niccolai per venire a fare la chioccia in un gruppo di giovanissimi. «Quando ho rimesso piede a Montecatini - dice - mi è sembrato che il tempo non fosse mai passato. Una cosa pazzesca. Ho rivisto le stesse facce, i due ristoranti che erano il covo dei cestofili dopo ogni partita (da Egisto e il Gallo), tanti amici. Io qui avevo vissuto due anni meravigliosi, a 37 anni ho ancora voglia di giocare e per me tornarci non è stato certo un problema di stipendio, solo una scelta affettiva. In B2 non c’ero mai stato, mi hanno chiesto di far crescere i giovani del vivaio e io ci sto. Per continuare a respirare aria di basket, il mio mondo da sempre. L’obiettivo è giocare per altre due stagioni, ma fermandosi a ogni estate per ascoltare il proprio corpo. Cosa farò da grande? Sicuramente dentro c’è la voglia di restare in questo ambiente: mi manca l’ultimo esame per diventare allenatore giovanile, poi sono interessato anche al lavoro di personal trainer. Abito a Rimini, chissà. Tutte le porte sono aperte».

Vito Panati, 76 anni portati alla grande (quattro volte la settimana sale sulla bici da corsa e pedala come un ragazzino), ormai non va più alle partite. Ma ogni domenica si informa dal figlio Andrea sui risultati della squadra rossoblù che ai tempi dello sponsor Panapesca galoppò con i due “gemelli del canestro” verso il paradiso. «Speriamo di perdere - aveva detto ieri sera Panati junior - altrimenti la gente di Montecatini si crea troppe aspettative...». E’ stato acconcentato. Gli ex ragazzi dell’Onda d’Urto, gruppo storico del tifo termale nato nel 1989 e simboleggiato da Maurizio Magnani, ricordano ancora un episodio della Livorno post fusione, quando la Lotus Montecatini con Mark Landsberger fu accolta da un lancio di uova e gavettoni di pipì. Il bersaglio? La risposta è già contenuta nella domanda: Mario Boni. Mentre un German Scarone ancora diciottenne in maglia Benetton, proprio al PalaMacchia giocò la sua prima partita da titolare in A2 perché il play americano di Treviso, Winston Garland, centrato da un lanciatore di saliva su una rimessa laterale, si girò tirando una pallonata verso il pubblico. Espulso. Altri tempi, altre situazioni. Non si vede bene che col cuore, l’essenziale è invisibile agli occhi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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