Il Tirreno

Livorno

Veronesi scatenati scendono dai bus ma la polizia li ferma

di Lara Loreti
Veronesi scatenati scendono dai bus ma la polizia li ferma

Alla Baracchina rossa in 20 si scagliano contro gli amaranto Intervento energico della polizia, evitato scontro fra tifosi

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LIVORNO. Sono arrivati insultando gli avversari amaranto, nel corso della partita hanno intonato cori contro Morosini e hanno lasciato Livorno al suono del motivo fascista “faccetta nera”. I tifosi del Verona, giunti in mille in città con pullman e auto private, hanno subito manifestato intenzioni bellicose e aggressive nei confronti degli avversari. Le prime avvisaglie si sono manifestate già all’andata quando, arrivati sul viale Italia, all’altezza di Ardenza, una ventina di veronesi sono scesi dai pullman e hanno tentato di aggredire alcuni giovani livornesi che sostavano davanti alla Baracchina rossa. È stato necessario un intervento energico della polizia per far desistere i gialloblù e spingerli a risalire sui bus. E un fatto analogo è successo al ritorno.

L’atmosfera di tensione si respira durante tutto il servizio di ordine pubblico, soprattutto dalle 14.30 alle 18.30. Quattro ore intense in cui i trecento agenti in servizio, coordinati dal dirigente dell’Anticrimine Francesco Zerilli e dal vicequestore Paolo Rossi, hanno tenuto altissima l’attenzione nella zona intorno allo stadio e poi nel corso del match all’interno del Picchi, col personale in borghese della Digos.

Il mistero degli incappucciati. Le prime tensioni si sono manifestate già dalle 14 quando un gruppetto di incappucciati è stato visto al distributore vicino allo stadio, lato La Rosa. La polizia è subito intervenuta e ha disperso i ragazzi.

Caos sul lungomare di Ardenza. Ma il pomeriggio è entrato nel vivo alle 14.15 quando la colonna dei pullman e delle auto dei tifosi veronesi, scortati dal casello autostradale, sono arrivati sul lungomare. Davanti al Pick Bar (da sempre uno dei punti più critici per l’ordine pubblico) su un bus s’è scatenato un putiferio. Una ventina di tifosi ha costretto l’autista a fermarsi e a farli scendere. Lo scopo era raggiungere dei livornesi che erano davanti al bar. Ma l’intervento repentino della polizia ha evitato il peggio.

Tensione in fase di filtraggio. Non è stato facile neanche il momento dei controlli all’ingresso del settore ospiti. Molti dei veronesi avevano già alzato un po’ troppo il gomito, e si sono mostrati piuttosto agitati verso le forze dell’ordine. In campo c’erano oltre 300 agenti tra i poliziotti livornesi, gli uomini dei reparti mobili, i carabinieri, i finanzieri e i vigili. Polizia e carabinieri si sono schierati in assetto antisommossa, con caschi e scudi, già in via dei Pensieri fuori dallo stadio, per scoraggiare i malintenzionati. Poi un ulteriore schieramento è stato organizzato all’interno dell’area ospiti. La polizia ha fatto anche buttare via bottiglie e qualche striscione ai gialloblù.

Parapiglia in tribuna. Sputi, spinte e calci in tribuna coperta. Tutto si scatena quando l’allenatore del Verona Andrea Mandorlini, sul 2-0, fa un gestaccio ai tifosi amaranto. I gialloblù applaudono il mister e i livornesi si inviperiscono. Nasce una rissa che va avanti per qualche minuto. Poi le acque si placano.

Sfiorato lo scontro ai Tre Ponti. Sono le 18 quando la colonna dei mezzi dei veronesi, scortati da decine di mezzi di polizia e carabinieri, si blocca ancora una volta ad Ardenza. Ai Tre Ponti c’è un gruppetto di una decina di livornesi che sembra avere intenzioni battagliere. E presto gli scambi di provocazioni con i veronesi degenerano. Qualche decina di gialloblù addirittura scende da 3 pulmini e cerca di raggiungere gli amaranto. La polizia scatta immediatamente e da un lato mette in fuga e insegue i livornesi, dall’altro con determinazione fa risalire sui bus i tifosi ospiti. Tutto finisce alle 18.30 quando i veronesi riprendono l’autostrada.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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