Il Tirreno

Livorno

La vergogna dei tifosi del Verona

di Alessandro Bernini
La vergogna dei tifosi del Verona

Cori contro Morosini filmati anche dalla polizia. Solito show di Mandorlini e fiume di veleni

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LIVORNO. La squadra più forte, con la tifoseria più vergognosa. Vince il Verona perché ha speso 7 milioni in estate, vince il Verona perché ha giocato bene, vince il Verona perché nel momento più importante al Livorno annullano un gol buono a Paulinho e non concedono un calcio di rigore possibile sempre su Paulinho.

Ma i meriti di questa squadra sono coperti, anzi, sepolti, dalla vergogna di cui si è macchiata la tifoseria gialloblù. Perché i cori contro Morosini che si sono alzati dal settore ospiti sono un marchio indelebile sulle pelle di ultrà che nella loro storia ne avevano già combinate tante, troppe. Bandiere nere, inni fascisti, e poi come apice dell’imbecillità ecco il coro su Morosini, anzi, sulla madre. Ci vergogniamo anche a riportarlo. Il peggio del peggio.

Per fortuna il gruppo protagonista di questo scempio è stato inquadrato dalle telecamere interne dello stadio: la polizia ha confermato tutto, ed ha già segnalato il fatto alla Procura federale. Verrà aperta un’inchiesta e speriamo che qualcuno paghi. Ma a caro prezzo.

Tra l’altro siamo stati anche a un centimetro dalla sospensione della partita, come spieghiamo anche in un altro servizio. Un altro coro e probabilmente il vicequestore Paolo Rossi avrebbe imposto lo stop.

Le colpe di Mandorlini. Molto del suo ce l’ha messo anche Mandorlini rilasciando delle dichiarazioni allucinanti alla vigilia della partita. «Sono orgoglioso di essere odiato da Livorno e dai livornesi», aveva detto. Non esiste che un tesserato pronunci parole del genere prima di una partita già a rischio. Un esempio di ipocrisia del mondo del calcio: tutti a riempirsi la bocca sulla violenza negli stadi, sulla necessità di riportare i bambini e le famiglie, poi arriva il signor Mandorlini e getta una tanica di benzina sul fuoco. Allucinante.

E vogliamo commentare i suoi gesti a fine partita, in mezzo al campo con le dita alzate?

La rabbia di Luci. Non è un caso che, poco dopo il fischio finale, si sia rischiata una rissa proprio lì, in mezzo al campo. Il capitano Luci voleva andare a dirne quattro a Mandorlini, che intanto proseguiva nel suo show a braccia alzate, ma è stato trattenuto dai compagni. Imbufalito anche Dionisi.

Le lacrime di Gardini. Sarebbe stato interessante ascoltare in sala stampa il commento a questa vicenda di Andrea Mandorlini. E magari fargli qualche domanda, non tecnica. Macchè. L’allenatore ha pensato bene di non presentarsi neanche.

Così la società ha inviato il dg Giovanni Gardini che, ironia della sorte, lo scorso anno era nel Livorno e visse minuto dopo minuto la tragedia di Morosini. Ricordiamo le sue lacrime, il suo volto tremante, conosciamo l’angoscia che gli è rimasta dentro. Ha usato le uniche parole che poteva usare: «Mi dissocio da questi cori e mi scuso, per fortuna non li ho sentiti». In realtà a Gardini si è riaperta una ferita profonda.

In serata è arrivata anche la nota del Verona. “In seguito a un coro offensivo nei confronti di Piermario Morosini, la società intende porgere le proprie scuse più sentite e si dissocia da taluni comportamenti e atteggiamenti che ledono la memoria e l'onore del calciatore del Livorno scomparso. Nonostante l'orgoglio per la propria tifoseria, da sempre sostenitrice impeccabile dei nostri colori, l'Hellas Verona intende debellare con forza cori di questa natura, perché la tragedia di Piermario Morosini è un dolore che non può essere infangato».

Già. Però intanto ci si preoccupa di ricordare “l’orgoglio” per una tifoseria “da sempe sostenitrice impeccabile”. Scusate, ma per noi questa nota profuma molto di paura.

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