Il Tirreno

Livorno

E la Curva Nord applaude lo stesso

di Fabrizio Pucci
E la Curva Nord applaude lo stesso

Colore e sostegno, tra Bella Ciao e Mascia, poi la beffa che non cancella l’amore

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LIVORNO. Un sabato caldo e non solo per la temperatura estiva perché al vecchio “Armando Picchi” c'è il Verona, allenato da Mandorlini (che con dichiarazioni cervellotiche ha infiammato la vigilia) e seguito dalla tifoseria più nera e imbarazzante d'Italia.

La Curva Nord è gremita. Oltre ai soliti striscioni ce ne sono almeno due nuovi: uno, dedicato al tecnico dei gialloblu, riprende l'incipit del motivetto che lo accompagna da sempre all'Ardenza (e Mascia ce l'ha detto..). L'altro è dei (pochi) veronesi rossi, quelli che fanno il tifo per la Virtus Vecomp e non sopportano l'Hellas per motivi politici. Il mediocre arbitro Nasca fischia l'inizio e dalla curva si alza il coro “tutti in piedi” perché la squadra va letteralmente sospinta nel match con il Verona. Dall'altra parte, nel settore riservato agli ospiti, il gialloblù scaligero neanche si vede perché in molti si sono portati da casa bandiere nere. Della serie “i cervelloni”. Non mancano gli stendardi tricolori. Su uno c'è scritto Firenze. Già, perché i cugini viola sono gemellati con la curva più nera d'Italia. Ovvio che qui la Fiorentina non possa mai riscuotere simpatie.

In curva sud sembra di essere nel ventennio. Nella nord in piena lotta partigiana. A metà primo tempo ecco il primo “Bella ciao”. È la risposta a un “voi siete rossi di m…” di matrice veronese. Poi ci si concentra sulla partita. Gran bella squadra il Verona. Sugli spalti c'è sofferenza e allora che cosa di meglio che intonare il canto contro Mandorlini? Quello è buono per tutte le stagioni e serve per allentare la tensione.

Si va al riposo con la speranza che il peggio (in campo) sia passato. Dopo l'intervallo ecco comparire in Curva Nord uno lenzuolo bianco vergato di rosso e nero. A caratteri cubitali anche i più miopi leggono: "Fascio tesserato, servo dello stato". Già, perché i veronesi hanno accettato la tessera del tifoso, mentre gran parte del mondo ultrà l'ha rifiutata a prescindere. Nel codice d'onore delle tifoseria è un atto di cui vergognarsi profondamente.

Fatto è che anche i “neri come la pece” incassano il colpo. Per dieci minuti buoni stanno zitti, un po' come fecero gli spezzini l'8 ottobre schiacciati dai cori livornesi. Per risentirli ci vuole il gol di Cacia. Poi la partita diventa un concentrato di emozioni. Rigore non concesso, gol annullato, palo di Salviato, raddoppio di Marthino e scomposta esultanza di 'neurone' Mandorlini. Finisce così. Con il magone e gli amaranto immancabilmente sotto la curva. Avanti Livorno.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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